martedì 4 novembre 2025

Fico: il governo punta a delegittimare i magistrati Cirielli: sarebbe bastato solo il sorteggio del Csm

di Angelo Agrippa - Il Corriere del Mezzogiorno

Napoli - In assenza di programmi vincolanti, sostenuti da risorse certe per progetti da voler realizzare, la riforma della giustizia finisce per irrompere nella campagna elettorale in Campania. Dove, al di là degli slogan su sicurezza, lavoro, turismo e innovazione, si riverbera l'effetto della polemica nazionale. Il governo - secondo il candidato progressista ed ex presidente della Camera, Roberto Fico - ha «rispolverato il progetto di stampo berlusconiano di separazione delle carriere, che a detta di tutti non ha alcun senso, solo per tenere maggiormente assoggettato il potere giudiziario a quello esecutivo. Un'idea di Paese in cui ci sono meno controlli, il governo ha le mani libere e un premier solo al comando ha i pieni poteri». Quanto alle recenti parole del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, secondo il quale i pieni poteri li ha invece la magistratura, Fico ha risposto: «Fanno una continua delegittimazione dei giudici utile a far passare una riforma antistorica. Certo che ci sono stati degli errori, dei comportamenti sbagliati di singole persone. Ma questa legge risponde ad altre logiche: serve al governo, non al Paese». Il centrosinistra, aggiunge Fico, «deve lavorare insieme contro questa pericolosa modifica della Costituzione.

 

Ragioneremo sul modo migliore per farlo». Se Fico, dunque, rinvia controffensiva ed elaborazione delle strategie (come peraltro ha anche detto ieri - limitandosi a un «vedremo» a chi gli chiedeva il primo provvedimento che avrebbe assunto se eletto, tanto da meritarsi lo sfottò del leader di FI Fulvio Martusciello che lo ha definito «uno spot per ottici» - il suo diretto antagonista, Edmondo Cirielli, candidato del centrodestra, ieri ha incontrato i rappresentanti dell'Ordine degli avvocati di Napoli. «Il vero centro di questa riforma è l'eliminazione del potere delle correnti, che significa anche una garanzia di trasparenza e di democrazia per i cittadini - ha sottolineato anche lui senza osare e con eccessiva prudenza -. Su questo credo sarebbe bastato anche il sorteggio del Csm. Io credo che la vera riforma sia questa». Poi a margine del suo incontro con il Foro partenopeo ha commentato con diplomazia la posizione del procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri, da tempo contrario alla legge di riforma voluta dal Guardasigilli Carlo Nordio: «Conosco benissimo la serietà del pm Nicola Gratteri, esprime una preoccupazione dal suo punto di vista - ha premesso Cirielli -. Peraltro lui era uno di quelli come me d'accordo al sorteggio del Csm, e ritiene sbagliata la separazione delle carriere. Legittimamente esprime il suo giudizio, penso che non sia da enfatizzare né da demonizzare questa posizione contraria, così come l'altra posizione. Io ho una posizione sicuramente più mediana, ma ho votato la riforma perché era nel programma del governo. Ci saranno poi le prossime elezioni nazionali, c'è anche il referendum, che in qualche maniera può dare l'ultima parola». Quindi, il candidato e vice ministro degli Esteri ha strizzato l'occhio agli avvocati: «Penso che la Regione possa fare molto perché innanzitutto per legge siano equiparati i professionisti alle piccole e medie imprese, e potrebbero avere gli incentivi per i sostegni al lavoro». Cirielli ha sottolineato anche che «c'è il tema dell'equo compenso, su cui tutti si sono sempre riempiti la bocca ma nei bandi che la Regione fa per le imprese non è prevista nessuna rendicontazione che metta in evidenza questo aspetto. Visto che i fondi pubblici sono anche diretti ai compensi degli avvocati, dei commercialisti, degli ingegneri, questo verrà messo chiaramente in evidenza» .

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