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lunedì 28 settembre 2009

Villari, ultimo avviso agli ex colleghi di partito «Per il Sud pronto a fare patti con il diavolo»

«Il Partito democratico mi ha cacciato e non ha difeso la mia onorabilità. Io, però, continuo a fare politica, da uomo libero, al servizio del territorio e delle comunità». Riccardo Villari, senatore del gruppo misto, torna a parlare della sua espulsione dal Pd dopo il “tira e molla” sulla presidenza della commissione di vigilanza Rai, ma ora guarda al futuro. Quali sono i suoi rapporti con il Pd? «Il dialogo è interrotto, mio malgrado. Dall’Udeur alla Margherita e fino al Pd, in un percorso coerente che dura da dieci anni, sono sempre stato un cofondatore, eletto anche alle primarie. Da qui la profonda amarezza per come sono stato ripagato. Ora se il partito non farà pubblicamente ammenda, andrò avanti per la mia strada. Valori come la dignità, il rispetto e la solidarietà non sono negoziabili. Il Pd ha permesso a persone come Di Pietro di calunniarmi e Veltroni e Franceschini in testa non hanno mosso un dito». Progetti per il futuro? «Anche fuori dal Pd, resto quello che sono sempre stato: un cattolico, un moderato, un riformatore. Del resto i partiti sono un mezzo, uno strumento, ma il fine è la soluzione ai problemi e per risolvere quelli di Napoli e del Sud bisogna essere pronti a fare patti anche con il diavolo». Con il congresso potrebbe cambiare qualcosa? «Se vincerà Bersani, almeno si seguirà la strada della chiarezza. I miei amici lo sosterranno. Stesso discorso vale per Amendola che ha tutta la mia stima». Le Regionali si avvicinano. Pensa a un impegno diretto? «Insieme con il mio gruppo stiamo lavorando e continueremo a farlo. Sono un soggetto politico e non ho intenzione di sciogliermi nell’acido». Vede una frattura fra istituzioni e territorio? «Profonda. Per risolvere i problemi bisogna ascoltare la gente e noi continuiamo a farlo. Lunedì, ad esempio, sarò a Sant’Antonio Abate per discutere del Mezzogiorno con amici e amministratori dei Monti Lattari». « Alle Provinciali lei aveva teso una mano al Pd.Ero disponibile a presentare una lista civica a sostegno di Nicolais. Ma quel “volpone” di Morando si è opposto, portando il Pd al 20%. Con Veltroni, tuttavia, più si sbagliava, più si veniva premiati». È vero che alcuni esponenti del Pd non la salutano? «Questo è l’aspetto triste della politica, che l’allontana dai cittadini. I problemi, comunque, sono ben altri. Vivo questa vicenda con distacco, mi fa sorridere». Come giudica i venti di crisi al Comune di Napoli? «La crisi è figlia di traumi drammatici. La giunta è stata decapitata, si sono dimessi sei assessori e c’è stato il suicidio di un amico, il compianto Giorgio Nugnes. Il sindaco Iervolino ha sempre rivendicato la paternità delle sue scelte ma, al momento opportuno, si è sottratta senza aprire una discussione con le forze politiche e con la città». (ger.aus. il Mattino)

martedì 14 aprile 2009

I mal di pancia dei moderati

Passata la Pasqua, ritorna la questione dei mal di pancia dei moderati. Da Repubblica Napoli Riccardo Villari il senatore espulso a dicembre scorso dal Pd per aver rifiutato di dimettersi da presidente della commissione di vigilanza Rai, incarico ottenuto in Parlamento con i voti della maggioranza di centrodestra dice. «Un moderato del Pd, vedendo che la propria area è rappresentata in giunta regionale da Valiante, dovrebbe cominciare a preoccuparsi». Perché? «Valiante è l´ultimo dei mohicani». Fanno bene a lamentarsi? «È un disgustoso balbettare. Hanno sempre preferito tenere il basso profilo, pensando che quanto accadeva al vicino di banco non fosse affare di tutti. Hanno le loro responsabilità per aver taciuto». Mimmo Tuccillo ex parlamentare e già coordinatore della segreteria provinciale del Pd con Luigi Nicolais, dal Corriere del Mezzogiorno è drastico. Uscire dalla giunta Bassolino. È questa l’indicazione perentoria che il Partito democratico dovrà trasmettere al termine della riunione di direzione regionale di oggi pomeriggio. Perché, secondo lei, l’unica decisione che il Pd deve assumere è quella di ritirare i suoi assessori dalla giunta Bassolino? «Perché lo scontro è tutto concentrato sul ruolo di intendere il rapporto tra partiti e istituzioni e sul modo di gestire queste ultime. Ed evitare, da parte del Pd, di prendere le distanze dal comportamento del tutto arbitrario del presidente della giunta regionale significherebbe condividerne le gravissime responsabilità politiche. Il presidente della Regione, è evidente, persegue un progetto del tutto personale».

Otto nomi per le Europee è sfida aperta tra i due PD

venerdì 13 febbraio 2009

Villari, pronto a presentare una lista

"Nel centrosinistra vedo molte partenze e pochi arrivi. Mentre questo accade c'e' chi come me dal Pd è stato messo fuori con poca generosità. Insieme ad altri siamo nel centrosinistra e vogliamo tornare nel Pd, ma lavoriamo perchè sia diverso da quello attuale". Lo ha dichiarato Riccardo Villari in un'intervista a “il Mattino” dicendosi pronto a proporre una lista per le prossime provinciali. ''Siamo pronti a fare una lista in sostegno al centrosinistra e a Nicolais se sarà lui il candidato - spiega - Dateci la possibilità di farla con dignità e diritto di cittadinanza nel centrosinistra che e' la metà campo nella quale vogliamo operare". "A tutti dico che siamo alla prima campagna elettorale che va oltre l'era Bassolino - continua Villari - e qui si comincia a misurare la maturità della nuova classe dirigente. Al candidato presidente e Morando dico che ci sono militanti e cittadini comuni che guardano a quanto sta accadendo e chiedono di essere motivati e coinvolti''. "In Parlamento noi e l'Udc votiamo sempre più spesso insieme - aggiunge a proposito della decisione dell'Udc di andare da sola - E' un ottimo punto di partenza per calare sui territori questa convergenza. Ma, ahimè, osservo che si lavora poco a questo obiettivo. Morando - continua - deve coinvolgere maggiormente i dirigenti locali del partito per esaltare il protagonismo di tanti nostri amministratori che non sanno a chi rapportarsi e faticano a sentirsi parte di un progetto comune''. "Vorrei ricordare un particolare della legge elettorale: non c'è il voto disgiunto - continua Villari a proposito delle dichiarazioni di Nicolais e Morando, secondo i quali, oltre alla lista del Pd, c'e' spazio solo per una lista del presidente - Il candidato ha un valore ma per vincere servono liste in suo appoggio". "C'è un dato di fondo da cui partire - conclude riferendosi Morando - siamo noi a dover dare una mano a lui e non viceversa. Cosa sa lui di Napoli? Cosa sa della provincia? Del resto lui stesso, arrivando qui, ha ammesso di non conoscere la nostra realtà. Cosa sa dei tanti amministratori che lavorano sui territori? Non sa nulla. Ecco perchè siamo noi a doverlo aiutare".

sabato 24 gennaio 2009

Villari si rivolge alla Corte Costituzionale

Le operazioni di schiodamento dalla poltrona del Villari hanno l’ennesimo colpo di scena. Il nostro Riccardino ha un asso nella manica. In molti, infatti, pensano che quella di Fini e Schifani sia stata una forzatura e che, se volesse, potrebbe impugnare la lettera di revoca. Lui ci pensa e convoca la Vigilanza. Nonostante lo scioglimento della commissione disposto dai presidenti di Camera e Senato, ha riunito lo stesso l’organismo bicamerale insieme a Marco Beltrandi e Luciano Sardelli. I partecipanti, quindi, hanno approvato un documento e autorizzato Villari a sollevare il conflitto di poteri tra organi dello Stato per conto della commissione. Secondo il verbale della riunione, secondo «l’articolo 61 u.c. della Costituzione, come recepito dall’art. 3 co. 2 del Regolamento interno, quest’organo conserva le proprie funzioni ed attribuzioni, già compiutamente esercitate, con la designazione di presidente, vicepresidente e segretario, fino all’insediamento di altro organo con pari poteri». Inoltre, «alla Commissione è garantita autonomia nei confronti di tutti gli altri organi di rilievo costituzionale, essendole assicurata una funzione di garanzia della libertà di informazione». Come si legge ancora, «tale autonomia è ribadita dal dato normativo che affida ai presidenti delle Camere la designazione dei componenti, con il duplice vincolo che siano di numero pari per i due rami del Parlamento e che sia garantita la rappresentanza di tutti i gruppi parlamentari» e che «il grado di autonomia della commissione risulta violato dagli atti recentemente posti in essere, con lettera provvedimento, dai presidenti delle due Camere, con i quali, su conforme parere delle competenti Giunte per il regolamento, sono stati revocati i componenti ancora in carica e disposto lo scioglimento di quest’organo». In forza di ciò, la Vigilanza ha deliberato «di sollevare conflitto di attribuzioni ai sensi dell’art. 134 Costituzione nei confronti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati. Il Presidente è autorizzato a conferire il relativo mandato».

domenica 18 gennaio 2009

Villari non si schioda!

Riccardo Villari non cede e dice no anche ai presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani, che gli avevano chiesto di lasciare la presidenza della commissione di Vigilanza Rai. In una lettera inviata ai due, Villari dice di sentirsi vincolato al mandato ricevuto ma comunque disponibile a trovare una soluzione politica. "Il mio primo convincimento - scrive - è il dovere di mantenere fede al rispetto delle istituzioni dovuto alla responsabilità che mi è stata affidata da un'elezione legittima e democratica".“Villari non rappresenta più una questione politica ma si è trasformato in un caso umano”. Ad affermarlo è il capogruppo dell’Idv alla Camera dei deputati, Massimo Donadi, mentre dal Pd, partito da cui Villari è stato espulso, il primo a parlare è Fabrizio Morri. “E' un gesto di arroganza che non si era mai visto prima – dichiara Morri riferendosi alla risposta che l’ex compagno democratico ha inviato a Fini e Schifani - Villari crede di aver ottenuto la nomina dal Padreterno e non dalla politica”.

giovedì 15 gennaio 2009

Che sia la volta buona che Villari capisca?

La Commissione di Vigilanza RAI regolarmente convocata, oggi, ma dei suoi oltre 40 membri erano presenti il Presidente Riccardo Villari, il segretario Luciano Sardelli e il radicale Marco Beltrandi. Degli altri componenti, di maggioranza e di opposizione, non si è presentato nessuno. Immediata la reazione dei Presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini dopo la mancanza del numero legale. I presidenti chiedono a Riccardo Villari con una lettera di "mettere a disposizione il Suo incarico". Nella lettera a Villari i Presidenti Schifani e Fini scrivono: “Onorevole Presidente, abbiamo preso atto con viva preoccupazione del fatto che alla odierna riunione della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, da Lei convocata per le ore 14 con all'ordine del giorno, fra l'altro, la questione dei componenti del Consiglio di Amministrazione della RAI, siano risultati presenti, oltre al Presidente, solo due parlamentari su quaranta. Senza voler entrare nel merito di valutazioni di ordine giuridico, che sono attualmente all'attenzione di altri Organi delle Camere, non possiamo non ribadire la nostra più forte preoccupazione per una situazione che vede in uno stato di oggettiva paralisi uno degli organismi di garanzia più rilevanti del nostro sistema istituzionale, il cui mancato funzionamento impedisce di dar corso ad adempimenti significativi che incidono in maniera profonda sul delicato nodo della informazione pubblica e della comunicazione in generale. A cominciare da quello, sopra ricordato, relativo all'elezione del Consiglio di Amministrazione della RAI, ma che non può non estendersi anche agli atti di ordinaria amministrazione. Ci rimettiamo pertanto alla Sua sensibilità istituzionale affinchè voglia valutare con serenità la situazione che si è determinata e, mettendo a disposizione il Suo incarico, consentire un avvicendamento nella Presidenza che permetta alla Commissione di proseguire nella sua attività”. Che sia la volta buona che Villari capisca che è stato abbandonato anche dalla maggioranza con cui si era accordato?

martedì 13 gennaio 2009

“Famo a fidasse” …

"Io non sono molto portato per la tecnica, quindi non la capisco". Lo dice Giulio Andreotti rispondendo, in un'intervista al Tg5, alla domanda su cosa pensi delle registrazioni effettuate dal sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino. "A Roma però -aggiunge- abbiamo una bellissima espressione che dice “famo a fidasse”, cioè fidiamoci gli uni degli altri. Altrimenti -conclude- ognuno deve pensare che quando uno ti dice una cosa può essere vero il contrario, poi devi cercare le prove per capire". La fiducia, è una cosa seria, è vero che non si da a tutti ed è giusto non darla a tutti, però a Villari gli è stata data dal PDL, ed oggi, invece sono tutti ad aspettare che Villari si dimetta. Appurate le difficoltà di procedere a dimetterlo, da ieri si punta infatti a una soluzione cosiddetta politica. Ovvero, si spera che — preso atto che nessuno lo vuole più lì (forse), e dunque la sua persona non è più una soluzione ma crea, di nuovo, un problema per tutti — il senatore non-più-piddino presenti spontaneamente le dimissioni. Dopo la mossa di ieri dei capigruppo del Pdl di Camera e Senato che, per lettera al Corriere della Sera, annunciavano di non partecipare alle riunioni della Vigilanza fino alle dimissioni di Villari, tutti si attendono che lo sblocco dello stallo, in cui è ripiombata la Vigilanza dall'insediamento di un presidente votato solo dal centrodestra, avvenga per via politica e non regolamentare. Il Pdl vuole cacciare Riccardo Villari da presidente della commissione di Vigilanza Rai, ma non sa come fare, anche perché le soluzioni legali sono inesistenti se Villari stesso non intende dimettersi.

martedì 23 dicembre 2008

1) “Chiagne e fotte”

"L'Idv ha detto che toglierà gli assessori ma non uscirà dalla maggioranza nelle amministrazioni di centro sinistra. Cioè gli incarichi frutto della spartizione partitica al di fuori della giunta non li molla. A Napoli chi fa così si dice che “chiagne e fotte'". Lo dichiara Alessandra Mussolini, segretario nazionale di Azione Sociale-Pdl, commentando le dichiarazioni rilasciate da Antonio Di Pietro in merito all'atteggiamento che avrà l'Italia del valori nelle giunte campane a guida centro sinistra.

2) “Chiagne e fotte”

''Ho scritto una lettera al presidente del Senato Schifani per esprimere la mia volontà di rimanere nel Pd. Io non capisco perchè devo essere espulso: ho chiesto le motivazioni ma nessuno me le ha date. Ed e' corretto? Sono l'unico espulso del partito e sono di Napoli: non ci sarebbe, invece, da dire qualcosa in proposito anche per Antonio Bassolino o Rosa Russo Iervolino?'', chiede Villari.

mercoledì 17 dicembre 2008

Villari raduna gli amici

Il presidente della commissione di vigilanza Rai Riccardo Villari ha incontrato ieri gli amici per lo scambio di auguri di Natale. Nella sala Tiempo al centro direzionale, per una fetta di panettone e un bicchiere di spumante, c’erano circa duecento esponenti del Pd, tra cui sindaci dei comuni napoletani, consiglieri comunali di Napoli e di altre città (Afragola, Casavatore, Cardito, Nola, Saviano), consiglieri provinciali, presidenti e consiglieri di municipalità. «Siete, siamo, tutti nel Pd - ha detto Villari, che è stato espulso dal partito per le note vicende legate alla presidenza della Vigilanza - e dobbiamo continuare a lavorare in modo profondo per creare un partito più pluralista e per evitare che si riproducano gli stessi errori».

Tangenti per il petrolio in Basilicata: arrestati l'ad Total e un deputato del Pd

mercoledì 10 dicembre 2008

Villari si iscrive al gruppo misto

Il presidente della commissione di Vigilanza Rai, Riccardo Villari, è ufficialmente componente del gruppo misto del Senato. La notizia é stata data dalla presidenza del Senato in aula, che ha reso nota la lettera di Anna Finocchiaro, con la quale la presidente del gruppo Pd ha comunicato che «il senatore Riccardo Villari dalla data del 4 dicembre 2008 ha cessato di far parte del gruppo medesimo». Pertanto, il senatore Villari risulta componente del gruppo misto. Il regolamento del Senato, all'art.4, prevede, fra l'altro, che «i senatori che non abbiano dichiarato di voler appartenere ad un gruppo formano il gruppo misto». Villari, escluso definitivamente dal gruppo del Pd lo scorso 4 dicembre (e il giorno dopo dal partito), si trova quindi accanto ai senatori a vita Levi Montalcini, Ciampi, Pininfarina, Scalfaro nel gruppo presieduto da Giovanni Pistorio (Mpa) che ha come vice il suo compagno di partito Vincenzo Oliva.

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venerdì 5 dicembre 2008

Epurato Villari

La commissione di Garanzia del Pd, presieduta da Virginio Rognoni e Luigi Berlinguer, ha stabilito che Riccardo Villari sia cancellato «dall'elenco dei soci fondatori e dall'anagrafe degli iscritti al Partito Democratico». La commissione ha esaminato ai sensi degli art. 40 e 41 dello Statuto la posizione del senatore Riccardo Villari. In una nota emetta dai garanti è scritto: «Premesso che il Partito Democratico si ispira a rigorosi criteri di rispetto delle regole e di coerenza politica, la Commissione ha ritenuto che il comportamento tenuto dal senatore Riccardo Villari, per il suo reiterato rifiuto di collaborare lealmente con gli organismi del Partito Democratico e per il grande clamore suscitato nella pubblica opinione, è stato ed è gravemente lesivo dell'immagine del Pd e dei principi di correttezza che lo Statuto ed il Codice Etico richiedono ai suoi iscritti ed eletti». Riccardo Villari, si rivolge a tutti i suoi colleghi per invitarli a riflettere su quello che sta accadendo all'interno del Pd dal quale Villari ritiene di essere stato epurato ad opera di «un ignoto comitato dei garanti». Villari dice: «Con l'ennesimo atto che richiama il metodo antidemocratico seguito dalla dirigenza del mio partito - spiega - per tutta la vicenda che ha riguardato la commissione di Vigilanza, ho appreso dalle agenzie di stampa di essere stato espulso dal Pd e addirittura cancellato dall'elenco dei soci fondatori, come se anni e anni di impegno politico possano essere eliminati così ». Conclude con un appello ai colleghi: «Questo è un provvedimento senza precedenti per chi, come me, ha avuto la colpa di ridare dignità ad una istituzione svilita per mesi e mesi nel rimpallo di votazioni inutili e nella totale inattività, di cui la tv pubblica paga pesantemente il conto. Chiedo a tutti i miei colleghi, che hanno lottato con me per fondare il Pd e dare una nuova prospettiva riformista al nostro Paese, di riflettere su quello che sta accadendo all'interno della nostra forza politica».

domenica 23 novembre 2008

Né sfiducia, né revoca del mandato l’unica possibilità sono le dimissioni

In base alle regole parlamentari Riccardo Villari non può essere revocato, né sfiduciato dalla commissione bicamerale di Vigilanza sulla Rai, che lo ha regolarmente eletto presidente, pur contravvenendo alla prassi dell’intesa tra maggioranza e opposizione. Neppure una maggioranza della commissione può, con un voto, sostituire il presidente. La sola via consentita per il ricambio è quella delle dimissioni volontarie. In pratica la presidenza di una commissione viene tutelata come la presidenza delle Camere. Non sono ammessi atti di indirizzo o mozioni che possano destituire un presidente eletto. La sfiducia è possibile solo per il governo o per un singolo ministro, ovviamente attraverso il voto dell’intera assemblea. Per le commissioni parlamentari permanenti (inserite nel procedimento legislativo) c’è la clausola di metà legislatura: dopo due anni e mezzo si procede obbligatoriamente ad una nuova elezione dei presidenti. In teoria Villari potrebbe restare formalmente presidente anche nel caso tutti i commissari disertassero in blocco le riunioni. Ovviamente sarebbe uno scenario inedito. (Il Mattino)

giovedì 20 novembre 2008

Villari non si dimette

Riccardo Villari, in barba alle richieste del suo partito, ha deciso di tirare avanti per la sua strada. Prima ha chiesto di incontrare Fini e Schifani (ma il presidente del Senato era a San Pietroburgo, quindi bisognava attendere qualche giorno) e poi ha assicurato che si sarebbe dimesso quando Pd e Pdl avessero trovato un nome condiviso. Ebbene: quel nome è arrivato, è Sergio Zavoli. E Villari che fa? Si dimette? Neanche per sogno. Convoca la commissione di Vigilanza Rai e annuncia di non voler abbandonare il suo incarico. Il Pd, nel frattempo, decide di espellerlo dal partito.

Walter Veltroni: «Il comportamento di Villari è pazzesco».

mercoledì 19 novembre 2008

Pressioni inaudite

Le analogie non sono da poco. Clemente Mastella e Riccardo Villari hanno natali campani, furono compagni di partito (anzi, maestro e allievo) nel CDU e hanno radicato la loro ascesa politica nel territorio (anche se pare che il secondo abbia un debole soprattutto per le isole campane e per la zona di Posillipo). Le gesta di Mastella nella passata legislatura sono note. Oggi il suo discepolo Villari riesce nella non difficile impresa di affossare ulteriormente la leadership del segretario Veltroni (come se ce ne fosse bisogno), che a vuoto chiede le sue dimissioni. "Sono sottoposto a pressioni di inaudita violenza. L'elezione a presidente della Commissione di vigilanza non deve comportare una tale condizione". Lo dichiara in una nota il senatore Riccardo Villari che prosegue: "nella mia qualità di parlamentare della Repubblica ho l'obbligo e il dovere di contribuire a garantire il funzionamento delle istituzioni". "A questo intendo attenermi - conclude - nel pieno rispetto di quanto previsto dalla nostra costituzione respingendo qualsiasi forma di pressione e di intimidazione".

lunedì 17 novembre 2008

Villari, la vigilanza e il Pd

Non poteva che finire in farsa dopo cinque mesi e 45 votazioni andate a vuoto. Il Pd ha continuato a sostenere la nomina di Leoluca Orlando (IdV) per la presidenza della Commissione di Vigilanza Rai. Dalla sua, la maggioranza ha continuato a bocciarla. Alla fine è stato eletto il senatore Riccardo Villari (PD). Per un comune mortale che sente ogni tanto la radio la mattina, la reazione indignata dell'opposizione è un po' incomprensibile: ok, non è Orlando, ma non è comunque uno del partito? Perché il segretario Walter Vetroni dice che ora aspetta le sue dimissioni? La spiegazione non è lineare. La sinistra insorge perché ritiene che questa elezione sia un colpo di mano della maggioranza, che ha pescato tra le fila del PD un nuovo candidato, lo ha votato ed eletto alla faccia delle diverse indicazioni dell'opposizione. Villari è cresciuto alla scuola di Mastella, figurarsi se molla.

Vigilanza, le condizioni di Villari «Non mi dimetto, Orlando superato»

sabato 15 novembre 2008

Medico e tifoso del Napoli, una carriera al centro

Riccardo Villari del Pd è stato eletto Presidente della Commissione Vigilanza Rai per volontà del Pdl. Si dimetterà?

Aveva 37 anni, nel 1993, quando fu nominato assessore alla Cultura al Comune di Napoli. Sindaco era Francesco Tagliamonte. Quella giunta fu definita di salute pubblica. Un anno prima era stato eletto consigliere comunale. Nella Dc. Erano gli anni di tangentopoli e Riccardo Villari, nato a Napoli nel 1956, alternava la professione di medico epatologo alla passione per la politica. In medicina ottenne lusinghieri successi. «Fu grazie a una mia ricerca che per i neonati arrivò la vaccinazione anti-epatite B», ricorda con orgoglio. Ma la politica era la politica. L’aveva scoperta sin da studente liceale e l’aveva coltivata seguendo e studiando all’ombra di Enzo Scotti. Il terremoto di tangentopoli provoca la fine dei partiti. Dalle ceneri della Dc risorge il Ppi: il segretario è Rocco Buttiglione e Villari a Napoli è tra i promotori. Quando il partito si spacca sulla scelta del segretario di allearsi con Forza Italia, Villari segue Buttiglione nel Cdu. Nel ’96 è candidato alla Camera ma non è eletto. Nel ’98, quando i «quattro gatti» di Cossiga consentono a Massimo D’Alema di sostituire Prodi a Palazzo Chigi, Villari passa con l’Udeur di Mastella a sostegno del governo. Diventa segretario regionale del Campanile e nel 2000 si candida alle regionali: con 12mila preferenze è il primo degli eletti. Bassolino lo chiama in giunta ma con l’impegno a rimanerci per cinque anni. Ma la sua idea è l’esperienza parlamentare e nel 2001 con l’Ulivo arriva la prima elezione alla Camera nel collegio di Pomigliano. All’orizzonte, intanto, si profila la nascita della Margherita. Villari cerca invano di convincere Mastella ad aderirvi. Clemente dice no, lui rompe e sposa il progetto proposto da Francesco Rutelli di cui diventa uno degli uomini di fiducia. In Campania lancia la sfida a Ciriaco De Mita. Nel nome del rinnovamento, nel 2003 Villari si candida alla segreteria regionale. Il congresso è caldo, l’establishment della Margherita è tutto con De Mita, il leader di Nusco affonda duri colpi contro il suo 47enne sfidante. Ma Villari riesce a strappare un lusinghiero 21 per cento che lo accredita a Roma come uno dei volti e nomi nuovi della politica campana. Rutelli lo nomina responsabile nazionale del Mezzogiorno. Grande tifoso del Napoli fino a fondare in Parlamento il club dei supporters azzurri, caprese d’adozione, l’Itama per i bagni al largo dei Faraglioni, nel 2005 Villari, quando la Iervolino fa sapere di non essere disponibile a un secondo mandato, fu scelto per la candidatura a sindaco di Napoli. Sembra fatta. Rutelli lo sostiene, De Mita, con il quale ha ricucito, anche. Ma il pressing di Bassolino sulla Iervolino perchè non rinunci è forte e alla fine Rosetta cede: si ricandida. Villari ne prende atto. Nel 2006, capolista dell’Ulivo, è rieletto alla Camera. Un anno dopo, fa capolino il Pd. La fusione tra Ds e Margherita non appassiona Villari che più volte sottolinea il rischio di uno strapotere diesse. Poi la situazione precipita. Il governo Prodi cade. Si torna alle urne. Villari passa dalla Camera al Senato. E sul Pd nelle ultime settimane si fa notare per i distinguo da Veltroni. Prima ipotizza un «piano B» che porti D’Alema alla segreteria; poi prende le distanze dalla manifestazione del 25 ottobre alla quale infine partecipa. Ieri, l’elezione alla presidenza della Vigilanza. (Paolo Mainiero il Mattino)

Vigilanza Rai, eletto Villari con i voti del Pdl

sabato 12 luglio 2008

Pd, lavorare all’alleanza guardando al centro

Il nuovo Pd napoletano di cui parla Gino Nicolais su Il Mattino è quello in cui molti di noi si riconoscono. Serve un partito solido e radicato, capace di ascoltare e trasferire alle comunità le soluzioni proposte da una classe dirigente aperta, libera, e democraticamente selezionata. Il ragionamento di Nicolais contiene quella voglia di cambiamento di cui si avverte il bisogno ma rimanda il vero nodo politico: le alleanze. In Campania, laddove il Pd guida molte amministrazioni, la discussione è ferma, sospesa, mentre a livello nazionale tutto è in movimento a partire dal rapporto con l’Idv. Il Dna del Pd riconosce ai partiti regionali una certa dose di autonomia nella definizione delle coalizioni, nel rispetto delle specifiche esperienze realizzate sui territori (si pensi alla presenza di liste civiche). La Campania però non è immune da quella rivoluzione politica dovuta all’iniziativa di Veltroni che ha semplificato lo scenario politico: anche da noi sta per aprirsi una stagione nuova e il Pd deve esserne protagonista. Siamo nati per modernizzare il Paese, rispondere alla domanda di cambiamento di una società profondamente mutata nel rapporto con i riferimenti politici, sociali, economici, religiosi, culturali ormai sempre meno riconosciuti come tali. A noi tocca progettare e costruire un polo riformatore, un centrosinistra nuovo di zecca, capace di interpretare ansie e bisogni di quella società che vuole andare avanti, crescere attraverso efficienza, merito, trasparenza, sicurezza, lavoro e salute. È possibile cogliere questo traguardo insieme ai cosiddetti «nonsipuotisti», a coloro che si limitano ad agitare le coscienze e le piazze esclusivamente «contro», incapaci di offrire proposte realizzabili e uno sbocco virtuoso all’insoddisfazione? In definitiva costoro garantiscono sempre ed esclusivamente quanti sono già all’interno dell’area cosiddetta «protetta», non riducendo i privilegi né ampliando le opportunità: chi ha già il lavoro anche se fannullone, chi è iscritto all’università ma non procede e non dà esami e cosi via. In tal modo si nega quel dinamismo assolutamente virtuoso e quindi utile per la crescita del mondo del lavoro, della cultura, della sanità, e si finisce per esaltare il sistema e/o l’apparato piuttosto che il lavoratore, lo studente, il paziente, il cittadino. In cosa è diverso l’elettore moderato e di centro di oggi rispetto a quello del passato? Oggi la forma e la modalità usate dall’elettore moderato per chiedere il cambiamento verso la modernizzazione sono sostanzialmente immutate; rispetto al passato però, egli pretende un rinnovamento radicale e senza sconti. Una parte di questo elettorato è rappresentato in Campania da un Udc in attesa e da un Udeur da rassicurare e non abbandonare al centrodestra. Qui da noi infatti si è registrato un incontro singolare tra una parte fuoriuscita dal Pd e un Udc, a livello nazionale espulso dalla Pdl. Questo incontro non ha prodotto benefici nell’immediato con la crisi alla Provincia di Avellino. Questa ferita istituzionale non deve comunque consegnarci a una reazione emotiva impedendo al Pd ogni iniziativa di allargamento e di espansione della coalizione. Bisogna avviare da subito un confronto franco e aperto, mettendo al centro la nostra visione della società campana e le nostre proposte per il nuovo ciclo istituzionale e politico che ci attende. (Riccardo Villari Senatore del PD – Il Mattino)

giovedì 29 maggio 2008

Iossa: Il governo ombra deve incontrare il Partito Democratico

Walter Veltroni deve al più presto fissare una riunione del governo ombra del Partito Democratico a Napoli” è questa la richiesta avanzata dall’onorevole Regionale Felice Iossa “dobbiamo di discutere nel capoluogo partenopeo i temi che devono essere affrontati con maggiore fermezza". "E’ in Campania e nel Mezzogiorno che ci sono le maggiori emergenze da quelle ambientali a quelle del lavoro, dallo sviluppo in generale alla lotta alla criminalità. Il Partito Democratico deve diventare il partito del Mezzogiorno e del lavoro. La politica oggi si accapiglia solo sulle nomine. Non si riesce a dare risposte concrete alle richieste della gente". "Non possiamo pensare in questo momento di fare le primarie del Partito Democratico con una situazione di grande emergenza dovuta alla questione rifiuti che sta generando una fortissima tensione sociale. Il segretario Iannuzzi ed il gruppo dirigente del Pd devono tenere in considerazione questi aspetti". "E’ irrealistico pensare di chiamare i cittadini alle primarie senza idee e senza un programma. Sarebbe più utile indire una conferenza programmatica prima dei comitati per le primarie. Studiare, confrontarci e poi presentare un’idea di società, un progetto per far diventare il Pd il partito del mezzogiorno e del lavoro”. (Metropolis)

Pd, quattro senatori campani nell’area Marini-Franceschini

Nel Pd si disegnano nuovi equilibri e ieri sera, a Roma, al ristorante Chigi si è riunita l’area dei cattolici democratici. C'erano Franco Marini, Dario Franceschini e Giuseppe Fioroni e con loro, tra gli altri, quattro senatori campani, Teresa Armato (foto), Riccardo Villari, Alfonso Andria, Enzo De Luca. Non nasce una corrente, tengono a far sapere gli interessati, piuttosto si rafforza un’identità, quella dei cattolici democratici, che sostiene il segretario nazionale Walter Veltroni. Questi nuovi equilibri sono destinati a incidere anche sugli scenari regionali, a partire dalla segreteria provinciale del Pd per finire al futuro candidato alla presidenza della Regione.