Vico Equense - Un paesaggio lunare, spettrale, ridotto in cenere. Le montagne che uniscono la Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana, sospese tra #VicoEquense e #Positano, portano i segni profondi di un disastro ambientale senza precedenti. I devastanti incendi scoppiati nei giorni scorsi hanno ferito a morte uno dei territori più fragili e iconici d'Italia, lasciando dietro di sé una scia di desolazione che graverà sulle future generazioni. Il fronte del fuoco, alimentato dalle sterpaglie e dalle forti raffiche di vento, si è esteso per chilometri interessando aree di inestimabile valore naturalistico come la località di Tordigliano, le alture di Arola, Monte Comune e il comprensorio di Laurito. La gravità della situazione ha richiesto l'intervento massiccio di Vigili del Fuoco, Protezione Civile e l'impiego dei Canadair, costringendo inoltre le autorità a chiudere temporaneamente la Statale 163 Amalfitana a causa dei detriti e del pericolo di crolli.I sindaci dei comuni coinvolti e le prime indagini convergono verso un'unica, drammatica ipotesi: la natura dolosa dei roghi. I sopralluoghi sul posto, documentati anche dalle denunce del deputato Francesco Emilio Borrelli, hanno evidenziato la sistematicità con cui le fiamme sono state appiccate per massimizzare il danno. La distruzione della macchia mediterranea e dei boschi non rappresenta soltanto una perdita incalcolabile in termini di biodiversità, ma spalanca le porte a una minaccia ancora più immediata: il rischio idrogeologico. Senza il polmone verde a trattenere il terreno, l'arrivo delle prime piogge autunnali fa scattare l'alto rischio di frane e smottamenti lungo i versanti montuosi sovrastanti le arterie stradali e i centri abitati. Ripristinare l'ecosistema distrutto richiederà decenni di interventi e ingenti risorse pubbliche. Il conto di questo scempio ambientale è già iniziato, e a pagarlo saranno i cittadini e un territorio fragile che si ritrova, ancora una volta, a fare i conti con la criminalità incendiaria.
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