L'ex fidanzata di Berlusconi contro Tajani e «il partito delle tessere» campano
di Piero Rossano - Il Corriere del Mezzogiorno
Napoli - «Se continua ad essere Antonio Tajani il segretario di Forza Italia il mio voto si sposterà verso Giorgia Meloni. È la prima volta che lo dico ma è frutto di un ragionamento sofferto e così come me la pensano molti altri». Francesca Pascale ripete il concetto più volte e sono parole destinate a scuotere l'attuale leadership degli azzurri, accusata di favorire «l'emorragia di credibilità» di un partito che ha ormai smarrito la sua strada e per questo è «sempre più lontano dal suo elettorato di riferimento». L'ex compagna di Silvio Berlusconi, che chiama in causa la famiglia del fondatore di Forza Italia, parla a Radio Napoli Centrale collegata da casa, ospite di «Barba capelli», trasmissione condotta da Corrado Gabriele e Raffaele Ambrosino. In collegamento c'è anche Marco Demarco, editorialista del Corriere. «Le battute sulle donne? Ripete gli errori di Silvio ma lui non può permetterselo - aggiunge Pascale -. Il partito ha un'emorragia di credibilità». Poi, appoggia le proteste in Iran e si scaglia contro la sinistra: «Silenzio imbarazzante». Si parla di "tetto" agli stranieri nelle classi, di burqa e veli da vietare - e sul tema emergono punti di contatto con la premier (verso la quale arriva un attestato forte: «Personalmente non ho mai votato Meloni che rappresenta una destra che non mi appartiene, però ha fatto una legge sul femminicidio, ha tolto il bollo auto così come aveva promesso») - ma il punto di caduta resta il ruolo di Forza Italia e lo scivolone del ministro degli Esteri nei confronti delle donne, parole per le quali il segretario si è scusato.
«Sono amareggiata - rimprovera l'ex fidanzata del Cavaliere -. Questa è la dimostrazione che la Meloni indossa i pantaloni e li porta molto meglio di Vannacci, di Tajani, di Salvini. Mi stupisce che al giorno d'oggi si usi ancora questo linguaggio. Quando Berlusconi eccedeva in questo genere di battute poteva tra virgolette permetterselo perché aveva un potere elettorale, economico, strutturale e portava avanti dei governi». E ancora: «Tajani in un ragionamento logico, mi sia consentita la volgarità, ha diviso le donne tra meretrici e brutte? Se questa è l'eredità di Silvio Berlusconi, allora io mi sento avvilita e per questo - insiste Pascale - spero fortemente che la famiglia Berlusconi affronti la situazione all'interno di Forza Italia, che ormai è divisa su ogni cosa. Tajani non è un leader, non ha la credibilità per la maggioranza del partito. Proprio a partire dalla Campania». Incalzata dalle domande, ammette: «Sono d'accordo, anche da Berlusconi sono venuti errori sotto questo profilo. Ma noi dobbiamo imparare dagli errori: che facciamo, li ripetiamo facendo anche peggio? Se Tajani si sente così forte e credibile, nel simbolo mettesse il suo cognome». Per poi raccontare: «Ricevo migliaia di telefonate e messaggi e tutti dicono che se non si avrà presto un segnale da Forza Italia molti voteranno o Vannacci per rabbia, o Meloni per coscienza. E altri non andranno proprio a votare. Ed è questo l'errore più grande perché si sta offrendo un assist a una sinistra che non è nemmeno più tale». E nel finale, ecco i suoi strali anche contro la gestione degli azzurri in Campania: «È diventato il partito delle tessere»

Nessun commento:
Posta un commento