Fonte: Pietro Treccagnoli da Il Mattino
L’inchiesta su Listopoli non è solo una brutta faccenda politica. È un disastro, una Caporetto senza precedenti per il Partito Democratico. È pero anche un dramma familiare. In una lunga e articolata nota, diffùsa nella tarda serata di ieri, Valeria Valente, la deputata che non è riuscita a conquistare il ballottaggio con Luigi de Magistris, ha provato a chiarire parzialmente, e con ritardo, i contorni dello scandalo. E ha pure raccontato come in questo gioco con candidati inconsapevoli abbia avuto un ruolo attivo e pesante proprio il suo compagno, Gennaro Mola, a lungo consigliere comunale della Sala dei Baroni, figura di spicco, dal Pci al Pd, nella politica e l'amministrazione cittadina. Immaginiamo che per la Valente, mettere nero su bianco questo ruolo, sia stata una scelta dolorosa. Dimostra, però, che quando la sfera personale e quella politica s'intrecciano non c'è mai una grande beneficio per gli interessati, ma pure per la democrazia. La deputata e consigliera comunale, capo dell'opposizione dem a Palazzo San Giacomo, in questa oscura vicenda si è autodefinita parte lesa. Abbiamo il dovere di crederle. Va comunque sottolineato un incredibile deficit politico nella gestione non solo della preparazione delle liste, ma persino della gestione dello scandalo, una volta clamorosamente deflagrato: ingenuità e furbizia maldestramente affiancate per provare a non fare esplodere un caso assordante.
È vero, è difficile controllare decine di liste a sostegno. Ma andava fatto. Soprattutto in una lista diretta espressione della candidata, «Napoli Vale». E non s'è trattato nemmeno di un singolo episodio, ma di ben sei nomi su quaranta. Una percentuale spaventosa. Una spregiudicata falsificazione di documenti, addirittura così pacchiana da apparire comica. Senza trascurare il dettaglio reso pubblico dall'avvocato Donatella Biondi, che ha raccontato particolari da spy-story alle vongole, con emissari politici mandati a risolvere il pasticcio. La Valente chiarisce nella sua nota che a quegli appuntamenti riparatori andò proprio il compagno Mola, ma senza nessun segreto o mascheramento, essendo persona ben nota m città e soprattutto nei dintorni del Municipio, dove sono avvenuti gli incontri. Il grande inganno, il pasticciaccio di piazza Bovio (dov' era il comitato elettorale della deputata) si è quindi dimostrato prima ancora di un'eventuale violazione penale, un tonfo politico e finanche morale. Anche perché il clamore che stava per scatenarsi attorno all'imbroglio era ben noto a chi l'aveva prodotto, lo si conosceva approfonditamente ben prima che diventasse un episodio di mala cronaca. Invece si e puntato sul silenzio, sulla gestione domestica, portata avanti dal suo entourage e pure dal suo compagno. Tutto questo dimostra che se la Valente è parte lesa, e va anche detto con tutta la pietas che merita un caso così lacerante persino nei sentimenti e negli affetti più cari, si è dimostrata quanto meno subalterna a un sottobosco politico-elettorale che continua a nutrirsi di sotterfugi, a praticare scartiloffi, continuando a sporcare l'immagine della politica, di tutta la politica, non solo quella del Pd.

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