mercoledì 16 febbraio 2022

Prevenzione trattamento e gestione del long covid

La pandemia da Covid-19 ha portato a nuove scoperte scientifiche che hanno determinato nell’ambito della spesa sanitaria investimenti su terapie molto costose spesso con limitata efficacia e compliance. La ricerca clinica ha risposto a questo stato di emergenza, oltre che con il supporto di farmaci anche con supplementi nutrizionali. “In questo momento di emergenza si è riscontrata la necessità di continuare a studiare il fenomeno Covid, per ricercare soluzioni anche a quegli effetti collaterali che possono manifestarsi dopo aver contratto la malattia – ha dichiarato il Dottor Ugo Trama, Responsabile della U.O.D “Politica del Farmaco e Dispositivi” presso la Direzione Generale per la Tutela della Salute e il Coordinamento del Sistema Sanitario della Regione Campania, nel corso della conferenza stampa tenutasi il 15 febbraio 2022. In questo contesto, le attività di ricerca coordinate dal consorzio ITME (International Translational Research and Medical Education) dell’Università Federico II in collaborazione con l’Albert Einstein University di New York, hanno dato impulso alla conoscenza dei meccanismi fisiopatologici dell’infezione da Covid-19, con particolare riferimento all’endotelio. “Esistono prove concrete che la disfunzione endoteliale sia uno dei principali meccanismi alla base dello sviluppo della patologia grave da COVID-19” – ha dichiarato il Professor Gaetano Santulli, Professore di Farmacologia Molecolare e di Cardiologia presso l’Albert Einstein College of Medicine di New York. “La disfunzione endoteliale è una delle principali cause di diverse condizioni patologiche che interessano il sistema cardiovascolare, tra cui ipertensione, aterosclerosi, diabete e aterotrombosi” – ha continuato il Professor Santulli.

 

“Nell'aprile 2020, siamo stati il primo gruppo a dimostrare che le manifestazioni sistemiche osservate nella malattia da coronavirus (COVID-19) potrebbero essere spiegate da una disfunzione endoteliale preesistente. Infatti, alterazioni della funzione endoteliale sono state correlate a ipertensione, diabete, tromboembolia e insufficienza renale, tutte presenti, in misura diversa, nei pazienti COVID-19.” Studi recenti hanno dimostrato che l’Arginina è il substrato di uno degli enzimi principali a livello delle cellule endoteliali, l’ossido nitrico sintasi, che determina la produzione di Ossido Nitrico (NO). L’NO è un mediatore endogeno di processi biologici quali la vasodilatazione e la trasmissione degli impulsi nervosi e viene prodotto dall’endotelio come modulatore del tono vascolare. L’endotelio è il tessuto che riveste la superficie interna dei vasi sanguigni, linfatici e del cuore. La produzione di livelli adeguati di NO nell'endotelio vascolare è fondamentale per la regolazione del flusso sanguigno e per la vasodilatazione.” Una intuizione fisiopatologica di logica conseguenza è stata quella di somministrare L-Arginina in via esogena nei pazienti con Covid. A novembre del 2020 l’Ospedale Cotugno di Napoli, nel reparto Covid guidato dal Professor Giuseppe Fiorentino – Primario del reparto di Pneumologia- aveva iniziato la supplementazione della L-Arginina nella terapia standard nei pazienti Covid ricoverati in sub-intensiva, mosso da un’intuizione e dal supporto di pubblicazioni scientifiche che avvaloravano la tesi che questa molecola svolga un ruolo fondamentale nella funzione endoteliale ed immunitaria.

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