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martedì 14 luglio 2009

Pd: Follini, Di Pietro mandante di Grillo ora chiudere con Idv

"Se Beppe Grillo irrompe sulla scena congressuale del Pd ci sono due modi per ribattere. Il primo consiste nel dire che non e' una cosa seria. Grillo non ha nulla a che vedere con noi, e perfino la sua dichiarazione di candidatura suona piu' come un dileggio che come una proposta. Per guidare una comunita' politica occorre in qualche modo farne parte, condividerne idealita' e progetti. Un comico che sulle ali della sua notorieta' si offre come leader di un partito che non ama e a cui non crede fa fare un altro scivolone alla politica. Si tratta di una pantomima e ha fatto bene l'intera dirigenza del Pd a ricordare che ci apprestiamo a celebrare un congresso e non un happening. Il secondo consiste, facendo un passettino piu' avanti, nel mettere al bando di noi stessi ogni concessione, ogni ammiccamento, ogni indulgenza a quella demagogia triviale di cui Grillo e' campione nazionale. E qui forse il discorso si fa piu' impegnativo, meno scontato. Gia', perche' Beppe Grillo puo' permettersi di presentarsi insalutato ospite alle nostre assise perche' noi contro quella demagogia forse non ci siamo spesi abbastanza. La realta' e' che siamo ancora alle prese con le propaggini di Di Pietro. E' stata la innaturale alleanza con l'Idv che ci ha messo nelle condizioni di dover subire un certo numero di intrusioni e condizionamenti nella nostra breve vita di partito. E se ora di punto in bianco spunta Grillo, altro non e' che l'ennesima testa di un Idra populista dalle cui spire non siamo riusciti finora a liberarci. Riproporre da parte mia per l'ennesima volta la fine dell'alleanza con Di Pietro puo' sembrare quasi un tormentone. Ma il fatto e' che nel frattempo lui l'alleanza l'ha rotta davvero. Quella pagina di pubblicita' contro il lodo Alfano nel giorno del G8, e poi quella risposta tra i denti data all'appello appello per la tregua di Napolitano rendono drammaticamente evidente la distanza che corre tra noi e lui. In fondo Grillo affacciandosi alle soglie del nostro congresso non fa altro che vestire di nuove parole questo vecchio e fin troppo conosciuto fantasma. A questo punto, almeno per me, dare una risposta statutaria a Grillo significa anche dare una risposta politica ai suoi mandanti. Piu' sara' chiara, meglio sara'. E se magari ci costera' qualcosa, vorra' dire che abbiamo fatto un investimento lungimirante". Il Riformista di domani pubblichera' questo corsivo di Marco Follini dal titolo 'Tonino mandante di Grillo'. (Agi)

Pd, la sfida di Bersani parte dal call center

venerdì 18 luglio 2008

Follini: «Ha ragione Antonio, non può diventare l'alibi per la coscienza sporca di tutti»

Marco Follini, senatore del Pd eletto in Campania, conferma che la collaborazione tra istituzioni, nel caso dell'azione di contrasto all'emergenza rifiuti in Campania, è indispensabile. È d'accordo anche su quanto dice Berlusconi che l'emergenza rifiuti, almeno quella visibile per strada, è terminata? «Mi pare che un briciolo di ottimismo sia legittimo. Si raccolgono i frutti dell'azione condotta dall'allora commissario per l'emergenza rifiuti Gianni De Gennaro». C'è, secondo lei, parte di merito che va riconosciuto a Berlusconi? «Il Governo ha operato bene e l'opposizione ha fatto benissimo ad alzare la bandiera della collaborazione sul fronte dei rifiuti campani. Berlusconi aveva incardinato buona parte della sua campagna elettorale sulla crisi dei rifiuti e l'opposizione ha fatto bene a non cedere sul terreno delle provocazioni». Bassolino dice che è stato giusto rimanere al suo posto. Tuttavia, resta l'ombra di una responsabilità politica forte sul suo periodo di gestione dei rifiuti. «Questo fa parte di un'autocritica che abbiamo avviato nel Pd già in campagna elettorale e che dobbiamo ancora completare. Tuttavia, non vorrei che si facesse di Bassolino un alibi per la cattiva coscienza di tutta la classe dirigente ». Vale a dire? «Beh, io sono ‘‘vergin di servo encomio e di codardo oltraggio'': non ho mai considerato Bassolino un principe rinascimentale, ma neanche il demonio che si vuole dipingere negli ultimi tempi. La responsabilità sui rifiuti appartiene a tutta la classe dirigente. Anzi, sa cosa le dico? Che oggi vedo in fila tanti a tirar sassi, dopo aver trascorso buona parte del tempo, in precedenza, ad esercitarsi in adulazioni pro-Bassolino ». Parliamo di De Mita: ha fatto cadere l'amministrazione provinciale di Avellino e scuote alle fondamenta il Pd campano. «In linea generale non condivido l'asprezza dei suoi giudizi sul Pd, ma credo che tra di noi, prima o poi, lo spazio per il dialogo dovrà essere recuperato. Del resto, io scommetto sulla ripresa dei rapporti tra Pd e Udc: il Pd deve liberarsi dall'illussione di bastare a se stesso e l'Udc praticare una centralità in modo non neutrale rispetto alla disputa politica in atto». (Corriere del Mezzogiorno)

giovedì 3 luglio 2008

Follini: Nicolais, giusto ripartire dai giovani

Aprire le porte della segreteria agli under 40 può risultare una scelta vincente. Non ha dubbi Marco Follini, senatore Democratico eletto in Campania, che loda le capacità gestionali del neo-segretario provinciale del Pd napoletano Luigi Nicolais: "Ha tutte le caratteristiche per svolgere il nuovo incarico in maniera giusta — dice l'ex segretario nazionale dell'Udc —. Abbiamo bisogno di voltare pagina e, forse, ripartire dai giovani può essere importante". Non solo. In Campania occorre anche "attrezzarsi in previsione del federalismo fiscale", che costituisce uno dei primi punti dal quale il nuovo Pd deve ripartire. "E sono sicuro - dice Follini - che la nuova segreteria lavorerà per attuare soluzioni e misure adatte affinchè il federalismo fiscale sia su misura anche della nostra Regione, e non solo di quelle più ricche".

Allodi: Pd, no al nuovismo a tutti i costi


PD, rompere con il passato
Napolionline - la citta vista da dentro - giovedì 03 luglio 2008


venerdì 2 maggio 2008

(P)Dc

Un occhio accorto e attento alle dichiarazioni interne del Partito Democratico. Per superare le cocenti sconfitte elettorali, abbiamo scelto il Senatore ed ex Vicepremier di Berlusconi, Marco Follini, eletto in Campania. Il suo curriculum vitae è tutt’altro che esaltante, ha percorso diverse stagioni politiche senza lasciare pressoché traccia.

“Ora occorre discutere dell’identità del Pd. Se è un partito di sinistra, anche socialdemocratico, beh, la scommessa non mi riguarda più. Se invece capisce le sue difficoltà, unisce davvero le varie culture del Paese e dice no a Di Pietro, Grillo e i radicali, possiamo cambiare la strategia e andare avanti”

Spiegazione: Ora occorre rifare la Dc.

(Foto di Alessandro Savarese)

sabato 12 aprile 2008

Follini: patriarchi a casa. Il Pd ha le capacità per voltare pagina

Marco Follini ha ingranato la quarta. Spedito in Campania per far «crescere» il Pd si è calato nel ruolo con molta partecipazione e ieri sera, parlando a Vallo della Lucania ha avuto apprezzamenti per i cittadini-elettori perchè, ha detto, «mostrano di voler rispedire al mittente l'immagine disastrosa e caricaturale della Regione fatta da Berlusconi». Oltre che belle parole, però, la sua analisi è molto più problematica. E quindi severa. Ne parliamo partendo, manco a dirlo, da Bassolino. Pollice verso o assoluzione? «Nè l'una nè l'altra cosa. Non avendo mai esternato sentimenti di servo encomio nei suoi confronti rifuggo oggi dal peccato di cotanto oltraggio». Traduciamo in parole povere: non avendo fatto parte del coro degli adulatori del governatore non mi va di passare ora per chi fa professione di difesa ad oltranza. «Proprio così e poi è tempo di spersonalizzare le questioni politiche, questa è la stagione dell'autunno dei patriarchi, anche quelli giovani». Allude a Pecoraro Scanio? «Fate voi, ma consiglio in ogni caso di attendere il responso del voto. Ho fatto queste considerazioni anche dopo aver letto l'editoriale del suo giornale: condivido i punti interrogativi che sono stati sollevati, ma la risposta verrà dal voto e dai processi che il voto metterà in moto. Avendo ben presente, in ogni caso, che al primo posto c'è l'esigenza di costruire una nuova Campania e di scegliere il candidato presidente». Il vero drammatico assillo è scegliere il candidato-presidente della Regione. «Oggi il Pd è un blocco monolitico e sa fare gioco di squadra. Un aiuto, vedrete, lo darà lo stesso Bassolino insieme a Iannuzzi che sta facendo bene il suo lavoro». Parliamo di un altro mostro sacro: Ciriaco De Mita. «Mi sono impegnato a non dire una parola contro di lui, ho alle spalle anni di amicizia e di rispetto nei suoi confronti». Mastella, invece, lo ha cercato più volte. E anche Pierferdinando Casini non disdegna. Sono tutti amici suoi, non parliamo neanche di loro? «No, di loro possiamo parlare e soprattutto di Casini anche per rispondere a un suo collega che ha detto che tra me e lui non ci sono differenze perchè diciamo le stesse cose di Berlusconi. Le differenze ci sono, eccome: io ho camminato solo con le mie gambe, per Casini, al contrario, ha deciso Berlusconi. È tutta un'altra storia, insomma». (C. F. da il Corriere del Mezzogiorno)

Quindici anni da superare
Napolionline - la citta vista da dentro - sabato 12 aprile 2008

mercoledì 9 aprile 2008

Bus(xelles) …

Anche i piddini della Penisola Sorrentina, partono in bus per il comizio di Veltroni, la partenza da Vico è prevista per le 14,15 circa (già mangiati). Il candidato premier del Pd salirà sul palco alle 17 in piazza del Plebiscito accompagnato solo dai capilista Massimo D´Alema per la Camera e Marco Follini per il Senato, nonostante siano forti le pressioni locali per far salire anche Bassolino. La preoccupazione maggiore sembra essere soltanto questa, nessuno si preoccupa che il Governatore sino al 2009 gestirà i fondi strutturali 2007-2013, una pioggia di milioni di euro. Il popolo bassoliniano, lo zoccolo duro che non si è dileguato nemmeno davanti all’evidenza, lo difende, e parte in Bus. Nel frattempo il governatore si prepara per l’anno prossimo, si parte, vuole un seggio nell´europarlamento …

Regione, fedelissimi in trincea ma c´è chi festeggia: "Era ora"
Napolionline - la citta vista da dentro - mercoledì 09 aprile 2008

giovedì 3 aprile 2008

Aggiungi un posto a tavola … io c'entro

Vico Equense - L’ex Vicepremier di Berlusconi, Marco Follini, candidato con il Pd al Senato in Campania, domani dovrebbe approdare a Vico Equense per cenare con un selezionato gruppo di ex diessini. Il suo curriculum vitae è tutt’altro che esaltante, ha percorso diverse stagioni politiche senza lasciare pressoché traccia, un po’come gli ex diessini. Negli ultimi tempi, si assiste sempre più spesso a fenomeni di transumanza: da una partito all’altro, (esattamente come si passa da un gestore all’altro del telefonino senza cambiare numero). Ecco alcune dichiarazioni del democratico Follini.

"Con Prodi abbiamo idee diverse e continueremo ad averle. Nel centrosinistra esistono due, forse tre linee di politica estera e Bertinotti vuole addirittura abolire la proprietà privata". (Marco Follini, 12 marzo 2005).
"Ho fatto mio lo schema del bipolarismo e dell'alternanza. Quindi, alla peggio, andrò a casa. A sinistra no". (Marco Follini, 12 aprile 2005).
"Prosegue il mio impegno politico nel centrodestra. Non mollo, non attraverso la porta della Margherita. E non tifo per Prodi, come ha scritto qualche giornale". (Marco Follini, 5 ottobre 2005).
"Nessuno mi ha offerto di passare al centrosinistra perché tutti sapevano che non sarei mai passato. Mi auguro che il centrodestra vinca". (Marco Follini, 26 marzo 2006).
"Escludo qualsiasi operazione di trasformismo". (Marco Follini, 12 aprile 2006).
"Nessuno di noi, nemmeno quelli più vicini alla linea di confine, farà da stampella a una maggioranza che traballa". (Marco Follini, 18 aprile 2006).
"Io all'opposizione ci resto. Su tutto questo non c'è alcun equivoco". (Marco Follini, 16 luglio 2006).
"La mia destinazione non è il centrosinistra". (Marco Follini, 23 luglio 2006).
"Voterò la fiducia a Prodi. Mi propongo di partecipare, se ci riesco, alla costruzione di un nuovo centrosinistra". (Marco Follini, 24 febbraio 2007).

mercoledì 2 aprile 2008

La volpe ...

Marco Follini, era nel centrodestra, poi, una volta passato dall'altra parte, nel centrosinistra, si è talmente entusiasmato da diventare uno dei protagonisti del Partito democratico. Segato perché criticava Berlusconi, in una intervista rilasciata al Corriere.it, ha dichiarato: "Ho molti difetti, ma l'attaccamento alla poltrona non è tra questi". Certo, non ha difficoltà ad alzarsi dalla poltrona, purchè poi vada immediatamente ad adagiarsi su un ben più comodo divano... A gennaio ha pubblicato un saggio, “La volpe e il leone”, in neanche cento paginette dense di personaggi dalla coabitazione per nulla scontata – Immanuel Kant e Mariotto Segni su tutti – Follini affronta il tema dei temi: il rapporto tra morale e politica. L’arte di governo è tecnica dell’amministrazione e del mantenimento del potere o scienza ispirata a moralità, valori, dover essere? Nel titolo, la volpe e il leone – l’astuzia e la forza – sono ovviamente quelli del Principe di Machiavelli, che fu il primo a “mettere il filo spinato tra politica e morale”. Ma ormai, sentenzia Follini, “dopo cinque secoli, il mondo lo sta archiviando”. Follini dice molto poco – nel suo saggio - sul governo Berlusconi: “Lungo i tornanti della sua avventura politica si può dire che la nostra etica pubblica sia scesa ancora di qualche gradino più giù”. Il livello è basso, accidenti, soprattutto perché Silvio Berlusconi ha dato il via a una strategia di promesse irresponsabili che “incide sulla moralità della politica”. Perché questa politica “non decide, commercia. Offre indulgenze”. Follini dice troppo poco per una semplice ragione: durante il governo Berlusconi, come è noto, egli fu segretario di un partito della maggioranza e più tardi anche vicepresidente del Consiglio. Ecco, uno che scrive un libro sul rapporto tra etica e politica questa cosa forse la dovrebbe, responsabilmente ricordare.

martedì 1 aprile 2008

Pesce d’aprile …

Vico Equense - Marco Follini sognava di essere Aldo Moro. È finito a mangiare pesce con un gruppetto di ex diessini frustrati di stare nel Pd. È un animale politico d’altri tempi, un sopravvissuto. Come quelli della sua specie, non ha capito che tutto è cambiato ed è convinto che gli alieni siano gli altri, quelli che scendono in piazza. Li considera una parentesi anomala nella storia politica italiana, e aspetta fiducioso che la parentesi si chiuda. È dal 1994 che attende, e intanto sono trascorsi tredici anni e quattro legislature. Anche se al grande pubblico è noto da una decina d’anni, cioè da quando ha iniziato a rompere le scatole a Berlusconi, è una vita che mastica politica. Viene da una famiglia dell’alta borghesia romana, status certificato da casa ai Parioli e vacanze a Cortina. Niente a che vedere con il modello di ricco più diffuso nella capitale, quello del “generone”. I Follini, racconta chi li ha frequentati, erano «una famiglia di veri signori, zeppa di gente che non ha mai avuto bisogno di lavorare. Terrorizzati all’idea di ostentare, hanno sempre adottato uno stile di vita sobrio. Come molti altri figli della “Roma bene”, il piccolo Marco frequenta la American Overseas School, scuola bilingue sulla via Cassia. Francesco Cossiga l’ha ribattezzato l’Harry Potter della politica italiana. Peccato che Follini non sia un attore, si aggiudicherebbe facilmente la parte del protagonista nella “Commedia degli equivoci” di shakespeariana memoria.

domenica 30 marzo 2008

Folli(ni) ...

Vico Equense - Secondo voi, in un momento in cui la politica italiana, almeno nei suoi grandi partiti, sposta la competizione verso il centro, cosa deve fare l'elettore di sinistra? Accettare la situazione e votare Pd o dare il proprio voto a sinistra? Secondo me, se si chiedono 40 euro a persona, per una cena a base di pesce in compagnia di Marco Follini si perde, automaticamente, il diritto di essere di sinistra. Per strappare uno zero virgola qualcosa alle prossime elezioni politiche, un gruppetto di ex diessini, dopo aver lanciato per anni accuse verso le cene e i salotti, per convincere quel 30 per cento di indecisi, soprattutto delle fasce deboli, dai quali dipende la possibilità di vincere le elezioni, opta per la tavola. Parlare ad un giovane precario, cercare di dar risposta ai drammi, individuarne i bisogni e renderli "materiale politico" neanche a parlarne. In base alla nuova dottrina Veltroniana, fatta di tanto riformismo e niente sinistra, "il giovane Follini", come lo chiamavano i seniores democristiani a Piazza del Gesù, il "doro-moroteo" per autodefinizione e propensione alla mediazione culturale, chi voleva essere con il suo partitino il lievito modernista del centrodestra, in sostanza un ulivista, mutatis mutandis, della Casa delle libertà, è arrivato a Vico Equense. Sono le fantastiche svolte della politica: il giornalista sottoccupato dopo l'esperienza nel Cda della Rai, il giovanotto tutt'altro che di destra (al punto che l'ambiente democristiano gli attribuì il ruolo di ghostwriter di Martinazzoli all'epoca del passaggio dalla Dc al Partito popolare), che diventa vice di Berlusconi, nel governo più neoconservatore e ideologico che l'Italia abbia mai conosciuto. Infine, dopo aver rotto con Berlusconi se n’è andato. Oggi Marco “mangia” con gli ex diessini …


lunedì 24 marzo 2008

«Raccolgo il grido di Saviano la legalità questione cruciale»

Legalità, formazione, sviluppo: passa attraverso questo triangolo, sostiene Marco Follini, capolista del Pd al Senato, il rilancio della Campania. Prima l’appello di Roberto Saviano a rompere il silenzio sulla camorra, poi il monito del cardinale Crescenzio Sepe. C’è, sulla legalità, il rischio di un arretramento? «Non possiamo restare indifferenti al loro grido. Il tema della legalità è cruciale. Chi ha a cuore la civiltà del nostro Paese e la rinascita del Sud ha il dovere di mettere questo tema in cima all’agenda politica». Sepe interviene sempre più spesso sui problemi della città. È anche l’indice di una debolezza della politica? «La forza e la suggestione del messaggio religioso sono un fatto positivo. La debolezza della politica è un fatto allarmante. Tra le due cose un rapporto c’è ma non dobbiamo vederlo come un gioco a somma zero. La politica può riprendere la sua forza senza mettere in ombra il valore spirituale della religione. Il valore civile della Chiesa sta appunto nel sollecitare la politica a fare meglio». La campagna elettorale si svolge in un clima di tensione. I rifiuti per strada, turismo e agroalimentare al tracollo... «Tutte le campagne elettorali sono difficili ma quella a cui siamo chiamati in Campania lo è ancora di più perchè incombe la tragedia civile dei rifiuti. Occorre uscire al più presto dall’emergenza e mi pare che l’impulso di De Gennaro sia di aiuto. Occorre, nel frattempo, studiare misure di sostegno a quei comparti, come turismo e agroalimentare, che sono stati più duramente colpiti». Bassolino parla di autolesionismo. Concorda? «Io non sono un cultore del lamento. Chiunque ha responsabilità politiche è chiamato a battersi il petto e fare ammenda e questo riguarda tutti, noi per primi. Alla destra che occupa l’altra metà del campo dico e ripeto che non si può cavalcare l’emergenza con spregiudicatezza elettoralistica. Esiste un limite alla partigianeria, un limite patriottico se così posso dire». Però i giovani, soprattutto laureati, emigrano. Cosa fare per trattenerli? «Qualunque programma di sviluppo passa dalla cruna dell’ago del recupero della legalità. Se non siamo capaci di garantire questo, tutto il resto è fumo. Il centrodestra cavalca molto la tigre del nordismo che trova lì il suo baricentro elettorale e programmatico. Noi non dobbiamo abbandonarci a una sorta di controleghismo meridionale e dobbiamo esser capaci di risposte che rinsaldino le diverse aree del Paese». Questa è una terra di contraddizioni. Da un lato i poli di eccellenza, dall’altro gravi ritardi come a Bagnoli. Come se ne esce? «Con una sorta di triangolo virtuoso: legalità, formazione, riconversione dell’apparato industriale. Bisogna evitare alcuni errori del passato e fare un salto di qualità. In tal senso, occorre premiare le aree di eccellenza, indirizzare le risorse pubbliche dove c’è innovazione, chiudere l’annosa pratica degli interventi a pioggia». Due anni fa lei fu capolista dell’Udc, De Mita dell’Ulivo. Oggi lei è capolista del Pd, De Mita dell’Udc. Vi siete scambiati i ruoli? «Con De Mita c’è una storia vissuta assieme. Fino a qualche giorno fa avevamo in comune anche il giudizio sul Pd». De Mita ha raccontato di averla incontrata a una direzione del Pd e di averle detto: «Che fai? Io me ne vado e tu vieni». Chi ha ragione? «Secondo me il Pd, al netto della differenza dei tempi, ha molte affinità con lo spirito democristiano e non a caso dentro il Pd la tradizione cattolico-democratica è viva. Penso che i democristiani stiano meglio lì piuttosto che dentro una nicchia. Ma vorrei togliere a questi temi il sapore della sfida. Per De Mita ho stima, rispetto e amicizia antica e il fatto di militare in partiti diversi non toglie nulla al nostro rapporto. Almeno da parte mia». (Paolo Mainiero il Mattino)

giovedì 20 marzo 2008

Stanno ritornando?

A volte ritornano. Anche i simboli. Nella sede storica della Dc a Napoli si mescolano passato, presente e futuro e con la decisione di Ciriaco De Mita di lasciare il Partito democratico per lanciarsi nel progetto della costituente di centro sono scomparse le insegne della Margherita ed ha fatto il suo ritorno lo scudo crociato, come ai vecchi tempi della Democrazia cristiana. Ora, al primo piano dell'appartamento di sei stanze in via Santa Brigida numero 16, nel cuore di Napoli, giganteggiano i poster dell'Udc. Il poster dell'ex presidente del Consiglio e segretario della Dc sono gli stessi della campagna elettorale di due anni fa. Con un piccolo, ma non certo insignificante, ritocco: in basso a sinistra al posto del logo floreale della Margherita c'e' uno scudo crociato. Nel 2000 Marco Follini dedicò un libro alla Dc, sulla copertina lo Scudo fa da sfondo a un operaio che tira su “la diga della libertà”, mentre un altro che indossa una camicia rossa con falce e martello fa leva per scalzare i mattoni, nello stesso tempo che all'asta della leva fa forza un terzo, vestito alla foggia delle vecchie camicie nere, con su scritto MSI. Oggi, Follini, è capolista al Senato del Pd, e De Mita dell’ UDC. Qual è la differenza? Cosa hanno di diverso l’anziano politico di Nusco e l’ex segretario nazionale del partito “L’Italia di mezzo”?

I galli sull’immondizia

Questa campagna elettorale è avvilente. Per spiegare che la spazzatura è colpa della sinistra e che, in caso di vittoria, la destra ci salverà, Berlusconi scrive una lettera a tre milioni e mezzo di campani. Marco Follini, capolista Pd al Senato, si aggancia a un detto napoletano e nota: «Fare il gallo sull´immondizia non cancella l´immondizia e non santifica il gallo». E’ solo una cinica speculazione a fini elettorali, non bisogna credergli — replica D’Alema in una intervista a Repubblica. Del resto, conclude il capolista piddino, si vota per il governo del Paese e se gli elettori napoletani, “per fare un dispetto a Bassolino e Iervolino”, mandassero al governo Berlusconi e Maroni, non risolverebbero il loro problema. Non solo: “quando Berlusconi era al governo poteva aprire lui le discariche, poteva fare lui il termovalorizzatore, poteva decidere lui di mandare l´esercito. L´emergenza c´era già … La differenza è che loro non hanno fatto nulla, mentre noi la stiamo affrontando”.

martedì 4 marzo 2008

C’è poco da dire …

Ciriaco De Mita capolista al Senato per Udc-Rosa bianca. Il leader di Nusco rompe gli indugi e le riflessioni delle ultime ore e si candida - per la prima volta al Senato, dopo nove legislature consecutive alla Camera (dal 1963) - perché ritiene che Pdl e Pd sono solo «due gusci vuoti». Si candida con i «liberi e forti» (ricordando così l'appello di don Sturzo del 1919) e gli toccherà sfidare Marco Follini, ex segretario Udc, ora nel Pd, e, forse, Silvio Berlusconi che in Campania potrebbe capeggiare la lista al Senato. Sulla candidatura di Follini c’è poco da dire, nel 2004 era vicepresidente del consiglio del governo Berlusconi, oggi è capolista del Pd al Senato. Sulla candidatura di D’Alema c’è poco da dire, gli è stato chiesto da Veltroni, un sacrificio pur di coprire il disastro rifiuti. Pina Picierno fa carriera grazie a De Mita, tra le numerose dichiarazioni pro demitiane si ricorda l’indimenticabile: «De Mita è stato un innovatore». Ma qualcosa improvvisamente cambia, Veltroni “caccia” De Mita, definito troppo anziano, così la Picierno corona il suo sogno, in pochi giorni da demitiana si trasforma in veltroniana e subito prende il posto di De Mita: capolista nella circoscrizione Campania2. C’è poco da dire, i bassoliniani e i demitiani sono presenti nelle varie liste, uno su tutti il presidente del Pd in Campania: Iannuzzi (demitiano doc) e la Incostante (bassoliniana doc). C’è poco da dire …

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lunedì 3 marzo 2008

Ci tocca Harry Potter…

E’ l’ultima settimana prima della presentazione delle liste. In Campania, il Pd sembra aver trovato la quadratura del cerchio. Marco Follini al Senato e Luigi Nicolais alla Camera (campania 1). In Campania 2, è stato lo stesso Veltroni ad annunciarlo, la giovanissima Pina Picierno. Per il resto, un tagli e cuci che occuperà i leader del loft ancora per qualche giorno: non troppi perché entro il 9 marzo le liste dovranno essere depositate. Altro che primarie, altro che candidature scelte collegialmente: nel partito comanda Walter. Tutto il resto è noia. Dunque il Pd sarà ad immagine e somiglianza del suo leader. A cominciare dalle candidature. In base alla nuova dottrina Veltroniana, fatta di tanto riformismo e niente sinistra, al Senato ci tocca Harry Potter. E così "il giovane Follini", come lo chiamavano i seniores democristiani a Piazza del Gesù, il "doro-moroteo" per autodefinizione e propensione alla mediazione culturale, chi voleva essere con il suo partitino il lievito modernista del centrodestra, in sostanza un ulivista, mutatis mutandis, della Casa delle libertà, è arrivato al Pd. Sono le fantastiche svolte della politica: il giornalista sottoccupato dopo l'esperienza nel Cda della Rai, il giovanotto tutt'altro che di destra (al punto che l'ambiente democristiano gli attribuì il ruolo di ghostwriter di Martinazzoli all'epoca del passaggio dalla Dc al Partito popolare), che diventa vice di Berlusconi, nel governo più neoconservatore e ideologico che l'Italia abbia mai conosciuto. Infine, dopo aver rotto con Berlusconi se n’è andato. Oggi Marco è tornato in pista alla grande, e lo ritroviamo “magicamente” in Campania.