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martedì 14 luglio 2009

Scala e Marrazzo al carcere di S. Maria Capua a Vetere

Regione Campania - Inizia oggi il viaggio nelle carceri campane da parte del Presidente del Gruppo Regionale "La Sinistra " Tonino Scala e del Presidente della Commissione Bilancio Nicola Marrazzo. "Quest'oggi ci siamo recati in visita presso la Casa Circondariale di Santa Maria Capua a Vetere. Un carcere in ottimo stato ma che come tutte le strutture italiane vive una situazione di sofferenza. Su cinquecentotrenta detenuti ospitabili questa struttura né ospita ben novecentosettanta. Ci sono stanze costruite per contenere quattro letti e che invece né contengono in media otto. Una situazione di affollamento che crea notevoli disagi non solo per i detenuti che scontano qui la loro pena ma anche per gli operatori che con sforzo e generosità operano all'interno della struttura”. Tanti i disagi. Disagi che sono sotto gli occhi di tutti. Disagi che rendono ancora più difficile la situazione “poiché strutture come questa oltre che posti dove scontare la pena dovrebbero essere luoghi di recupero sociale”. Sconta il carcere di Santa Maria Capua a Vetere come le altre strutture italiane l'affollamento. Immigrati e detenuti per piccoli reati la maggior parte dei reclusi nella struttura di via Strada Statale. “Nel corso degli ultimi anni in Italia si rischia di finire in carcere per aver sottratto un pacco di biscotti di pochi euro e questo perchè si sta puntando molto sul dare una percezione di sicurezza al paese. Sicurezza che però nei fatti resta solo percezione. Da alcuni colloqui avuti oggi è emersa chiaramente la paura, faremo un esempio per rendere l'idea, che in questa struttura presto si potrebbe finire come in alcuni ospedali ossia ad ospitare i detenuti in brandine nelle stanze adibite agli agenti tale è la situazione di affollamento. Basterebbe, in una terra di camorra come questa una retata, come quella di poche ore fa, per trovarsi in una situazione come quella illustrata prima. Crediamo sia giusto intervenire in modo concreto per affrontare la situazione e rendere più agevole la permanenza per i detenuti che scontano la pena e per gli operatori e gli agenti che lì lavorano. Nel caso specifico a Santa Maria Capua a Vetere, in questo momento occorrerebbe, con urgenza, un intervento alle pompe di sollevamento per portare l'acqua per lavarsi ai piani superiori e una opera di disinfestazione . I segni lasciati dalle punture degli insetti, visti sulle braccia di queste persone, non sono certamente da paese civile". Un viaggio lungo quello che intendono fare i consiglieri Scala e Marrazzo e che oggi ha avuto la sua prima tappa e che proseguirà nelle prossime settimane.

giovedì 9 aprile 2009

Italia dei Valori: Marrazzo ci ripensa e si riprende la poltrona

Era il 23 dicembre 2008, antivigilia di Natale. Antonio Di Pietro sbarcò a Napoli e sentenziò: «La questione morale si pratica, non si predica». Il leader dell'Idv annunciò: «Usciremo dalle giunte e lasceremo tutte le cariche». Poi, con voce grave avvertì: «Chi non si dimette deve considerarsi fuori dal partito». Infine, la solenne promessa: «Presenteremo una mozione per sfiduciare il governatore Antonio Bassolino». L'unico a dimettersi fu Luigi Imperlino, assessore all'Avvocatura ma al comune di Napoli mentre sono rimasti al loro posto i consiglieri (ex Idv, ormai), sempre di palazzo San Giacomo, Raffaele Scala e Carlo Migliaccio che si rifiutarono di firmare la mozione di sfiducia contro la Iervolino. Nicola Marrazzo, presidente della commissione Bilancio in Regione, invece, spiegò: «Mi dimetterò appena approvato il bilancio». E infatti il 9 gennaio scorso Marrazzo si dimise. Dunque, la linea indicata da Di Pietro è stata rispettata? Ma neanche per sogno. Tre mesi dopo, finiti nel dimenticatoio gli annunci e le sentenze di Antonio Di Pietro, Nicola Marrazzo ha ingranato la retromarcia. Le dimissioni? Ma scherziamo... Il consigliere dell'Italia dei Valori lo scorso 23 marzo ha scritto una cordiale lettera al presidente del Consiglio regionale Sandra Lonardo. Inequivocabile l'oggetto: «Ritiro dimissioni da presidente della seconda commissione consiliare permanente». E la questione morale che si pratica e non si predica? Bazzecole. «Nella maturata convinzione che la presidenza di una commissione non implica - scrive Marrazzo alla Lonardo - piena appartenenza ad un quadro di governo, bensì solo ed esclusivamente la responsabilità e l'onore di coordinare una consolidata articolazione del consiglio regionale, comunico che ritiro le dimissioni». Insomma, secondo Marrazzo presiedere una commissione non significa assolutamente far parte di una maggioranza. E così «vinavil Nicola» resta incollato al suo posto. Deve considerarsi fuori dal partito? E la mozione di sfiducia? Fu presentata il 12 febbraio scorso. A firmarla, i quattro consiglieri dell'Idv: Marrazzo, Cosimo Silvestro, Francesco Manzi, Giuseppe Maisto. Ma quella mozione starà prendendo polvere abbandonata su qualche tavolo e non sarà mai discussa. Perchè fosse valida andava firmata almeno da dodici consiglieri regionali. Ma forse questo l'Idv non lo sapeva. (P. Mai. da il Mattino)

sabato 3 gennaio 2009

Ermanno Russo scrive al dimissionario Marrazzo

Regione Campania - Il consigliere regionale del Pdl e presidente della Commissione speciale di controllo sulle Politiche giovanili, disagio sociale ed occupazione, Ermanno Russo, si è complimentato oggi con il presidente dimissionario della Commissione Bilancio del Consiglio regionale della Campania, Nicola Marrazzo. In una lettera inviata all’esponente dell’Italia dei Valori, Russo ha scritto: “Consentimi di esprimere la mia personale soddisfazione per come hai condotto in questi mesi i lavori della Commissione consiliare che presiedi, con particolare riferimento al Bilancio regionale. In quest’occasione, infatti, l’organismo – non senza il sacrificio dei suoi componenti – ha esaminato nel dettaglio tutte le proposte alla sua attenzione, sia che fossero d’iniziativa della Giunta che dei singoli consiglieri, costruendo un clima di grande equilibrio in Consiglio regionale”. “E’ chiaro – ha continuato l’esponente del Pdl – che la mia valutazione negativa rispetto ad un Bilancio e ad una Finanziaria regionale, asfittica e priva di linee di sviluppo sul territorio, rimane. Pur tuttavia, va riconosciuto a te e alla tua Presidenza lo sforzo di condividere con tutti i sessanta consiglieri regionali, di maggioranza come di opposizione, un momento così delicato ed importante come l’approvazione del documento contabile della Regione Campania”. “Grazie alla tua abnegazione e alla sensibilità istituzionale che hai dimostrato – ha concluso Ermanno Russo –, i gruppi di opposizione hanno potuto fare la loro parte. Non c’è stato dunque bisogno di rifugiarsi nell’ostruzionismo o in proteste che sarebbero risultate sì eclatanti ma dispersive e controproducenti per i lavori dell’aula. Pur confermando dunque la condanna politica per un Bilancio che non esiterei a definire – per le caratteristiche che non ha e che avrebbe potuto avere – nefasto, mi congratulo con la tua persona per l’impegno svolto con passione da presidente della II Commissione consiliare regionale”. (Adnkronos/Metropolisinfo.it)

Velardi: che cinismo la Iervolino: vuole solo salvarsi dai PM

giovedì 10 gennaio 2008

Marrazzo e il Papa parlano dei rifiuti

''Durante il colloquio privato con papa Benedetto XVI abbiamo affrontato anche il tema dell' emergenza rifiuti in Campania''. Così il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, ai microfoni di Radio Vaticana, ha raccontato che tra i temi trattati c'e' stato anche quello dell'emergenza rifiuti. Marrazzo ha ribadito i criteri in base ai quali la Regione Lazio sosterra' la Campania. ''Siamo in attesa di conoscere le tempistiche, le quantità di rifiuti che accoglieremo e la qualità degli stessi. Ne certificheremo la filiera e ci atterremo solo alle residuali del Lazio''. Marrazzo ha sottolineato che i cittadini ''non pagheranno nulla. Il Lazio non accoglierà una discarica, ma solo combustibile da rifiuti''. In diretta alla trasmissione anche il presidente della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra, che ha espresso il suo apprezzamento verso la scelta di Marrazzo ''nel dare solidarietà alla Campania''.

sabato 8 dicembre 2007

Bufera sullo statuto

Regione Campania - Bufera nella maggioranza in consiglio regionale. Sulla proposta di portare da sessanta a settanta il numero dei consiglieri, l’Udeur, che aveva presentato l’emendamento, ha abbandonato l’aula chiedendo una verifica politica e bloccando di fatto l’esame dello Statuto. Il Campanile ha colto di sorpresa gli alleati, tutti contrari all’aumento. Per l’Udeur settanta consiglieri sono giustificati dalle nuove funzioni a cui il Consiglio sarà chiamato, a partire dall’istituzione delle commissioni deliberanti. Ma mentre erano già in corso le operazioni di voto, ecco la mossa di abbandonare l’aula «per dissenso politico». La posizione dell’Udeur ha determinato l’atteggiamento dell’opposizione con Forza Italia e An che sono uscite dall’aula. «Di fronte a una spaccatura così evidente - ha detto Franco D’Ercole - An non può fare da sostegno alla maggioranza». E sulla scia anche Forza Italia ha adottato la stessa scelta. Il Prc a questo punto ha chiesto una sospensione ma ormai il caso era scoppiato. «È anomalo che si abbandoni su un tema come lo Statuto - ha detto Mario Sena (Margherita) - perchè si era concordato che ci si sarebbe confrontati senza metterne in discussione l’approvazione. Quanto accaduto apre un vulnus». E Fausto Corace (Sdi) ha rincarato. «Mi sembra stia emergendo la volontà di buttare tutto a mare. È da irresponsabili. Si voti liberamente. Non sarà l’ennesima riunione di maggioranza a far cambiare idea a nessuno». «Nessun vulnus», ha replicato dall’Udeur Fernando Errico precisando che la volontà di un chiarimento è dettata non solo dalla necessità di arrivare a un’intesa sul numero dei consiglieri ma anche su altri «punti sui cui c’è sofferenza». In realtà, alcune forze, come Sd, non vogliono l’elezione diretta del presidente. Inoltre, c’è un fronte silenzioso cui non dispiacerebbe allargare il Consiglio a settanta. Come ha spiegato Pasquale Marrazzo (Udc), pure a favore dell’aumento: «Molti se potessero votare liberamente sceglierebbero i settanta. Non lo fanno solo per vincolo di partito o per omaggiare l’umore della piazza. Senza contare che mantenendo i sessanta i consiglieri sanno che mettono a repentaglio la loro rielezione consegnandosi a un suicidio di massa». Prima che si consumasse lo strappo, il Consiglio aveva votato una proposta che esclude il presidente della giunta dal novero dei 60 consiglieri, aumentando di fatto di un’unità il computo totale degli eletti (60 consiglieri più il governatore).