Era il 23 dicembre 2008, antivigilia di Natale. Antonio Di Pietro sbarcò a Napoli e sentenziò: «La questione morale si pratica, non si predica». Il leader dell'Idv annunciò: «Usciremo dalle giunte e lasceremo tutte le cariche». Poi, con voce grave avvertì: «Chi non si dimette deve considerarsi fuori dal partito». Infine, la solenne promessa: «Presenteremo una mozione per sfiduciare il governatore Antonio Bassolino». L'unico a dimettersi fu Luigi Imperlino, assessore all'Avvocatura ma al comune di Napoli mentre sono rimasti al loro posto i consiglieri (ex Idv, ormai), sempre di palazzo San Giacomo, Raffaele Scala e Carlo Migliaccio che si rifiutarono di firmare la mozione di sfiducia contro la Iervolino. Nicola Marrazzo, presidente della commissione Bilancio in Regione, invece, spiegò: «Mi dimetterò appena approvato il bilancio». E infatti il 9 gennaio scorso Marrazzo si dimise. Dunque, la linea indicata da Di Pietro è stata rispettata? Ma neanche per sogno. Tre mesi dopo, finiti nel dimenticatoio gli annunci e le sentenze di Antonio Di Pietro, Nicola Marrazzo ha ingranato la retromarcia. Le dimissioni? Ma scherziamo... Il consigliere dell'Italia dei Valori lo scorso 23 marzo ha scritto una cordiale lettera al presidente del Consiglio regionale Sandra Lonardo. Inequivocabile l'oggetto: «Ritiro dimissioni da presidente della seconda commissione consiliare permanente». E la questione morale che si pratica e non si predica? Bazzecole. «Nella maturata convinzione che la presidenza di una commissione non implica - scrive Marrazzo alla Lonardo - piena appartenenza ad un quadro di governo, bensì solo ed esclusivamente la responsabilità e l'onore di coordinare una consolidata articolazione del consiglio regionale, comunico che ritiro le dimissioni». Insomma, secondo Marrazzo presiedere una commissione non significa assolutamente far parte di una maggioranza. E così «vinavil Nicola» resta incollato al suo posto. Deve considerarsi fuori dal partito? E la mozione di sfiducia? Fu presentata il 12 febbraio scorso. A firmarla, i quattro consiglieri dell'Idv: Marrazzo, Cosimo Silvestro, Francesco Manzi, Giuseppe Maisto. Ma quella mozione starà prendendo polvere abbandonata su qualche tavolo e non sarà mai discussa. Perchè fosse valida andava firmata almeno da dodici consiglieri regionali. Ma forse questo l'Idv non lo sapeva. (P. Mai. da il Mattino)
giovedì 9 aprile 2009
Italia dei Valori: Marrazzo ci ripensa e si riprende la poltrona
Era il 23 dicembre 2008, antivigilia di Natale. Antonio Di Pietro sbarcò a Napoli e sentenziò: «La questione morale si pratica, non si predica». Il leader dell'Idv annunciò: «Usciremo dalle giunte e lasceremo tutte le cariche». Poi, con voce grave avvertì: «Chi non si dimette deve considerarsi fuori dal partito». Infine, la solenne promessa: «Presenteremo una mozione per sfiduciare il governatore Antonio Bassolino». L'unico a dimettersi fu Luigi Imperlino, assessore all'Avvocatura ma al comune di Napoli mentre sono rimasti al loro posto i consiglieri (ex Idv, ormai), sempre di palazzo San Giacomo, Raffaele Scala e Carlo Migliaccio che si rifiutarono di firmare la mozione di sfiducia contro la Iervolino. Nicola Marrazzo, presidente della commissione Bilancio in Regione, invece, spiegò: «Mi dimetterò appena approvato il bilancio». E infatti il 9 gennaio scorso Marrazzo si dimise. Dunque, la linea indicata da Di Pietro è stata rispettata? Ma neanche per sogno. Tre mesi dopo, finiti nel dimenticatoio gli annunci e le sentenze di Antonio Di Pietro, Nicola Marrazzo ha ingranato la retromarcia. Le dimissioni? Ma scherziamo... Il consigliere dell'Italia dei Valori lo scorso 23 marzo ha scritto una cordiale lettera al presidente del Consiglio regionale Sandra Lonardo. Inequivocabile l'oggetto: «Ritiro dimissioni da presidente della seconda commissione consiliare permanente». E la questione morale che si pratica e non si predica? Bazzecole. «Nella maturata convinzione che la presidenza di una commissione non implica - scrive Marrazzo alla Lonardo - piena appartenenza ad un quadro di governo, bensì solo ed esclusivamente la responsabilità e l'onore di coordinare una consolidata articolazione del consiglio regionale, comunico che ritiro le dimissioni». Insomma, secondo Marrazzo presiedere una commissione non significa assolutamente far parte di una maggioranza. E così «vinavil Nicola» resta incollato al suo posto. Deve considerarsi fuori dal partito? E la mozione di sfiducia? Fu presentata il 12 febbraio scorso. A firmarla, i quattro consiglieri dell'Idv: Marrazzo, Cosimo Silvestro, Francesco Manzi, Giuseppe Maisto. Ma quella mozione starà prendendo polvere abbandonata su qualche tavolo e non sarà mai discussa. Perchè fosse valida andava firmata almeno da dodici consiglieri regionali. Ma forse questo l'Idv non lo sapeva. (P. Mai. da il Mattino)
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