sabato 8 agosto 2026

Vico Equense "zona disagiata", un anno dopo: efficacia zero e risorse inesistenti

Vico Equense è stata formalmente riconosciuta come "zona disagiata" sotto il profilo sanitario dal Consiglio regionale della Campania tramite la legge regionale numero 11 del 22 luglio 2025. L'inserimento del comune costiero, inizialmente non previsto nella proposta originale focalizzata solo sulle isole del golfo e su altri tre municipi della terraferma, è diventato realtà grazie a un emendamento mirato presentato dai consiglieri regionali del Pd Massimiliano Manfredi e Bruna Fiola. L'emendamento ha trovato il consenso dell'intera assemblea campana, che ha approvato il provvedimento all'unanimità per tutelare i servizi sanitari essenziali, ottimizzare la medicina territoriale e salvaguardare i punti nascita. A distanza di un anno dall'entrata in vigore del testo legislativo, il riconoscimento di Vico Equense come "zona disagiata" si è rivelato un provvedimento puramente cartaceo che non ha prodotto alcun beneficio reale per la sanità della penisola sorrentina. Oltre alla totale mancanza di risvolti pratici, oggi questa legge sembra essere stata completamente dimenticata dalle istituzioni regionali, scivolata nel disinteresse generale e priva di qualsiasi monitoraggio o aggiornamento sul suo effettivo stato di attuazione. L'errore d'impostazione principale risiede nell'inserimento di Vico Equense all'interno di un unico grande "calderone" normativo insieme a realtà profondamente eterogenee come le isole di Ischia, Capri e Procida, e i comuni della terraferma Sessa Aurunca, Piedimonte Matese e Sapri.

 

Questa scelta legislativa cancella le reali priorità assistenziali locali. Le dinamiche logistiche della costiera, la congestione della viabilità stradale e le specifiche modalità di accesso ai presidi ospedalieri richiederebbero strategie dedicate, che si perdono all'interno di un testo nato per aggregare territori con prerogative troppo diverse tra loro. Il motivo principale di questo fallimento risiede nel blocco economico imposto dall'articolo 4 del testo. La presenza di una rigida clausola di invarianza finanziaria chiarisce espressamente che non sono previsti ulteriori oneri a carico del bilancio della Regione Campania. Gli interventi promessi per potenziare i reparti, tutelare i punti nascita e migliorare la mobilità dei pazienti oncologici devono essere coperti esclusivamente utilizzando le risorse e le programmazioni già esistenti. Senza lo stanziamento di fondi regionali aggiuntivi, gli obiettivi di tutela restano promesse teoriche irrealizzabili. La totale assenza di strumenti operativi e il silenzio istituzionale che avvolge la norma impongono ora una mobilitazione per pretendere un tavolo tecnico che porti a finanziamenti reali, superando una legge ormai dimenticata. Riuscirà Vico Equense a far sentire la propria voce prima che il diritto alla salute dei suoi cittadini venga definitivamente cancellato dalla burocrazia?

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