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mercoledì 19 novembre 2008

Emily, dopo dieci anni chiude la lobby rosa

Si chiude venerdì la lunga marcia di Emily. L'associazione si scioglie, ufficialmente, dopo dieci anni di vita e di polemiche. Con una lunga lettera inviata ieri, le parlamentari Pd, fondatrici di Emily, Franca Chiaromonte e Anna Maria Carloni, danno appuntamento alle tante «amiche» nel chiostro di Santa Maria la Nova per preparare un convegno che si terrà il 21 novembre. Per chiudere un capitolo e aprirne un altro. «A noi pare — si legge — che la vita delle donne sia quella che meglio può raccontare e rappresentare i divari. Le reti tra donne, investendo sulle capacità di relazione e collaborazione tra noi, rappresentano il collante della società. Dopo e oltre l'esperienza Emily vorremmo dar vita a qualcosa di nuovo». La storia. Dieci anni fa in Italia viene importato il modello americano. Early money is like yeast, it makes the dough rise, ovvero il denaro è come il lievito, fa crescere l'impasto, è il detto da cui trae il nome quella che a Napoli è stata considerata la lobby delle donne di centrosinistra. Ed è proprio a Napoli che si sperimenta di più. Le cronache del 2001 raccontano di quanto la Carloni e Emily siano state determinanti per la candidatura di Rosa Russo Iervolino al Comune di Napoli. Già allora si parlò di una possibile lista in accordo con i Ds per sostenere Rosetta a Palazzo San Giacomo. Ma la svolta avviene nel 2004. L'associazione rompe gli indugi e scende in campo, presentando per la provinciali la lista Emily. Tra le altre cose osteggiata dalla Quercia. Il risultato è negativo, ma la lista al femminile crea scompiglio nella propria compagine politica. Ma cosa c'è dopo Emily? Ufficialmente realizzare una rete delle donne meridionali. Partendo da alcuni dati: divario Nord-Sud, distanza dalla politica, una legge elettorale che premia conformismo e fedeltà. Nelle pieghe della trasformazione c'è anche una critica forte al massimo partito di opposizione, al Pd, che ha chiuso i luoghi delle donne, centralizzando la discussione. Si capirà meglio il 21 quando la Carloni, la Chiaromonte ne discuteranno con Rosy Bindi, Eva Catizone, Giovanna Melandri. Tra le altre interverrà anche l'attrice Rosalia Porcaro. Simona (Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno)

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martedì 7 agosto 2007

Intervista a Franca Chiaromonte

«Ci divertiremo». Franca Chiaromonte che, come avrebbero detto nel Pci del quale il padre Gerardo fu una delle bandiere, viene da lontano, è elettrizzata all’idea della corsa di Rosy Bindi per la segreteria del nascente Pd. È arrivata da lontano, Franca, per passare la borraccia «alla prima donna candidata alla segreteria di un partito»; a quella Bindi che, correndo correndo, giunge però da una strada del tutto diversa dalla sua - profondissima radice solidarista a parte - quella del cattolicesimo popolare vissuto nella Democrazia Cristiana prima e nel Ppi poi. Se non si vince non ci si diverte, Chiaromonte. «Verissimo. Infatti corriamo e corriamo per la vittoria. Chi fa politica ce l’ha nel Dna. Non si corre per partecipare o per tenere una parte in commedia. Il realismo è una cosa, la giusta tensione un’altra. Da appassionata della politica Rosy ha anche questo gene: non le manca nulla, alla nostra candidata». Quando dice che si sente Davide contro Golia, forse Bindi ha in mente l’esito finale dello scontro più che la stazza dei contendenti. «La corsa per la segreteria è vera. La candidatura di Rosy, che mi chiese consiglio a Montecitorio qualche giorno prima della decisione ufficiale, è una sfida che nacque per reagire ad un’unica candidatura piovuta dall’alto e che rischiava di ridurre il Pd alla sommatoria di due partiti, Ds e Margherita». Bindi ha scompigliato i giochi, perchè? «Per passione, passione politica. Rosy, nell’attuale crisi della politica e dell’affezione della gente, è una donna animata da un’evidente passione per la politica che la spinge a modellarsi ogni giorno alla luce della sua coscienza, della sua fortissima fede e dell’ascolto, vorrei dire laico, dell’interlocutore». Sulle scelte di coscienza non siete sempre state dalla stessa parte. «Verissimo. Ricordo la sua posizione sulla legge 40, sulla fecondazione assistita. Ma lei fu molto efficace nello spiegare che era alla sua coscienza che rispondeva. Principio laico». Quindi, sui temi eticamente sensibili? «Mediazione, mediazione. Le donne sono le più capaci nell’usare lo strumento della mediazione, gli uomini preferiscono i rapporti di forza. Per questo è importante che ce ne siano tante nel Pd». Anche quelle che, come Teresa Armato, hanno fatto una scelta diversa da quella di molte amiche di Emily, il partito rosa guidato in Campania da Annamaria Carloni? «Emily è la luce dei miei occhi. Come la causa delle donne lo è. Veltroni, che si sarebbe potuto pensare come candidato per me naturale, ne ha messe ben 11 alla guida dei suoi comitati. Un segno bellissimo. Quindi vorrei dare un augurio a tutte e a tutti. A noi, che stiamo con Bindi ed a loro che hanno scelto altrimenti, a tutte noi che conserviamo amicizia ed obiettivi in comune, mi si lasci dire, senza troppe perifrasi: in culo alla balena, ragazze». Anche ad Armato? «Ovviamente». Ma senza scordare la giusta tensione. «In politica si corre per vincere». Il Mattino 7 agosto 2007