di Rosario Lotito (M5s)
Nel Comune di Vico Equense si sta consumando una grave anomalia istituzionale: la mancata nomina del vicesindaco. Non si tratta di una semplice dimenticanza o di una questione marginale, ma di una violazione di un preciso obbligo di legge, stabilito dall’articolo 53, comma 2, del TUEL (Testo Unico degli Enti Locali) . Il vicesindaco non è una figura simbolica, ma un elemento essenziale per il corretto funzionamento dell’ente locale, garantendo la continuità amministrativa in caso di assenza o impedimento del sindaco. Il Consiglio di Stato, con il parere n. 501/2001, ha chiarito che il vicesindaco deve poter esercitare tutti i poteri necessari per evitare il blocco delle attività comunali. Senza questa figura, il rischio di una paralisi amministrativa è concreto. Inoltre, contrariamente a quanto qualcuno potrebbe pensare, non è possibile affidare automaticamente le funzioni al membro più anziano della giunta: questa possibilità si verifica solo in caso di assenza o impedimento del vicesindaco stesso. Ma la questione non è solo tecnica, è profondamente politica. L’assenza di un vicesindaco è il sintomo di un’amministrazione che sembra interpretare la gestione del Comune come un affare privato, piuttosto che come un servizio pubblico. Governare una città non è come gestire un'azienda di famiglia, dove si decide senza dover rendere conto a nessuno. Il Comune è la casa di tutti i cittadini, e la corretta amministrazione della cosa pubblica è un dovere che riguarda l’intera comunità. La domanda, dunque, è una sola: perché il sindaco non ha ancora nominato il suo vice? E soprattutto, quanto ancora i cittadini di Vico Equense dovranno aspettare prima di vedere rispettate le regole della democrazia e della buona amministrazione?