lunedì 10 agosto 2026

Trent’anni senza Angela Celentano: il mistero del Monte Faito e la speranza che non si spegne

Vico Equense - Sono passati esattamente trent'anni da quel 10 agosto 1996, un giorno che ha impresso una ferita indelebile nella cronaca italiana e nella memoria della penisola sorrentina. Angela Celentano, una bambina di appena tre anni, svaniva nel nulla durante una gita familiare sul Monte Faito. Da quel momento è iniziato uno dei gialli più complessi e dolorosi della nostra storia recente. Oggi, a tre decenni di distanza, la famiglia Celentano affida ai social un messaggio di straordinaria resilienza: "Gli anni passano e possono logorare le forze, i pensieri e segnare la pelle… ma mai la speranza". La vicenda ha inizio poco dopo le ore 13:00 di una calda giornata estiva. La famiglia Celentano si trova sul Faito insieme alla Comunità evangelica di Vico Equense per la tradizionale scampagnata d'agosto. Angela, nata l'11 giugno 1993, sta giocando a pochi passi dai genitori quando scompare improvvisamente. L'ultimo a vederla è Renato, un bambino di 11 anni, che racconterà di aver incontrato la piccola lungo un sentiero diretto al parcheggio e di averle chiesto invano di tornare indietro dalla madre. Le ricerche scattano immediatamente, mobilitando nei giorni successivi esercito, forze dell'ordine, elicotteri e unità cinofile. Il fitto bosco del Faito viene setacciato palmo a palmo, ma di Angela non viene trovata alcuna traccia. Fin dall'inizio, l'inchiesta si scontra con testimonianze discordanti e punti d'ombra mai del tutto chiariti. Nel corso di trent'anni le indagini hanno battuto ogni tipo di pista, superando i confini nazionali ed estendendosi su scala globale. Dopo i primi accertamenti rivelatisi infondati in Italia – come i test del DNA eseguiti su due bambine segnalate a Salerno nel 2001 e a Taranto nel 2009 – la speranza si è accesa oltreoceano. Il caso più eclatante esplode nel 2010 con la pista messicana di "Celeste Ruiz". Una ragazza contatta la famiglia via email sostenendo di essersi riconosciuta nelle foto di Angela e di essere stata adottata.

 

Ne segue una complessa attività diplomatica e investigativa che si infrange tragicamente nel 2017: la giovane al centro del caso confessa di chiamarsi Brissia e che la sua foto era stata rubata dal web. Il DNA conferma l'ennesimo buco nell'acqua. Stesso copione nel 2023 in Venezuela, dove il test genetico effettuato su una giovane modella esclude qualsiasi legame di parentela. Se molte porte si sono chiuse, un importante filone investigativo resta ancora aperto e presidiato dalla magistratura. Si tratta della cosiddetta "pista turca", nata dalla confidenza di un parroco raccolta nel 2009, secondo cui Angela sarebbe stata rapita e portata a vivere sull'isola di Büyükada, nei pressi di Istanbul. Nonostante la Procura abbia più volte ipotizzato l'archiviazione di questo fascicolo (l'ultima richiesta risale proprio al 2023), la giustizia non ha ancora messo la parola fine. Nel giugno del 2025, infatti, il Giudice per le indagini preliminari ha respinto l'archiviazione, disponendo ulteriori e mirati approfondimenti per verificare la veridicità di quel racconto. Nonostante il peso del tempo e le cicliche smentite scientifiche, i genitori e le sorelle di Angela mantengono intatta la convinzione di poterla un giorno riabbracciare. Nel testo pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale a lei dedicata, i familiari rifiutano la logica delle celebrazioni formali: "Non servono date per ricordarti perché non sei una ricorrenza, ma ogni giorno che passa non è che un altro giorno senza di te". Una determinazione ferma che continua a sfidare il tempo, in attesa di una verità che manca ormai da trent'anni.

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