domenica 13 dicembre 2009

«Incontrai Tommasino, voleva passare al Pdl»

Un grande ragionatore politico, in palese disagio nella sua parte politica, con un grande bisogno di trovare interlocutori differenti in altre compagini. È la descrizione del consigliere comunale Gino Tommasino, ucciso lo scorso 3 febbraio, stando al parlamentare Pdl Paolo Russo. Vicenda complessa, s’indaga sul movente politico dell’agguato. Per una trentina di minuti, Paolo Russo è stato ascoltato come potenziale persona informata dei fatti nel corso dell’inchiesta condotta dal capo della Dda Rosario Cantelmo e dai pm Pierpaolo Filippelli e Sergio Siragusa. Chiara la ricostruzione fornita dal parlamentare, che incontrò Tommasino appena un giorno prima del delitto: «Voleva cambiare schieramento politico - avrebbe spiegato Russo - era in grosso disagio per quanto avveniva nella sua formazione, in seno al neonato Pd». Inchiesta complessa, che scava sulle tante facce di un delitto consumato da killer del clan D’Alessandro, per ragioni ancora tutte da circoscrivere. Possibile che Tommasino fosse in procinto di denunciare il tesseramento gonfiato nel Pd, come aveva fatto nel 2007, con una denuncia a Striscia la Notizia, a proposito degli iscritti nella Margherita. Prima di essere ucciso, Tommasino era pronto a denunciare che nel Pd erano iscritti anche soggetti legati al clan D’Alessandro. Destino beffardo, sarebbe stato ammazzato da Catello Romano, giovanissimo iscritto nel Pd. Fatto sta che lo scandalo tesseramento avrebbe scatenato un terremoto, avrebbe attirato riflettori nazionali, rompendo equilibri delicati tra politica, imprenditoria e camorra stabiese. Al Mattino, il deputato Pdl spiega: «Nutro profondo rispetto per il dolore della famiglia di Tommasino e per lo sforzo degli investigatori. Mi limito a ricordare che Tommasino era un grande ragionatore di politica, in palese disagio verso il suo partito, tanto da cercare altri interlocutori». (l.d.g il Mattino)

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