Il Premio Nobel per la Fisica, ospite della XXVIII edizione del Premio Capo d’Orlando, traccia il confine tra analisi dei dati e ingegno scientifico: «L’IA è solo uno strumento».
Vico Equense - Non sono gli algoritmi a fare la storia della scienza, ma la capacità umana di porsi le domande giuste. È questo il messaggio centrale che Michel Mayor (foto), Premio Nobel per la Fisica nel 2019, ha portato in Penisola Sorrentina in occasione della consegna del prestigioso Premio Capo d’Orlando. L’astronomo svizzero, che nel 1995 rivoluzionò il mondo scoprendo 51 Pegasi b (il primo esopianeta attorno a una stella simile al Sole), è tornato a riflettere sul futuro dell’esplorazione spaziale e sul ruolo sempre più pervasivo della tecnologia. Nonostante l’entusiasmo globale per l’intelligenza artificiale, Mayor ha espresso una posizione netta: «C’è vita su Marte? Non può dirlo l’IA. L'intelligenza artificiale può aiutarci solo ad analizzare i dati: per tutto il resto servirà sempre l’ingegno umano». Per lo scienziato, sebbene le macchine siano oggi in grado di processare moli enormi di informazioni provenienti dai telescopi di nuova generazione, il "momento Eureka" resta una prerogativa biologica. L’IA può setacciare spettri luminosi e anomalie orbitali con una velocità impensabile per un uomo, ma la sintesi teorica e il coraggio di sfidare i paradigmi consolidati appartengono esclusivamente al ricercatore.
La cerimonia, guidata dal direttore scientifico Umberto Celentano, ha trasformato ancora una volta Vico Equense in un salotto scientifico di caratura mondiale. Giunto alla sua XXVIII edizione, il Premio Capo d’Orlando continua ad arricchire il suo "museo diffuso" di menti brillanti, confermandosi un punto di riferimento per la divulgazione d'eccellenza. Premiare Mayor oggi significa celebrare l’inizio di una nuova era. Prima del 1995, la ricerca di pianeti extrasolari era confinata alla teoria o alla fantascienza; oggi, grazie alla tecnica della velocità radiale perfezionata da Mayor e dal suo collega Didier Queloz, sappiamo che l'universo brulica di mondi. «Siamo soli?» resta il quesito che muove l’intera carriera del Professore Emerito dell’Università di Ginevra. Se Marte rimane il vicino di casa più osservato, la caccia alle "firme biologiche" si è ormai estesa a migliaia di anni luce di distanza. Tuttavia, il monito di Mayor resta lo stesso: la tecnologia è la bussola, ma è l'uomo a dover decidere dove puntare il timone.

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