La Tenda sarà presente tre volte a settimana per tutto maggio. Sarà solo un presidio di protesta o qualcosa di più? «Spero di trasformare questo presidio in un centro di "cultura di strada". Voglio dialogare con i cittadini e con il Vescovo Francesco Alfano. Il mio obiettivo è chiaro: ricordare a tutti che la salute ha una storia, e quella storia va rispettata. La mia tenda grida che il diritto alla cura non può essere calpestato da logiche di bilancio.» Qual è il messaggio che vorrebbe arrivasse ai cittadini di Vico Equense che passeranno davanti alla tenda? «Vorrei che si fermassero e guardassero quelle mura non come un edificio che muore, ma come un'eredità che ci appartiene. Vorrei che capissero che la memoria non è un esercizio per storici, ma una forza per il presente. Non stiamo chiedendo un favore alla politica, stiamo chiedendo il rispetto di un patto storico. La "pietra d'inciampo" che mettiamo oggi serve a non farci cadere nel sonno dell'indifferenza.»
sabato 2 maggio 2026
Dalla scuola di Don Benzi alla strada: intervista a Salvatore Buonocore e la sua battaglia per il De Luca e Rossano
A Vico Equense la battaglia per la salute non passa per i palazzi, ma per una tenda. Davanti all'ospedale "De Luca e Rossano", privato del suo Pronto Soccorso, nasce la “Tenda della Pace e della Dignità”. Un presidio che è insieme protesta e memoria, voluto da Salvatore Buonocore (foto), erede della scuola di Don Oreste Benzi. Per Buonocore, difendere l'ospedale significa onorare il lascito di Serafina De Luca e Luigi Rossano: un patto di solidarietà che oggi la politica sembra voler ridurre a meri calcoli di bilancio. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare il senso di questa sfida. Salvatore, perché hai deciso di piantare, da solo, questa “Tenda della Pace e della Dignità” proprio davanti all'ospedale? «L'ho fatto perché non potevo più restare a guardare in silenzio. La tenda è il mio modo di rendere visibile un’emergenza invisibile: la perdita della dignità e del diritto alla cura per i cittadini di Vico Equense. Il Pronto Soccorso chiuso è una ferita aperta e questa tenda rappresenta la mia "pietra d’inciampo" per scuotere le coscienze di chi passa e di chi governa.» La tua formazione con Don Oreste Benzi quanto pesa in questa scelta? «Pesa totalmente. Don Oreste mi ha insegnato che quando un diritto viene calpestato, bisogna "sporcarsi la tonaca" e scendere in strada. Non è una questione tecnica, ma di cittadinanza attiva. Se vedo la mia comunità impoverirsi perché mancano servizi vitali, sento il dovere morale di metterci la faccia. Siamo tutti più poveri a Vico senza il pronto soccorso.» Hai richiamato con forza i nomi di Serafina De Luca e Luigi Rossano. Perché per te questo ospedale non è come gli altri? «Perché il "De Luca e Rossano" non è una concessione della politica, ma un atto di amore filantropico. Grazie alle ricerche di don Pasquale Vanacore, sappiamo che queste strutture sono nate per curare chi non aveva mezzi. Le lapidi del 1922 parlano chiaro: scienza e beneficenza alleate. La politica oggi gestisce un'eredità privata e ha il dovere morale di rispettare quel vincolo che lega l'ospedale al suo territorio.»
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