Sorrento - Versavano liquami e fanghi nelle fogne comuni senza passare per il depuratore: condannati i vertici della società responsabile. La prima sezione penale del tribunale di Torre Annunziata ha disposto la condanna per i vertici della «Demetra Service» imputati per aver avvelenato le acque della costiera sorrentina. A fronte delle dure richieste del pm per tutti i presunti responsabili del disastro ambientale provocato dai conferimenti illegali, il trio giudicante presieduto da Antonio Fiorentino ha riconosciuto solo tre colpevoli. Cinque anni di carcere a testa per Pasquale Ciampa, titolare della Demetra Service e Raffaele Magno, amministratore, superando pure le richieste della procura oplontina che aveva invocato quattro anni e quattro mesi di reclusione. Stessa pena era stata invocata ai danni di Giuseppe Sorrentino, dipendente della ditta di smaltimento, che invece è stato condannato solo a nove mesi di arresto per aver violato le leggi sull’inquinamento ambientale. Tre anni e sei mesi era stata invece la richiesta avanzata per Catello Apuzzo, Giuseppe Esposito, Antonio Pietro Messere, Alfonso Montagna e Antonino Trenga, tutti lavoratori della ditta accusati di aver scaricato i liquami nelle vasche dell’azienda ma che invece sono stati tutti assolti. A condurre le indagini fu il pm Stefania Di Dona. che per i vertici dell’azienda formulò le ipotesi accusatorie di associazione a delinquere, violazione delle norme ambientali e truffa aggravata nei confronti della Gori, costituitasi parte civile nel procedimento. Proprio l’accusa più grave di associazione a delinquere è stata scartata dal tribunale oplontino, che non ha considerato tutti gli imputati complici della vicenda. Per i giudici solo i vertici erano a conoscenza della gravità del loro gesto ma essendo solo due non si può configurare l’ipotesi del reato di associazione a delinquere. La Demetra gestiva lo smaltimento e il trattamento dei rifiuti speciali e industriali e si occupava per la Gori del ciclo integrato delle acque pubbliche. Un ruolo di primo piano visto anche il finanziamento pubblico di cui godeva. In barba al proprio ruolo fondamentale per la salute pubblica, per risparmiare nel trattamento la ditta versava direttamente i liquami provenienti da Capri e dalla penisola sorrentina, senza trattarli, addirittura nelle fogne comuni. Altre sostanze sarebbero sì state trattate in impianti, ma classificate in maniera diversa in modo tale da risparmiare sul costo del trattamento. L’inchiesta durò sette mesi e partì nel 2007. Protagonista insieme alla procura oplontina, la Guardia di Finanza stabiese che scoprì l’illecito. Una vicenda grave che comportò nove carcerazioni. (Fonte: Vincenzo Sbrizzi da il Mattino)
martedì 14 giugno 2011
Liquami e fanghi in Costiera, condannati i vertici della Demetra
Sorrento - Versavano liquami e fanghi nelle fogne comuni senza passare per il depuratore: condannati i vertici della società responsabile. La prima sezione penale del tribunale di Torre Annunziata ha disposto la condanna per i vertici della «Demetra Service» imputati per aver avvelenato le acque della costiera sorrentina. A fronte delle dure richieste del pm per tutti i presunti responsabili del disastro ambientale provocato dai conferimenti illegali, il trio giudicante presieduto da Antonio Fiorentino ha riconosciuto solo tre colpevoli. Cinque anni di carcere a testa per Pasquale Ciampa, titolare della Demetra Service e Raffaele Magno, amministratore, superando pure le richieste della procura oplontina che aveva invocato quattro anni e quattro mesi di reclusione. Stessa pena era stata invocata ai danni di Giuseppe Sorrentino, dipendente della ditta di smaltimento, che invece è stato condannato solo a nove mesi di arresto per aver violato le leggi sull’inquinamento ambientale. Tre anni e sei mesi era stata invece la richiesta avanzata per Catello Apuzzo, Giuseppe Esposito, Antonio Pietro Messere, Alfonso Montagna e Antonino Trenga, tutti lavoratori della ditta accusati di aver scaricato i liquami nelle vasche dell’azienda ma che invece sono stati tutti assolti. A condurre le indagini fu il pm Stefania Di Dona. che per i vertici dell’azienda formulò le ipotesi accusatorie di associazione a delinquere, violazione delle norme ambientali e truffa aggravata nei confronti della Gori, costituitasi parte civile nel procedimento. Proprio l’accusa più grave di associazione a delinquere è stata scartata dal tribunale oplontino, che non ha considerato tutti gli imputati complici della vicenda. Per i giudici solo i vertici erano a conoscenza della gravità del loro gesto ma essendo solo due non si può configurare l’ipotesi del reato di associazione a delinquere. La Demetra gestiva lo smaltimento e il trattamento dei rifiuti speciali e industriali e si occupava per la Gori del ciclo integrato delle acque pubbliche. Un ruolo di primo piano visto anche il finanziamento pubblico di cui godeva. In barba al proprio ruolo fondamentale per la salute pubblica, per risparmiare nel trattamento la ditta versava direttamente i liquami provenienti da Capri e dalla penisola sorrentina, senza trattarli, addirittura nelle fogne comuni. Altre sostanze sarebbero sì state trattate in impianti, ma classificate in maniera diversa in modo tale da risparmiare sul costo del trattamento. L’inchiesta durò sette mesi e partì nel 2007. Protagonista insieme alla procura oplontina, la Guardia di Finanza stabiese che scoprì l’illecito. Una vicenda grave che comportò nove carcerazioni. (Fonte: Vincenzo Sbrizzi da il Mattino)
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