Vico Equense - Stamattina, nell'atrio dell'Istituto Santissima Trinità e Paradiso di Vico Equense, si è consumata una scena che dovrebbe farci riflettere profondamente. Due turisti stranieri si sono fermati, con gli occhi spalancati e l'espressione estasiata, ad ammirare il gioco di luci che accarezza le imponenti arcate e le volte di questo storico corridoio. Una meraviglia spontanea, quasi sacra. Si tratta di una scena ordinaria per chi viaggia, ma straordinaria se letta con gli occhi di noi residenti che, troppo spesso, attraversiamo quegli stessi spazi di fretta, con lo sguardo piantato sullo smartphone o persi nei pensieri del quotidiano. Il Complesso Monumentale della Santissima Trinità e Paradiso, nato nel XVII secolo come conservatorio per l'educazione delle fanciulle, è un autentico gioiello di architettura. Eppure, per molti locali, questo luogo evoca solo i ricordi sbiaditi del vecchio Istituto Magistrale o il passaggio distratto per raggiungere gli uffici comunali e le sale del Museo Mineralogico Campano. Questo distacco mette in luce il paradosso dello sguardo assuefatto. Crescere circondati da millenni di storia ci rende spesso immuni allo stupore, trasformando il monumentale nello sfondo grigio della nostra routine. Mentre chi viene da fuori compie un viaggio consapevole per cercare la storia, noi residenti rischiamo di calpestarla ogni giorno per andare a svolgere le commissioni quotidiane. Luoghi come questo chiostro custodiscono l'anima storica di Vico Equense, ma rischiano il declino emotivo e materiale se l'interesse della comunità locale non resta vivo. Mentre i due visitatori stranieri decodificavano il fascino di quelle antiche porte in legno, il passante locale tirava dritto. Il rischio reale è che lo stupore diventi una merce d'esportazione, lasciando a noi solo l'indifferenza. Eppure questo complesso ha ancora tantissimo da dare alla comunità, se solo decidessimo di reimparare a guardarlo. L'estasi dei turisti di stamattina non è stata solo un tributo alla nostra architettura: è stato un silenzioso, ma potente, rimprovero alla nostra distrazione.

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