giovedì 31 marzo 2022

Presentazioni da incubo

di Filomena Baratto

Un autore scrive lentamente, pagina dopo pagina, fatto dopo fatto, dove tutto è in costruzione. E la costruzione richiede riflessione, calma. Allo stesso modo il lettore legge interiorizzando i contenuti riportati. A volte torna indietro, sottolinea, si sofferma su un rigo, una parola. Leggere porta a vivere le stesse esperienze di chi scrive. Sono due azioni che richiedono la stessa attenzione e voglia di tuffarsi nella storia. Molti leggono a velocità supersonica alla maniera di una sigaretta da aspirare. Va bene l’idea di aspirare, ma parola per parola. Ho assistito, involontariamente, qualche tempo fa, a un discorso tra persone del mestiere che ammettevano di non avere il tempo di leggere il libro da presentare e avrebbero risolto rifacendosi a una recensione dal web. Durante le presentazioni ho spesso notato che, chi doveva presentare, non avendo letto il testo, cercava di farsi un’idea del contenuto per altre strade. Non conoscere il libro di cui parlare è sempre rischioso. Può succedere di tralasciare magari proprio quella parte in cui accade qualcosa di fondamentale da capovolgere le sorti della storia. Ogni presentazione serve a dare una versione dei fatti, aggiungendo qualcosa di originale non emerso prima. Mi è capitato anche di trovarmi nel bel mezzo di una presentazione e sentire sempre lo stesso discorso. E non era per evitare di spoilerare, solo che a quel punto non c’era più niente da dire per la mancata lettura del testo. Per un autore non è una bella sensazione. E’ sfacciatamente chiaro, in questi casi, la poca cura del testo e di chi lo scrive. Chi presenta si augura che arrivi in soccorso proprio l’autore e porti a termine il discorso.

 

O peggio ancora, non sapendo cosa dire, è capace di attaccarsi proprio a quello di cui non deve parlare, cioè la trama, avendola letta da qualche parte. Di questo l’autore se ne rende subito conto. Si prendono poi brutte pieghe, si parla ma non si sa di cosa, il discorso va a braccio e tutto diventa confuso. Una presentazione non è raccontare tutti i fatti del testo, semmai i temi che tocca evitando la trama per non togliere il gusto al lettore di scoprirla leggendo. Mi sono chiesta poi se questo non vada di pari passo con la notorietà dell’autore: se si tratta di uno scrittore famoso non si può fare la figura di essere approssimativi, se invece un autore in divenire, allora ci si può arrogare il diritto di trattarlo in tono minore. Ma ho partecipato anche a presentazioni ineccepibili, mie e altrui, dove tutto era incastrato in perfetto ordine. In quel caso lo scopo della presentazione è pienamente raggiunto: una disamina del testo per dare indicazioni precise a chi voglia comprarlo. A questo proposito mi sovviene un episodio del periodo universitario. Un giorno, all’esame di letteratura moderna e contemporanea, una ragazza, che doveva sostenere l’esame con me, mi confidò che non studiava mai fino in fondo i testi, tralasciava sempre gli ultimi capitoli. Da ciò che diceva si evinceva che i suoi programmi erano belli dimezzati e privi di contenuti importanti. Per esempio non conosceva la parte di letteratura che andava dagli anni 50 in poi...Carlo Cassola, La ragazza di Bube, Le città invisibili… In storia voleva dire studiare il Risorgimento senza arrivare all’Unità d’Italia, il Medioevo senza arrivare alla Scoperta dell’America, la storia Moderna senza arrivare al Congresso di Vienna, la storia Contemporanea senza i fatti più vicini al nostro tempo. Fu smentita con una domanda su Calvino e non superò l’esame. Le feci notare che le ultime cose, gli ultimi capitoli, non sono fatti isolati, ma vanno aggiunti a tutto ciò che è accaduto prima. Un po’ come la vita: l’ultimo periodo non è distaccato da tutto il resto, ma addirittura può rovesciarlo. Se evitassimo tutti i finali sarebbero brutte storie. Così accade per la lettura dei libri: non leggere nella sua interezza un testo toglie valore al tutto. E non è che ci si può arrampicare continuando a parlare dell’unico argomento motore. Le presentazioni non sono uno show e nemmeno un tirare a indovinare. Un testo va letto interamente attribuendogli il valore dovuto.

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