L’inchiesta nazionale del quotidiano "la Repubblica" svela un’Italia schiacciata tra affitti stellari e appartamenti vuoti. Una bomba sociale che la porta della Penisola Sorrentina vive in prima persona, con un incremento record del 922% nelle richieste di alloggi popolari.
Vico Equense - Centomila persone con la valigia in mano e un decreto di sfratto sul tavolo. È l’istantanea impietosa scattata dall’inchiesta di copertina del quotidiano la Repubblica, che mette a nudo la più grave crisi abitativa che l’Italia abbia conosciuto negli ultimi decenni. Un cortocircuito nazionale alimentato da un paradosso macroscopico: mentre i canoni di locazione divorano fino al 76% degli stipendi nelle grandi città e un inquilino su cinque si trova in uno stato di "sovraccarico economico", oltre 61mila alloggi di edilizia residenziale pubblica restano sbarrati e inutilizzati per intoppi burocratici o mancanza di manutenzione. Ma questa non è solo la storia delle grandi metropoli come Milano o Roma. L’onda d'urto di quella che i sindacati definiscono ormai una vera e propria "bomba sociale" si propaga lungo tutta la penisola, arrivando a colpire duramente anche i piccoli comuni a forte vocazione turistica. Vico Equense, in questo scenario, è diventata un clamoroso sismografo locale dell'emergenza. Mentre il dibattito nazionale si concentra sulle responsabilità della morosità incolpevole, a Vico Equense i dati ufficiali della Regione Campania per l'assegnazione degli alloggi popolari (ERP) certificano il passaggio da un disagio silenzioso a un'emergenza conclamata. Se nel 2022 i nuclei familiari vicani in graduatoria erano appena 9, le domande definitive sono letteralmente schizzate a 92, registrando un incremento record del 922%.
Una percentuale spaventosa che doppia e triplica le medie dei capoluoghi e che dimostra come la crisi stia travolgendo non solo le fasce indigenti, ma la classe media locale. L'inchiesta di la Repubblica evidenzia come nel settore privato molti proprietari preferiscano sfilare gli immobili dalle locazioni di lungo periodo per destinarli al business degli affitti brevi. A Vico Equense questa tendenza è diventata una regola ferrea. Trovare un contratto standard "4+4" per una famiglia residente o per giovani coppie nel centro o nelle frazioni collinari come Moiano e Massaquano è ormai una missione impossibile. Il mercato privato è stato interamente fagocitato dalle strutture extralberghiere (case vacanza e B&B). Chi decide di affittare ai residenti, spesso lo fa imponendo la formula del contratto transitorio: da ottobre a maggio. Al primo raggio di sole della stagione turistica, l'inquilino locale deve fare le valigie per cedere il posto ai visitatori stranieri. Un nomadismo forzato che impedisce qualsiasi radicamento e pianificazione familiare. Il Comune di Vico Equense si trova a combattere questa battaglia con le armi spuntate della burocrazia locale. Se da un lato il Servizio Patrimonio attiva periodicamente bandi e contributi straordinari per sostenere chi è colpito da morosità incolpevole, dall'altro gli uffici tecnici tentano di sfruttare le maglie del recente "Decreto Salva Casa" per sanare piccole difformità interne e rimettere legalmente sul mercato immobili rimasti bloccati. Sullo sfondo rimangono però le vecchie ferite del territorio, come le complesse vicende giudiziarie ed economiche legate all'edilizia economico-popolare (i PEEP) in località Le Pietre, che da anni tengono in scacco decine di storici proprietari edili in un limbo di contenziosi con l'ente pubblico. La fotografia scattata a livello nazionale da la Repubblica e sviluppata sotto il cielo di Vico Equense mette in luce un rischio che va oltre l'aspetto economico: lo spopolamento identitario. Se una comunità non è più in grado di offrire un tetto stabile ai propri figli, ai lavoratori stagionali e ai propri artigiani, il rischio concreto è che la città perda la sua anima, trasformandosi in una scenografia cartolina a uso e consumo esclusivo del turismo mordi e fuggi. Senza una vera politica della casa locale che calieri i flussi degli affitti brevi e recuperi il patrimonio pubblico, Vico Equense rischia di scoprire che il prezzo più alto da pagare non è quello dell'affitto, ma quello del proprio futuro.

Nessun commento:
Posta un commento