domenica 27 luglio 2014

“Troppi ostacoli voglio lasciare la mia Seiano”

L’amaro sfogo dello chef Gennaro Esposito 

Fonte: Dario Sautto da Il Mattino 

Vico Equense -“Sono stanco di fare l’eroe, dopo 25 anni di lavoro ora voglio fare l’imprenditore. E se le cose non cambiano, dovrò lasciare Vico Equense”. Il messaggio, chiaro e forte, arriva da uno dei più autorevoli rappresentanti della buona cucina della penisola sorrentina nel mondo, lo chef Gennaro Esposito, titolare del ristorante Torre del Saracino. Il suo locale si trova sul mare, a Seiano, in una torre antica completamente restaurata. A pochi passi da lui, all’Hotel Aequa, venerdì sera era in corso l’evento “Vino, olio e limoni. Il paesaggio è servito”, promosso dall’associazione Amici di Media Duemila e del quale lui era relatore. Un confronto tra esperti, produttori di eccellenze gastronomiche e operatori turistici, durante il quale lo chef Esposito ha voluto fare uno sfogo lungo 25 anni. Il ristorante di “Gennarino” Esposito si trova, sì, in una torre di epoca saracena, ma il luogo è stato ammodernato con un divano per ascoltare la musica, un quadro, la pietra di un frantoio, sculture di cristallo; all’esterno c’è un terrazzino fiorito, una piccola scala ed una veranda. Un perfetto mix tra antico e moderno. Nella parte inferiore della torre, si trova la cantina ricca di vini pregiati, conservati a temperatura e umidità costante per non alterarne le caratteristiche. A 15 anni Gennarino ha iniziato la sua gavetta, tra l’istituto alberghiero e weekend ed estati trascorsi a tritare prezzemolo e pulire verdure nelle cucine di trattorie di Vico Equense. Qui ha imparato il mestiere, che nel 1991 ha trasformato in realtà, aprendo quel ristorante divenuto punto di riferimento per l’enogastronomia della penisola sorrentina prima, poi dell’Italia e ora del mondo. Nel 1999 l’ammissione nell’Associazione dei Giovani Ristoratori d’Europa. Dopo 10 anni di attività, nel 2001, la prima stella Michelin e l’esperienza al Luigi XVI a Montecarlo ed al Plaza Athénée a Parigi di Alain Ducasse. Gennarino è diventato Gennaro, e nel 2003 arriva il riconoscimento delle Tre Forchette del Gambero Rosso. Nel 2008 la seconda stella Michelin.


Ma arriviamo ai giorni nostri, allo sfogo di venerdì sera e quel traguardo della terza stella Michelin, tanto ambito ma tanto irraggiungibile. Perché? “Se la situazione non cambia, credo di non poter mai raggiungere la terza stella. Purtroppo, il contesto in cui si trova il mio ristorante e la capacità di richiamare clienti da lontano influiscono tantissimo sulle scelte della giuria. Se le strade non sono adeguate, i parcheggi sono quelli che sono, puntare solo su eccellenza e qualità non riesce a premiare i tanti sacrifici fatti. Molto spesso, infatti, nei dieci metri davanti al mio ristorante si condensano tutti i luoghi comuni del nostro Sud. Per questi motivi, da tempo medito di lasciare Vico Equense. In passato ho avuto tante opportunità per farlo, ma adesso non so più se ho fatto bene o male a rimanere qui. Se le cose non cambiano, andrò via. Dove non lo so”. Perché andrebbe via? “Non è una questione personale. Io sono legatissimo al mio territorio, del quale apprezzo i prodotti, le bellezze paesaggistiche e al quale sarò per sempre riconoscente perché, grazie alla sua ricchezza, mi ha permesso di crescere tantissimo dal punto di vista professionale. Ma devo guardare la realtà: oggi ho 44 anni e da 25 sono ai fornelli del mio ristorante. Da quando ho iniziato la mia attività le cose non sono mai cambiate, si può dire che qualcosa sia addirittura peggiorata. In passato mi sono chiuso, ammetto di aver sbagliato. Adesso, invece, ho fatto tante aperture verso i miei colleghi e le istituzioni, ho portato un evento culinario di respiro internazionale nella mia Vico Equense, ma il risultato non cambia. Anzi, mi sento ancora più solo, abbandonato, spesso addirittura boicottato”. In che senso? “Ci sono problemi irrisolti e promesse che da 25 anni non vengono mantenute. Le infrastrutture (strade e trasporti) non sono adeguate, ciò che abbiamo attorno non ci aiuta a crescere, vengono annunciate svolte che non arrivano mai, si accavallano pareri su pareri – sempre contrastanti – che bloccano ogni tentativo di incremento dell’attività. Dopo tanti anni ad ascoltare sempre le stesse cose un po’ passa la voglia, anche ai più testardi”. E tutto il discorso su Vico Equense, le sue eccellenze, il suo paesaggio, dove va a finire? “Io non rinnego nulla. Conosco a memoria questo territorio, utilizzo prodotti d’eccellenza, e so benissimo che Vico Equense racchiude potenzialità che andrebbero solo valorizzate. Parlo dell’uva del Sabato, dell’olio dop, del Provolone del Monaco, del pesce sempre fresco, dei limoni, del fiordilatte e di tanti altri prodotti di qualità assoluta. E penso anche a realtà come la gelateria Gabriele, o la Pizza a Metro, che soffrono sicuramente le mie stesse problematiche. Attorno a questi grandi nomi andrebbero create opportunità e non problemi”. Quale la strada giusta da percorrere? “Puntare sulle eccellenze, sulla qualità e sulle bellezze paesaggistiche, consapevoli che tutto ciò da solo non basta. E poi, investire e far investire sul posto. Certo, non bisogna stravolgere il territorio, distinguendo anche tra rivalutazione dei luoghi e dei paesaggi, senza punire chi vuole far del bene alla città, ma dando una mano a chi vuole creare opportunità. Oggi Vico Equense ha bisogno di imprenditori, non servono più gli eroi che predicano da soli nel deserto. Io vorrei continuare a sognare e restare in questo posto, ma occorre cambiare rotta tutti insieme”.

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