lunedì 21 settembre 2026

Il "Percorso degli Olimpionici" a Vico Equense sotto tiro: la campionessa Maria Guida boccia il progetto e chiede spazi sicuri per i giovani

Vico Equense - Il dibattito sul Percorso degli Olimpionici, l'ambizioso progetto di pista ciclopedonale finanziato con fondi PNRR per collegare Vico Equense, Castellammare di Stabia e Pompei, si arricchisce di una voce tanto autorevole quanto critica. Maria Guida, ex atleta olimpionica a Atlanta 1996 e campionessa europea di maratona a Monaco 2002, ha espresso una totale e netta disapprovazione nei confronti dell'opera, sollevando forti dubbi sulla reale utilità e sulla salubrità del tracciato per chi pratica sport. Secondo l'ex campionessa azzurra, nativa proprio di Vico Equense, la scelta della localizzazione della pista è profondamente inadeguata. Il percorso, infatti, costeggia un tratto stradale caratterizzato da una fortissima intensità di traffico veicolare. Da ex atleta olimpionica non può fare a meno di esprimere la propria totale disapprovazione, evidenziando come fare attività a pochi centimetri dai gas di scarico delle auto sia del tutto controproducente per la salute. La critica della Guida non si ferma alla sola contestazione dell'opera, ma si trasforma in una proposta concreta di politica sportiva per il territorio costiero. A suo avviso, i soldi stanziati per questo progetto si sarebbero potuti — e dovuti — impiegare per qualcosa di più utile per i giovani di Vico Equense. La proposta forte è quella di investire quei fondi nella realizzazione di una pista di atletica leggera, un'opera che lascerebbe un'eredità concreta e duratura alla comunità. La carenza di infrastrutture dedicate allo sport di base in Penisola Sorrentina è un tema storicamente sentito. Maria Guida pone l'accento sulla necessità primaria di dare una "casa" protetta ai ragazzi che vogliono avvicinarsi alle discipline olimpiche. Al momento, infatti, i giovani del territorio non hanno un luogo sicuro, salutare e protetto dove potersi allenare. Un appello accorato, il suo, che sposta i riflettori dalle grandi opere di collegamento alle reali necessità infrastrutturali e sociali delle nuove generazioni locali. 

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