martedì 20 luglio 2010

“Finanziare le imprese è un dovere etico”

L’intervento di Flora Beneduce a margine del convegno “Lo sviluppo del Credito nel Mezzogiorno tra economia, etica e rispetto delle regole”

Vico Equense - “Il finanziamento è una forma di responsabilità sociale, un calmiere del mercato, un vero e proprio dovere etico. Con il superamento di questa congiuntura storica, che sarà realizzato anche grazie alle misure del Governo Berlusconi, le banche inizieranno ad investire sui progetti, trasformando i sogni individuali in realtà che perseguono il bene per la comunità”. Con queste parole Flora Beneduce è intervenuta a margine del convegno “Lo sviluppo del Credito nel Mezzogiorno tra economia, etica e rispetto delle regole”, organizzato dall’Associazione Napoli e dalla Banca di Credito Cooperativo di Napoli. L’evento, che si è tenuto stamattina presso la Camera di Commercio, ha visto la partecipazione di un parterre particolarmente prestigioso di relatori. Ha introdotto i lavori Marco Mansueto, presidente dell’Associazione Napoli. A seguire, i saluti di Valeria Casizzone, commissione pari opportunità del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli di Maurizio Maddaloni, presidente della Camera di Commercio Industria ed artigianato di Napoli. Tra gli intervenuti anche Giancarlo Laurini, presidente del Consiglio Nazionale del Notariato,. Amedeo Manzo, presidente della Banca di Credito Cooperativo di Napoli, Giovanni Mainolfi, comandante provinciale della G.d.F. di Napoli, Alberto Capuano, giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Salvatore Sbrizzi, sostituto procuratore generale della Repubblica di Napoli. Il convegno è stato moderato da Alfonso Ruffo, direttore del quotidiano “Il Denaro”, mentre le conclusioni sono state affidate ad Antonio Marzano, presidente del Cnel – Aicesis. “Fare impresa nel Mezzogiorno è difficile – ha detto Flora Beneduce -. Lo spirito imprenditoriale dei nostri giovani viene spesso congelato dalle difficoltà dell’iter burocratico e nell’accesso alle banche. Lo start up, dunque, sembra quasi impossibile e i ragazzi rimangono in attesa di un “posto” calato dall’alto. Il Governo Berlusconi, come abbiamo avuto modo di constatare, non ha ignorato questi aspetti. Nella manovra ha stabilito per le imprese un avviamento più semplice. Infatti, ogni azienda potrà essere inaugurata attraverso un semplice certificato (Scia) che inverte l’onere della prova. Ciò significa che la burocrazia sarà tenuta a verificare, a posteriori, se tutto è in regola e l’imprenditore non dovrà più produrre chili di carte bollate per iniziare l’attività. Resta, però, il problema dell’accesso al credito. Questo dato è tanto più drammatico al Sud, dove non si è sviluppato un sistema economico – industriale solido e la fiducia delle banche è bassissima. Come invertire questa tendenza? Quali misure adattare per incentivare i prestiti? Io credo che la risposta vada ricercata nella capacità di ciascun individuo di scommettere su se stesso. La determinazione conduce al successo. Ciò vale anche per l’accesso al credito. La visione fortemente individualista che propongo ha, in realtà, un risvolto etico importante. La spiegazione la si può ben evincere da un aforismo del premio Nobel Amartya Sen: “Benché il capitalismo sia, in linea di principio, fortemente individualista, esso ha contribuito in pratica a rafforzare la tendenza all'integrazione, proprio perché ha reso le nostre vite sempre più interdipendenti. Inoltre, il benessere economico senza precedenti che le economie moderne hanno prodotto ha fatto sì che potessero essere accettati obblighi sociali che in precedenza nessuno si sarebbe potuto "permettere". Il mio augurio è che gli istituti di credito possano comprendere pienamente il ruolo che svolgono nella costruzione di un futuro migliore”.

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