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martedì 17 febbraio 2009

Veltroni ko

Ugo Cappellacci da perfetto sconosciuto diventa il nuovo governatore della Sardegna, scalzando Renato Soru che nel 2004 vinse con il 50,13%. Decisiva per la vittoria del candidato del Pdl il massiccio impegno di Silvio Berlusconi in campagna elettorale. «Ero certo della vittoria, - ha detto il Premier - quando ci metto la faccia io, non si perde mai». Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera parla del custode della «sardità» sconfitto da Silvio-Ercole. Ma chi ha realmente perso in Sardegna è Walter Veltroni. Se da un lato il vincitore è Berlusconi, dall'altro lo sconfitto è senz'altro il leader democratico. La bilancia si è spostata bruscamente a favore del centro-destra e l'opposizione rimane come frastornata, colpita sul piano mediatico come non avveniva dal giorno delle elezioni politiche. Il Pdl diventa il primo partito nell'isola superando il 30%, il Pd al contrario affonda e non arriva al 25% (un anno fa alle Politiche si attestò al 33% e nelle Regionali del 2004 la somma dei tre partiti confluiti nel Pd, Ds-Dl-Progetto Sardegna, portò una dote attorno al 32%). Nelle fila del centrodestra crescono i Riformatori (dal 6 al 7% circa), si conferma la potenza dell'Udc che viaggia sempre sul 9-10%, mentre il contestato debutto del Psd'Az nello schieramento guidato dal Pdl premia la scelta dei suoi dirigenti (dal 3,83% del 2004 al 4,35 di oggi). Balzo in avanti dell'Idv che passa dallo 0,99% del 2004 all'attuale 5%. Al contrario, scende di un punto il Prc che si attesta al 3%. I dissidenti del Psd'Az raggruppati con i Verdi nella lista dei Rosso Mori si fermano al 2%. I Socialisti superano di poco il 2% contro il 3,76 del 2004. L'Irs dell'indipendentista Gavino Sale conquista il 2% come dato di lista, ma la sorpresa è il successo personale del leader che ha superato il 3% nella lista regionale.

Veltroni chiama i suoi a raccolta

venerdì 9 gennaio 2009

Vai tranquillo Morando ...

Il registratore della Iervolino diventerà un feticcio come il cubo di Rubik o la chitarra di Elvis, e un giorno sarà battuto all'asta alla Blindarte di Napoli... Inizia così l’articolo di Francesco Merlo su "Repubblica" per la terza puntata della stampa, nazionale, e internazionale visto che anche l'Economist mette Napoli in prima pagina, alle registrazioni. Affonda il bisturi Emanuele Macaluso coscienza critica della sinistra che intervistato da “Il Messaggero” ricorda di aver "sempre rimproverato ai dirigenti del Pd di non aver neanche tentato di analizzare che cosa erano diventati Ds e Margherita in questi anni. Se lo avessero fatto, non sarebbero forse a questo punto". "Il Pd è nato – continua Macaluso - mettendo insieme una enorme macchina di potere locale, una serie di potentati locali" ed è ovvio che oggi il vertice del Pd nazionale "dica che è impossibile rimuovere chi è eletto dal popolo, sfido io, non potrebbero farlo neanche se lo volessero". Per Macaluso "qui si tratta di amministratori, di sindaci, di governatori regionali con l'appendice di quelli provinciali che contano meno... migliaia di persone pagate che gravitano attorno a questa pletora di cacicchi". Alla domanda se siamo alla riedizione del partito degli assessori di nenniana memoria, Macaluso replica: "Le analogie ci sono. La crisi del Psi nasce non quando Craxi fa politica seriamente" ma quando dopo il Muro di Berlino "si impunta a voler tornare a palazzo Chigi avendo ormai con sè un partito di cacicchi e di potentati locali". La soluzione per i democratici? "Si chiariscano, aprano finalmente il confronto interno anche aspro, si diano battaglia ma alla fine decidano, se no il Pd è destinato a implodere". Renato Soru intervistato da “La Stampa” dice. "Io mi sono dimesso per molto meno. Dopo di che, ognuno decide per conto suo, non voglio giudicare gli altri". Secondo il governatore ricandidato alla guida della Sardegna, il Pd ha avuto un "inizio promettente" con "le primarie, la grande partecipazione di forze nuove, di giovani" poi c'è stato "un contraccolpo, una vera e propria involuzione". Questo perchè "vecchie forze, vecchi personaggi, gente destinata ormai a uscire di scena è tornata alla ribalta e si è ripresa un pezzo di potere che non le spettava". Di qui, aggiunge Soru, nasce la questione morale: "Quando si rinuncia alla politica, quando non ci si impegna in un lavoro lungo e faticoso, ricompaiono le scorciatoie". La giornata si chiude con la difesa di Rosetta da parte del «Il Riformista»: le registrazioni? Non sono uno scandalo...

giovedì 25 dicembre 2008

Soru lascia elezioni a febbraio

«Mi sto dimettendo. È inutile proseguire, serve un Consiglio forte e non uno che galleggi». Così il governatore della Sardegna Renato Soru anticipa il passo che si accinge a compiere confermando le dimissioni date circa un mese fa nel corso della seduta fiume dell’assemblea sarda. «Ho deciso perché non c’è più tempo da perdere», ha detto ieri sera. Si chiude così una settimana tormentata per le sorti della legislatura in Sardegna che si avvia ora a nuove elezioni. La data che appare al momento più probabile è il 15-16 febbraio, ma non è definitiva in quanto subito dopo Natale il Consiglio sarà sciolto e le norme prevedono che le consultazioni si svolgano entro i successivi due mesi. La crisi in Sardegna è iniziata formalmente il 25 novembre con le dimissioni di Soru e si è complicata con la spaccatura all’interno del Pd e il possibile commissariamento del partito. A fine serata, Soru non nascondeva la sua amarezza: «Lascio una Regione senza scheletri nell’armadio, senza una tv in ogni stanza ma con più computer».

D'Alema: «Voglio un partito vero per riavviare il Pd»

giovedì 27 novembre 2008

Quelli che si dimettono ...

Alla non troppo nutrita categoria, da oggi, va ascritto il governatore della Sardegna Renato Soru. «Presidente, ci ripensi! La Sardegna sana e pulita è con Lei», «Presidente Soru, lei è uno dei pochissimi politici che merita la nostra stima. Le parla un ragazzo che ha perso la fiducia nell'amministrazione pubblica, ma non per la sua. Non si dimetta». E ancora, «Non se ne vada...le sembrerà di lottare contro i mulini a vento ma non se ne vada...». Sono solo alcuni delle decine e decine di messaggi che questa notte i "sostenitori" di Soru hanno scritto, e continuano a scrivere in queste ore, sulla bacheca della pagina on line di 'Facebook' del presidente della Regione Sardegna, dopo aver appreso delle sue dimissioni annunciate martedì sera in consiglio regionale.

Luxuria - «Io di sinistra? Guardo oltre, sono bipartisan»

giovedì 10 gennaio 2008

Mare e fiamme

Più di venti interventi nella notte a Pianura, e oltre ottanta in tutta la provincia di Napoli, dei vigili del fuoco per spegnere i roghi di rifiuti. Autobotti sono state assalite a sassate da manifestanti e date alle fiamme, alcuni vigili feriti. Il ministro Amato, riferisce il portavoce, "vuol vederci chiaro in questi ripetuti attacchi ai Vigili del Fuoco. L'ultimo sembrerebbe essere stato proprio un agguato teso a freddo. Non a caso i Vigili del Fuoco sono disarmati e soprattutto sono coloro che spengono i roghi". Sul versante rifiuti, i primi Tir hanno lasciato Napoli, caricati sulla nave Italroro Three, in partenza dal molo 44, destinazione Olbia. La regione Sardegna è quella che ha dato il «sì» più pieno e incondizionato a prendersi carico della mondezza napoletana. Così com'è, cioè composita e non trattata, per almeno 1.500 tonnellate. Il presidente Soru ha annunciato questa totale disponibilità, all'uscita di un incontro tra Stato e enti locali, presieduto da Prodi. Il premier ha espresso «grande soddisfazione» per l'atteggiamento riscontrato da tutte le regioni che «hanno mostrato la volontà di dare il proprio contributo» nell'affrontare il caso come una vera «emergenza nazionale». Al vertice romano di ieri Renato Soru ha assicurato la disponibilità immediata della Regione sarda per far fronte all'emergenza napoletana: «Mi sono permesso di dire che non c'è nulla da rinviare», ha commentato il governatore all'uscita da Palazzo Chigi.

La sinistra s´interroga e prepara il riscatto
Napolionline - la citta vista da dentro - giovedì 10 gennaio 2008