Vico Equense - Un post intimo, che parte dal ricordo di una foto di famiglia, si trasforma in una dura denuncia politica sullo stato dell’accessibilità a Vico Equense. A sollevare il caso è la consigliera comunale del Partito Democratico, Francesca Esposito (foto), che traccia un bilancio amaro sugli ultimi 21 anni di battaglie e promesse mancate sul fronte della disabilità. Al centro della critica della consigliera dem c'è lo stallo burocratico e strutturale in cui versa il Comune. «Da cinque anni ormai, il Piano per l'Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) è fermo, privandoci di una visione del futuro», attacca Esposito. La mancanza di una pianificazione concreta si riflette direttamente sulla quotidianità dei cittadini e dei turisti con mobilità ridotta, specialmente durante la stagione estiva. Il mare, che per Vico Equense rappresenta una risorsa fondamentale, diventa simbolo di esclusione. Esposito accende i riflettori sulla "semplice, bellissima libertà di godersi il mare insieme agli altri", un diritto fondamentale che sul territorio viene ancora negato. «Le spiagge non sono ancora accessibili a tutti – spiega la consigliera – e mancano di servizi essenziali che permettono a chiunque di vivere la propria quotidianità sull'arenile in autonomia e dignità». La consigliera del PD stigmatizza l'atteggiamento delle istituzioni, accusate di fare pura propaganda e di delegare il peso dell'assistenza unicamente ai nuclei familiari: «C'è una grande differenza tra celebrare la disabilità a parole e accoglierla nei fatti. Nella pratica il supporto attivo si restringe troppo spesso alla sola cerchia familiare, anziché diventare un impegno collettivo e condiviso». Un ritardo che si sarebbe accentuato negli ultimi anni. Secondo l'esponente dell'opposizione, la pandemia non ha insegnato a ricostruire una comunità più equa, anzi: «In questi anni post-Covid, anziché avanzare verso una città più equa, abbiamo assistito a una battuta d'arresto. Molti piccoli progressi culturali e strutturali sembrano svaniti». L'intervento si conclude con un richiamo all'identità cittadina e al concetto stesso di civiltà: «Una comunità si definisce civile quando sa valorizzare e sostenere ciascuno dei suoi membri, partendo da chi ha bisogno di maggiore attenzione. Finché qualcuno verrà lasciato indietro, non potremo dirci una città moderna». Di qui l'invito ai vicani a "camminare insieme" per abbattere le barriere culturali prima ancora che architettoniche.
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