martedì 6 ottobre 2026

Blitz e interrogazioni non bastano più: il fallimento della politica "per procura" a Vico Equense

Vico Equense - Il fallimento dell'iniziativa politica a Vico Equense si misura dalla tendenza a non provarci nemmeno: di fronte a ogni problema, la prima reazione non è lo studio delle carte, ma la caccia al numero di telefono dell’onorevole di turno. Questo vizio non risparmia l'area progressista locale. Alleanza Verdi Sinistra (AVS) e il Movimento 5 Stelle sembrano troppo spesso delegare le battaglie del territorio ai propri leader nazionali o regionali, riducendosi a semplici intermediari invece di costruire un'alternativa amministrativa autonoma. Il caso di Alleanza Verdi Sinistra a Vico Equense è emblematico. Il partito vanta storiche sensibilità ecologiste, ma l'azione locale rischia di essere totalmente schiacciata dal richiamo mediatico dei propri vertici nazionali, come il deputato Francesco Emilio Borrelli. Dalla gestione delle spiagge agli abusi edilizi, lo schema è fisso: il problema viene subito girato al parlamentare per il blitz o il post di denuncia. Ma una volta spenti i riflettori, a Vico Equense resta solo una politica ridotta a ufficio segnalazioni, che delega la soluzione dei problemi e rinuncia a radicarsi tra la gente con proposte concrete. Discorso analogo vale per il Movimento 5 Stelle, che pure ha provato a riorganizzarsi sul territorio con la nascita del Gruppo Territoriale locale. Nonostante questo passo positivo, la tentazione di aggrapparsi alla "filiera" romana o regionale resta fortissima. Il Movimento in Penisola Sorrentina ha spesso abusato dello strumento delle interrogazioni parlamentari, ma gli atti a Roma non risolvono i disastri quotidiani della Circumvesuviana né la crisi della sanità locale. Per i Cinque Stelle vicani, la vera maturità politica consisterà nel fare opposizione senza aspettare il paracadute del portavoce nazionale, dimostrando di saper incidere direttamente nelle piazze della città. Questo modus operandi della delega continua a produrre danni immediati alla comunità, ma oggi la vera novità è l'insofferenza che sale dalla base: persino tra gli stessi attivisti, elettori di AVS e del M5S cresce la fronda di chi è stanco di questo modo di fare. Molti dei cittadini che scelgono di votare per queste forze progressiste chiedono a gran voce una rottura con la vecchia logica del "centralino".

 

Non vogliono più assistere a una leadership locale che si autosqualifica e ammette implicitamente di non avere forza e competenze proprie senza il "big" di turno. I problemi urgenti dei cittadini vicani restano appesi alle agende sature dei palazzi romani o napoletani, mentre la rincorsa al proprio referente di partito frena la nascita di un campo progressista unito, lasciando campo libero alla maggioranza. Se AVS e M5S vogliono davvero essere un'alternativa per Vico Equense, devono ascoltare quella parte della loro stessa base che rifiuta la delega permanente. È ora di mettere giù il telefono, studiare le delibere e ricominciare a camminare con le proprie gambe.

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