di Antonino Siniscalchi
Tre comuni che si intersecano, si sfiorano, si sovrappongono. Piano di Sorrento da una parte, Sorrento dall’altra, e in mezzo Sant’Agnello, come una cerniera sottile che tiene insieme due realtà urbane ma che, al tempo stesso, vive il peso di questa posizione centrale. Strade che cambiano nome, carreggiate che si restringono, sensi unici che nascono e muoiono al confine tra un municipio e l’altro. Qui il confine amministrativo non coincide con la percezione quotidiana di chi attraversa il territorio: chi abita o lavora in penisola si muove senza pensare ai limiti comunali, seguendo la logica dei bisogni e non quella delle competenze. Ma proprio in questo continuo intreccio di percorsi, di abitudini e di spostamenti, si rivela il grande limite di un sistema che fatica a ragionare come un unico organismo. L’organizzazione dei singoli Comuni può essere giustificata dalla necessaria autonomia amministrativa, ma la frammentazione diventa evidente – e dannosa – quando si tratta di pianificare la mobilità. La recente apertura del cantiere in via Crawford, a Sant’Agnello, è l’esempio più lampante di quanto la mancanza di coordinamento possa generare disagio. I lavori, avviati per il rifacimento di strade e marciapiedi, hanno subito provocato una paralisi nella circolazione: file interminabili di auto, autobus turistici bloccati per ore, pendolari costretti a calcolare con largo anticipo i tempi per raggiungere il lavoro o la scuola. Non c’è nulla da eccepire sulla necessità di riqualificare il tessuto urbano, anzi.
Migliorare l’immagine delle strade e delle piazze è un investimento doveroso per un territorio che vive di accoglienza e di turismo. Ma la questione non è il “cosa”, bensì il “come” e il “quando”. I lavori pubblici non possono essere decisi in maniera isolata, senza una visione d’insieme, come se ogni Comune fosse un’isola a sé. Un cantiere a Sant’Agnello inevitabilmente condiziona il traffico di Sorrento e di Piano, così come un restringimento di carreggiata o un cambio di viabilità in un punto nevralgico del confine influisce sull’intero asse costiero. Serve un tavolo tecnico permanente sulla mobilità intercomunale, capace di programmare in anticipo gli interventi e di valutare l’impatto complessivo di ogni decisione. Le emergenze quotidiane non possono più essere gestite con ordinanze estemporanee o deviazioni improvvisate. Un territorio così piccolo, ma densamente popolato e fortemente dipendente da una viabilità limitata, richiede una pianificazione condivisa. La Penisola sorrentina vive di equilibrio fragile: turismo, residenti, lavoratori pendolari, studenti, trasporti pubblici e servizi essenziali convivono in pochi chilometri quadrati. Ogni scelta sulla mobilità, anche la più locale, diventa una questione di area vasta. Continuare a ragionare in termini di confini comunali significa ignorare la realtà quotidiana di chi vive e attraversa questi luoghi. E così, tra un cartello di “lavori in corso” e una coda senza fine, il confine tra Sorrento, Sant’Agnello e Piano diventa non solo amministrativo, ma anche simbolico: il limite di una politica che ancora fatica a muoversi nella stessa direzione.

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