Regione Campania - «Eviterei la santificazione. Sono un peccatore come tanti, ma non per i peccati che mi attribuiscono». È l´unico momento in cui sorride il presidente della Regione Stefano Caldoro, che ha confermato la necessità di «voltare pagina nel Pdl campano ma senza personalizzare il rinnovamento contro Nicola Cosentino». Caldoro sorride, e con lui l´aula del Consiglio regionale, in una seduta di gelo in cui il convitato di pietra è proprio l´ex sottosegretario. Gelo in un´aula semivuota per la scelta del Partito democratico uscito all´inizio della seduta in segno di protesta contro lo “stravolgimento dei lavori” deciso dal centrodestra. Caldoro avrebbe dovuto parlare in apertura, secondo quanto scritto nell´ordine del giorno, sulla nomina dell´assessore regionale all´Agricoltura Vito Amendolara al posto di Ernesto Sica, indagato nell´inchiesta P3 perché accusato di essere tra coloro che hanno lavorato al dossier per screditare la candidatura di Caldoro. La maggioranza ha però invertito gli interventi per far parlare il presidente solo alla fine e il Pd, dopo aver presentato una mozione di sfiducia in cui (assieme a Idv e Sinistra e libertà) chiede l´azzeramento della giunta, ha abbandonato i lavori. «Posso intervenire in qualunque momento, prima o dopo, ma non tocca a me iniziare» ha detto Caldoro in apertura di seduta. «Non partecipiamo – ha risposto il capogruppo Pd Giuseppe Russo – a una farsa messa in piedi per evitare il dibattito. Caldoro ha confermato di essere ostaggio di veti e condizionamenti dalla maggioranza che vuole il silenziatore su queste vicende». D´accordo il segretario regionale Enzo Amendola, arrivato al Centro direzionale con il suo vice Domenico Tuccillo: «Siamo nel mezzo di uno scandalo nazionale. A un´inchiesta della magistratura, a una faida nel Pdl Caldoro risponde con aria fritta. La domanda che abbiamo messo sui manifesti “Chi governa in Campania?” è sempre più attuale». Durissimo nel Pd anche Corrado Gabriele: «Dopo scandali di tali proporzioni non sappiamo quanti altri Sica e Cosentino, di cui il presidente si fida, siedono in giunta o in consiglio». Sono rimasti invece in aula Sinistra e libertà e Italia dei valori che hanno contestato la scelta aventiniana del Pd: «È grave l´atteggiamento di abbandonare l´aula mentre restare sul campo di battaglia, come abbiamo fatto noi, è un atto di responsabilità». Ma che hanno anche contestato Caldoro. «Resta da capire – sottolinea Dario Barbirotti di Idv – chi definisce la linea della giunta». Nella prossima seduta, prima della pausa estiva, il Pd tornerà in aula per discutere la mozione presentata assieme e tutti i gruppi di opposizione in cui si invita Caldoro a «sgombrare il campo da ogni legittimo dubbio che grava sulle modalità di composizione del suo esecutivo con l´azzeramento della giunta». In consiglio, intanto, è subentrato il consigliere rutelliano Pietro Maisto al posto dell´ex capo dell´opposizione Vincenzo De Luca mentre il Pdl ha presentato la proposta di modificare lo Statuto allargando la giunta da 12 a 14 assessori con la creazione della figura del sottosegretario. (di Ottavio Lucarelli da la Repubblica Napoli)
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