Nel 1997 la frana spazzò via la vita a 4 persone, oltre 22 rimasero ferite. Segnalati fenomeni di degrado nelle strutture di sostegno sulla Statale
di Mauro De Riso da Metropolis
Vico Equense - Fu realizzato venti anni
fa per mettere al riparo le auto dal possibile
distacco di frammenti
rocciosi, dopo la strage
causata dalla frana sulla
statale sorrentina. Un "ponte-barriera", nel luogo in cui il costone maledetto si era sbriciolato la
sera del 10 gennaio 1997,
portandosi via quattro vite umane. Ma ora quel
tratto di statale sorrentina torna a far paura.
I tecnici del Comune di
Vico Equense hanno
infatti evidenziato la
presenza di «fenomeni di degrado e lesioni
dei pilastri di sostegno» della galleria al confine
con Castellammare di
Stabia.
Il tutto documentato in
una nota protocollata il 7
luglio scorso dal tecnico
intervenuto in loco, che
trova conferma anche
in una successiva relazione del comando di
polizia municipale, per
evidenziare «l'urgenza
di intervenire mediante
verifica della suddetta
struttura».
Un messaggio recepito dall'amministrazione
comunale vicana, che
ha provveduto ad individuare un tecnico per
la «verifica tecnica delle
condizioni di stabilità e
del livello di deterioramento dei materiali dei
pilastri di sostegno della
galleria paramassi» e l’eventuale «individuazione
degli interventi per la
messa in sicurezza» del
ponte.
Un incarico professionale da 12mila euro, assegnato all'ingegnere Raffaele Cannavale, che include anche la redazione
di una progettazione per
la messa in sicurezza dei
pilastrini monolitici di
raccordo delle ringhiere
di alcuni slarghi nel centro storico. Passa quasi sotto traccia, nella determina di affidamento del
dirigente, il potenziale
pericolo per le auto che
sfrecciano sulla statale
Sorrentina attraversando il ponte ammalorato,
su quei cento metri di
asfalto che in una gelida
e piovosa notte invernale
di 25 anni fa furono sommersi dalla frana.
Tonnellate di fango e detriti, da cui furono tratti in salvo 22 feriti, mentre in quattro persero la vita. Tra questi anche Raul, 34 anni, che aveva appena saputo della nascita di suo figlio e si stava recando in ospedale per incrociare per la prima volta gli occhi del suo bambino, cosi simili ai suoi. Un destino beffardo glielo ha impedito, spegnendo il suo sguardo sotto quella valanga di terra e pietre. In dieci finirono sotto inchiesta per quella tragedia, tra cui nove ex assessori regionali, tutti assolti cinque anni dopo la strage. Una morte impunita. Mentre il brontolio della montagna risuona ancora nelle notti piovose, in cui talvolta il costone finisce ancora per sbriciolarsi ma i detriti restano imprigionati nelle reti di protezione. Sarà l'ingegnere Cannavale a redigere la relazione da cui si evincerà se sussistono reali condizioni di pericolo derivante dalle lesioni sui pilastri della galleria. Un documento che avrà carattere di urgenza, i cui effetti potrebbero rivelarsi pesantissimi anche per la viabilità in costiera nei prossimi mesi. Ancor più in inverno, quando le piogge torrenziali torneranno a "mettere alla prova" un costone su cui permane il rischio idrogeologico, per mitigare il quale poco (o nulla) è stato fatto negli ultimi due decenni.

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