La notte nelle città è ormai segnata da un'esplosione di microdelinquenza diffusa e da vandalismi che sottraggono serenità e sonno ai residenti. Si assiste alle azioni di bande giovanili incontrollabili — tra cui si registra un ingresso massiccio di extracomunitari, senza per questo voler generalizzare — che trasformano le strade in arene per risse a colpi di bottiglie spaccate. A questo si aggiunge l'attività di chi fa spaccio di droga, con gruppi criminali che occupano militarmente piazze e luoghi pubblici, sottraendoli alla collettività e rendendo interi quartieri impraticabili per le persone oneste. Il problema non è solo di ordine pubblico, ma antropologico ed educativo, alimentato dai fenomeni imitativi dei social media, dal bullismo e dalle aggressioni digitali alle donne. Si registra una drammatica perdita del principio di autorità, evidente a partire dalle scuole, dove le regole basilari di rispetto vengono calpestate. I docenti si trovano spesso impotenti, costretti a subire in silenzio per il timore di ritorsioni materiali repentine, come il taglio delle gomme dell'auto un minuto dopo aver cercato di contrastare i ragazzi. Questo crollo dell'autorità si riflette anche sul territorio, dove lo Stato si mostra sguarnito. Telefonando al 112 dopo le undici di sera o dopo mezzanotte, la risposta standard rischia di diventare la lamentela sulla carenza di pattuglie, sulla mancanza di fondi o sul blocco degli straordinari da pagare, lasciando il cittadino senza una reale tutela immediata. La giustificazione istituzionale secondo cui le forze di polizia debbano dedicarsi esclusivamente alla grande criminalità non può essere accettata. La vita reale delle persone è fatta di queste cose quotidiane. Se un cittadino esce di casa e viene minacciato da un delinquente sotto il proprio portone, ha il diritto sacrosanto di ricevere un aiuto immediato dalle istituzioni e di vivere sereno. Garantire la sicurezza urbana non è un atto di autoritarismo, ma il più alto dovere sociale per proteggere i cittadini più vulnerabili.
domenica 4 ottobre 2026
La sicurezza è il nuovo lavoro: perché la legalità è un diritto della povera gente
Salerno - La sicurezza ha oggi lo stesso valore unificante e decisivo che ha avuto nei decenni passati il lavoro. Questo è il cuore della riflessione di Vincenzo De Luca, attuale sindaco di Salerno ed ex presidente della Regione Campania. Il bisogno di protezione e di ordine pubblico è ormai una necessità primaria che supera le vecchie barriere ideologiche di destra, sinistra e centro, poiché tocca direttamente la carne viva e la quotidianità delle persone. Il processo di civilizzazione umana si riduce, in ultima analisi, al superamento dello stato di natura: un lungo percorso che ha portato i popoli a sostituire la violenza oggettiva con la legge della coscienza e dello Stato. In cambio di questo patto sociale, i cittadini chiedono ai poteri pubblici una risposta chiara: la sicurezza. Eppure, questa condizione di civiltà oggi appare in larga misura saltata.
Esiste un cortocircuito culturale che il mondo progressista fatica ancora a comprendere: la sicurezza serve alla povera gente, non ai ricchi. Chi vive la propria vita sociale nei quartieri popolari, le famiglie normali, i "poveri cristi" che non possono permettersi vigilanza privata o dimore in zone blindate, sono i primi a subire il degrado e l'illegalità. Per loro, la sicurezza è la precondizione fondamentale per esercitare qualsiasi altro diritto o libertà. Mettendosi nei panni di una famiglia normale, la percezione della realtà muta radicalmente rispetto alle narrazioni astratte della politica.
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