Vico Equense - Nel cuore collinare del territorio vicano, la frazione di Ticciano si fa custode di un nuovo capitolo di arte sacra e devozione popolare. Sotto la direzione artistica e spirituale di Don Pasquale Vanacore, responsabile dei beni culturali della diocesi, la Cappella di San Giovanni Evangelista (afferente alla Parrocchia di San Michele Arcangelo) si arricchisce di un monumentale percorso iconografico firmato dal pittore Ciro Coppola. L'operazione, definita dagli esperti come una reinterpretazione filologica del vuoto storico, riesce nell'intento di integrare una raffinata "patina moderna" all'interno del ciclo sacro preesistente, senza mai sfociare nel falso storico. Dietro questa monumentale impresa decorativa c'è la mano e la sensibilità di Ciro Coppola, una figura di spicco nel panorama artistico locale. Docente di Arte presso l'Istituto Alberghiero "R. Viviani", Coppola ha scelto di consacrare da sempre il proprio talento e la propria appassionata ricerca al linguaggio del Divino e dell'arte sacra. Definito dalla critica e dai fedeli come "Il Pennello dello Spirito" e il "Pittore dell'Invisibile", l'artista campano non concepisce la pittura come un mero esercizio estetico, bensì come un profondo cammino di contemplazione e un autentico atto di preghiera. Il suo obiettivo dichiarato è quello di utilizzare la materia pittorica per gettare un ponte visivo e spirituale tra la terra e il cielo, offrendo all'uomo contemporaneo uno strumento di silenzio e di riflessione. La sua produzione si sta legando in modo indissolubile ai luoghi di culto più suggestivi del territorio vicano. Prima del ciclo per la Cappella di San Giovanni Evangelista, la firma di Coppola ha lasciato il segno anche sulle vette montane: sua è infatti la tela del "Gesù Misericordioso", svelata e custodita presso il Santuario di San Michele sul Monte Faito. Con le opere di Ticciano, l'autore riafferma la sua cifra stilistica – fortemente influenzata dalla tradizione caravaggesca nell'uso drammatico e spirituale della luce – dimostrando una sensibilità unica nel calare il mistero della fede all'interno del contesto storico locale. Al centro del progetto spicca una monumentale composizione che esprime la piena maturità del linguaggio caravaggesco di Coppola. La scena della Crocifissione è dominata dalla figura del Cristo, che emerge prepotentemente da un fondo d’ombra denso e metafisico. In questa tela, la luce perde la sua funzione meramente naturale per farsi evento spirituale: un taglio netto che colpisce i corpi, rendendo la sofferenza del Figlio di Dio una presenza viva, drammatica e vicina all'osservatore.
Ai piedi della Croce, le figure della Vergine Maria, di San Giovanni e della Maddalena sono caricate di una forza materica straordinaria, capace di trasformare il colore in carne e preghiera. L'opera si inserisce nel solco della grande tradizione pittorica del Seicento non solo per le scelte stilistiche, ma anche per la volontà di ancorarsi alla storia locale. Coppola ha infatti inserito nella composizione la figura orante di Don Lupo, lo storico e indimenticato parroco del borgo scomparso anni fa. Per la comunità di Ticciano, vedere il proprio pastore rivivere nel dipinto rappresenta un'emozione profonda, un modo per riabbracciare una guida spirituale mai dimenticata. Il legame indissolubile tra il passato e il presente del luogo è ulteriormente sigillato, nella parte inferiore del dipinto, dallo stemma araldico di una famiglia nobiliare locale e da un angelo che sorregge un cartiglio. Il percorso devozionale della cappella comprende anche un dipinto a olio su tela di forma tonda del diametro di 108 centimetri. La misura non è casuale: il numero richiama il Salmo 108, un profondo inno di lode e di invocazione dell'aiuto divino nelle difficoltà. Intitolata "L’Ultima Cena, il Borgo di Ticciano: Iconografia e Teologia della Comunione e Agnello Mistico", l'opera ritrae Gesù e San Giovanni Apostolo raccolti attorno alla mensa, con lo sfondo del borgo collinare a fare da cornice. Accanto alla comunione eucaristica, spicca la complessa simbologia dell'Agnello Mistico adagiato sul Libro dei Sette Sigilli, un richiamo diretto al testo dell'Apocalisse di Giovanni (5:1-5). La copertina in cuoio consunto del volume e i sette sigilli pendenti in ceralacca rossa sono trattati con minuziosa cura antiquaria, ricordando all'osservatore che solo l'Agnello immolato ha il potere di svelare il senso ultimo della storia e della salvezza umana. Il progetto, che gode della benevola guida del Vescovo della diocesi, Sua Eccellenza Mons. Francesco Alfano, è il risultato di una sinergia corale. La tela tonda è sorretta da un capolavoro d'ingegno strutturale: un telaio a doppia centina realizzato dal mastro falegname Michele Raganati & fratelli, curvato secondo antiche tecniche navali. La supervisione critica del Professor Michele Sammaria ha infine amalgamato le diverse vene artistiche in un'opera unica. Un plauso va infine all'intera popolazione di Ticciano, le cui radici storiche affondano fino all'antica Roma; con fede, devozione e non pochi sacrifici, la comunità ha sostenuto attivamente Don Pasquale in questo ambizioso cammino di bellezza e spirito.

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