Meta - Quando Carlo Cracco arriva in Penisola Sorrentina, non è mai solo una visita di cortesia; è un ritorno alle radici della grande cucina italiana. Ospite d’eccezione al "Santuario dei Formaggi - Mete", lo chef vicentino ha trasformato una serata di maggio in un tributo a viso aperto alla tradizione campana e ai suoi protagonisti. Intervistato dal Corriere del Mezzogiorno a margine della presentazione del suo ultimo libro, lo chef di Galleria Vittorio Emanuele II non ha risparmiato parole di profonda stima per i colleghi locali. Il pensiero è andato subito all'amico di lunga data e compagno di set televisivi: «Antonino Cannavacciuolo? È un gigante in tutti i sensi», ha dichiarato Cracco con un sorriso, sottolineando il legame umano e professionale che li unisce. Ma il riconoscimento dello chef si è esteso a tutta l’eccellenza della zona, citando pilastri della gastronomia come Gennaro Esposito e la storica famiglia Iaccarino del Don Alfonso 1890. Un’attestazione di rispetto che conferma come, oltre le stelle e le competizioni, esista una comunità culinaria coesa che vede nella Penisola Sorrentina un esempio per il mondo intero. Nonostante la sua cucina sia spesso associata all’avanguardia e alla sperimentazione, Cracco ha sorpreso i presenti con una dichiarazione d'amore per il minimalismo partenopeo: «Lo spaghetto al pomodoro e basilico è la cosa più meravigliosa e difficilmente copiabile al mondo. È la sintesi perfetta del nostro Paese.»
Per lo chef, il piatto simbolo di Napoli non è solo cibo, ma un benchmark culturale quasi impossibile da replicare altrove con la stessa intensità. La serata a Meta, trascorsa tra le suggestive architetture ipogee del "Mete", ha mostrato un Cracco inedito, lontano dalle luci di MasterChef e immerso nel calore del territorio. Tra un calice di vino locale e una selezione di formaggi rari della zona, lo chef ha ribadito che il futuro dell’alta cucina passa inevitabilmente per il rispetto della materia prima e del lavoro artigianale, elementi che la Campania esprime ai massimi livelli. In attesa dell'apertura del suo nuovo progetto romano, Viride, Carlo Cracco lascia la Penisola Sorrentina con una promessa: la sua ricerca dell'eccellenza continuerà a nutrirsi di questi incontri, dove l'innovazione del Nord e l'anima del Sud si fondono in un unico, grande piatto.

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