giovedì 4 agosto 2022

Robert Camuto, Altrove al Sud: come in un cerchio perfetto da Vico Equense si ritorna nuovamente a Vico Equense

Vico Equense - Ho iniziato a leggere l’ultimo libro del wine writer Robert V. Camuto, che arriva in Italia con il titolo Altrove a Sud, edito dalla casa editrice specializzata in testi sul vino Ampelos. Il suo viaggio inizia e finisce a Vico Equense, dove sono nati i suoi nonni: Raffaele Cioffi (1895) e Concetta Guidone (1909). Diventato un best seller in America, nasce da un’estate del 1968, quando a dieci anni il piccolo Camuto arriva per la prima volta a Vico. Le pagine di “Altrove al sud” sono, tutte, avvincenti, e come in un cerchio perfetto da Vico Equense si ritorna nuovamente a Vico Equense, tra i vini della Costiera Amalfitana di Marisa Cuomo, da Gennarino Esposito e al suo ristorante Torre del Saracino, e poi da suo cugino Vittorio a mangiare un piatto di spaghetti alle vongole. Voglio condividere con voi un passo del suo libro. 

“… Di tanto in tanto sono tornato a Vico Equense, che è anche la città natale dei nonni materni di Bruce Springsteen (celebrato nel caffe storico della sua famiglia). La prima volta che tornai a Vico fu pochi mesi prima che la crisi bancaria mondiale del 2008 arrivasse in Italia e lasciasse ferite economiche durature. Arrivai con mia moglie, mio figlio e mia madre, giunta in aereo da New York. Giungemmo in città sprovvisti di numeri telefonici o indirizzi dei parenti, ma solo con i ricordi - miei e di mia madre - e qualche nome. II paese ha più di ventimila abitanti, ma è bastato entrare nell'ormai famosa pizzeria in stile cattedrale, il cui nome riempie la bocca (Da Gigino L’Università della Pizza) per incrociare nuovamente il circuito dei parenti: non appena descrivemmo parte dell’albero genealogico ad un cameriere, questo tirò fuori il suo cellulare. A quarant'anni e più dalla mia estate a Vico, andammo a cena da O' Saracino, accompagnati da un paio di cugini di mia madre, Vittorio e Franco Cioffi. Entrambi gli uomini erano scapoli da una vita e i loro lineamenti forti e il bell’aspetto erano ormai sbiaditi da tempo, ma i loro grandi sorrisi suggerivano vite ben vissute. Il ristorante, con le sue semplici pareti di legno e le finestre che si affacciavano sul mare, sembrava più piccolo rispetto ai miei ricordi. In realtà era più grande, essendo stato ricostruito dopo un incendio nel I985. Ciro Aiello, invecchiato e rimpicciolito dall'età, aveva superato gli ottant'anni. Ci salutò affettuosamente, ricordò l'estate della mia giovinezza e si rifiutò di farci pagare la cena. «Quando vengo in America, paghi tu» mi disse. Non credo che Ciro sia mai riuscito a venire negli Stati Uniti: un decennio dopo, quando tornai a Vico, era malato ed aveva novant'anni, il cugino Franco era morto e O’ Saracino era stato demolito per una complessa disputa urbanistica come ne succedono solo in Italia. Proprio di fronte, invece, in una torre di avvistamento medievale acquistata da Ciro negli anni Ottanta, sua figlia Vittoria gestiva uno dei ristoranti più famosi del Sud Italia con uno degli chef più rinomati del paese. L'ampia carta dei vini era ricca di ottime etichette provenienti da tutta la Campania e da un Italia che ancora nemmeno esisteva quando venivo qui da ragazzo. La capacità di rinnovarsi era ancora viva…”

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