domenica 2 novembre 2025

Vico Equense. Ospedale, Giuseppe Ferraro “Bisogna battersi affinché ci venga dato tutto ciò che ci spetta, in quanto zona disagiata”

Vico Equense - “È inaccettabile che una città come Vico Equense, una delle più estese dell'area metropolitana, non abbia un pronto soccorso attivo. La salute è un diritto, non un privilegio. È un principio sancito dalla nostra Costituzione.” Questa mattina davanti all’Ospedale De Luca e Rossano di Vico Equense i cittadini hanno protestato contro la chiusura del pronto soccorso. “Non possiamo restare in silenzio mentre si smantella un presidio che, per anni, ha rappresentato un punto di riferimento vitale per i cittadini” il commento di Rosario Lotito, presidente comitato Tutela Salute Pubblica penisola Sorrentina. Alla battaglia per la riapertura del pronto soccorso ha partecipato anche l’Onorevole Francesco Emilio Borrelli, da sempre al fianco dei cittadini e in prima linea nella difesa della sanità pubblica. Nonostante il riconoscimento ufficiale come “zona disagiata” da parte delle istituzioni locali e regionali, il diritto all’assistenza sanitaria di base continua a essere negato ai residenti di Vico Equense. Un diritto stabilito dalla Costituzione che, nella pratica, è diventato una specie di privilegio. E a pagarne il prezzo più alto sono le fasce deboli: anziani, persone con disabilità, chi non ha una rete familiare o non possiede risorse economiche. Per loro anche una visita medica è ardua. “Bisogna battersi affinché ci venga dato tutto ciò che ci spetta, in quanto zona disagiata. Dobbiamo fare fronte comune al di là degli schieramenti politici” questo l’auspicio di Giuseppe Ferraro, consigliere comunale di "Un’altra Vico è possibile", tra i promotori insieme ai suoi colleghi della minoranza della mozione per far dichiarare Vico Equense zona disagiata. Il provvedimento prevede interventi mirati: potenziamento dei presidi sanitari esistenti, maggiore accessibilità ai luoghi di cura, incentivi per attrarre personale medico e valorizzazione delle strutture territoriali, con particolare attenzione ai servizi ostetrici, neonatali e oncologici. Si punta, tra l'altro, a salvaguardare i punti nascita esistenti e ad istituirne di nuovi, evitando la chiusura di reparti fondamentali per la vita delle comunità.

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