Lei esclude una sua candidatura alla segreteria del partito nel prossimo congresso? «Non lo so se lo farò, ma non escludo che lo faccia»: è la risposta lapidaria data dalla presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, a una domanda dell'intervistatrice nel corso del programma su Radio 3 «Faccia a faccia». Sulla possibilità di una scissione nel Pd tra dalemiani e veltroniani, Anna Finocchiaro esclude la possibilità: «Ci può giurare, fino a che campo non ci sarà nessuna scissione», spiega. Tuttavia, dice Finocchiaro, è vero che la gente non comprende i contenuti del dibattito interno. Premesso che «se si sta nello stesso partito il dibattito non deve trasformarsi in un conflitto», osserva, «i mass media rappresentano il problema in termini personalistici: D'Alema contro Veltroni. Ma - aggiunge - io vorrei sapere di che stiamo parlando». Secondo la presidente dei senatori democratici «è necessario aprire un dibattito vero e tutto pubblico sulle parole politiche dell'uno e dell'altro contendente, ammesso che questi contendenti ci siano: su come risolvere la crisi economica, su come fare la riforma giustizia, sul federalismo. solo questo può dare forza al partito e comprensibilità alla nostra politica. Per questo - ribadisce - io chiedo un dibattito vero prima in direzione e poi alla conferenza programmatica». Un altro punto essenziale del confronto interno è la gestione del partito, spiega la senatrice. «Non abbiamo ancora realizzato fino in fondo la strutturazione del Pd e il suo radicamento a livello locale. il tesseramento è appena cominciato ma io ritengo che fare del pd un partito con forte ancoraggio territoriale è di vitale importanza. Il congresso - conclude - si farà a ottobre ma da qui a ottobre bisogna definire le questione politiche e spiegare che la questione non è tizio contro caio ma investe i contenuti. Questo lavoro è assolutamente centrale». (Tratto da L’Unità)
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giovedì 27 novembre 2008
Pd, Anna Finocchiaro: «Non escludo di candidarmi a segretario»
Lei esclude una sua candidatura alla segreteria del partito nel prossimo congresso? «Non lo so se lo farò, ma non escludo che lo faccia»: è la risposta lapidaria data dalla presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, a una domanda dell'intervistatrice nel corso del programma su Radio 3 «Faccia a faccia». Sulla possibilità di una scissione nel Pd tra dalemiani e veltroniani, Anna Finocchiaro esclude la possibilità: «Ci può giurare, fino a che campo non ci sarà nessuna scissione», spiega. Tuttavia, dice Finocchiaro, è vero che la gente non comprende i contenuti del dibattito interno. Premesso che «se si sta nello stesso partito il dibattito non deve trasformarsi in un conflitto», osserva, «i mass media rappresentano il problema in termini personalistici: D'Alema contro Veltroni. Ma - aggiunge - io vorrei sapere di che stiamo parlando». Secondo la presidente dei senatori democratici «è necessario aprire un dibattito vero e tutto pubblico sulle parole politiche dell'uno e dell'altro contendente, ammesso che questi contendenti ci siano: su come risolvere la crisi economica, su come fare la riforma giustizia, sul federalismo. solo questo può dare forza al partito e comprensibilità alla nostra politica. Per questo - ribadisce - io chiedo un dibattito vero prima in direzione e poi alla conferenza programmatica». Un altro punto essenziale del confronto interno è la gestione del partito, spiega la senatrice. «Non abbiamo ancora realizzato fino in fondo la strutturazione del Pd e il suo radicamento a livello locale. il tesseramento è appena cominciato ma io ritengo che fare del pd un partito con forte ancoraggio territoriale è di vitale importanza. Il congresso - conclude - si farà a ottobre ma da qui a ottobre bisogna definire le questione politiche e spiegare che la questione non è tizio contro caio ma investe i contenuti. Questo lavoro è assolutamente centrale». (Tratto da L’Unità)
mercoledì 18 giugno 2008
Al Senato sì alla salva-premier
Applausi scroscianti nell'aula del Senato appena Anna Finocchiaro annuncia che il Pd non avrebbe partecipato al voto dell'emendamento “salva-premier”, che sospende i processi per reati commessi fino al giugno lunedì 28 aprile 2008
Capigruppo
L’elezione dei capigruppo del Pd è prevista per lunedì 5 maggio: Bersani, a meno di colpi di scena, sarà candidato alla Camera. Nonostante Walter Veltroni abbia espresso la sua preferenza per la conferma (una sorta di prorogatio) degli uscenti Antonello Soro e Anna Finocchiaro fino alle europee del 2009. «È arrivato il momento - spiega Bersani in questi giorni - di un confronto aperto. Non serve edulcorare la realtà. Rimescolarci è la prima condizione di verità». Certo, sul domani del Pd incombe l’esito del ballottaggio di Roma. Una sconfitta sarebbe pesantissima. Al loft sono convinti che, se vincerà Rutelli, il piano di Veltroni per i capigruppo alla fine prevarrà e verrà poi suggellato dall’elezione di Franco Marini a presidente del Pd: solo la sconfitta di Roma darebbe a Bersani la forza di travolgere quel sistema di equilibri tra veltroniani, popolari e altre componenti che oggi sostiene la prorogatio. Nulla però irrita Bersani più di queste congetture. Viceversa una sconfitta aprirebbe scenari per tutti non prevedibili. Il metodo che Bersani ha suggerito a Veltroni è di nominare un comitato di tre-quattro persone e consultare, uno ad uno, tutti i 217 deputati del Pd. Se una parte del gruppo indicherà il suo nome, Bersani affronterà lo scrutinio segreto. Veltroni ha detto ieri all’Unità che la scelta appartiene comunque all’«autonomia» dei gruppi parlamentari. E che i nomi di cui si parla gli «vanno tutti bene».
sabato 1 marzo 2008
Il paracadute
Nemmeno Rita Borsellino, in ticket con Anna Finocchiaro nella sfida per la presidenza della Regione siciliana, sfugge a quella che ormai è diventata una prassi: ‘il paracadute’ delle politiche. Come la capogruppo del Pd al Senato, anche per Borsellino si profila la possibilità di partecipare alle prossime consultazioni e concorrere per uno scranno in Parlamento. A proporre la sua candidatura il comitato politico nazionale di Rifondazione comunista, riunito oggi a Roma. E la capolista della Sinistra arcobaleno nell'isola “ha accettato”, fanno sapere dal partito di Fausto Bertinotti. In caso di vittoria del centrodestra guidato da Raffaele Lombardo alle regionali, tanto per domenica 4 novembre 2007
Pd, la squadra di Veltroni
Ecco la «squadra» del segretario del Pd, Walter Veltroni. Un esecutivo di 17 persone, nel quale la maggioranza (9 componenti) è rappresentata da donne. Questi i loro nomi: Goffredo Bettini, Andrea Causin, Vincenzo Cerami, Roberto Della Seta, Emanuela Giangrandi, Maria Grazia Guida, Maria Paola Merloni, Federica Mogherini, Alessia Mosca, Andrea Orlando, Annamaria Parente, Laura Pennacchi, Roberta Pinotti, Lapo Pistelli, Ermete Realacci, Giorgio Tonini, Rosa Villecco Calipari (Guarda le loro biografie). Fanno parte dell'esecutivo, con il vice segretario Dario Franceschini, i presidenti dei gruppi parlamentari del Senato, Anna Finocchiaro, e quello della Camera, che dovrà essere eletto nei prossimi giorni al posto di Franceschini. «Con la nomina dell'esecutivo - ha spiegato Veltroni - inizia il cammino di una compagine di donne e uomini innovativa, fresca, aperta, autorevole che avrà il compito di interpretare al meglio la grande forza riformista che il Partito democratico vuole e deve rappresentare». «Per la prima volta nella storia della politica italiana - ha poi fatto notare il leader del Pd - le donne sono presenti in un organismo dirigente in numero superiore a quello degli uomini.
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mercoledì 10 ottobre 2007
Un bel gesto
Dopo il 14 ottobre, azzerare incarichi e ministri. «Ci sarà un effetto a cascata del nuovo partito sulle istituzioni. La mia proposta è quella di azzerare il gruppo dei parlamentari dell'Ulivo e della compagine ministeriale. Si dovranno dimettere tutti e poi a seconda delle adesioni al Pd formare un nuovo gruppo con un nuovo assetto». Anna Finocchiaro non ha paura di sorprendere quando fa questa affermazione rispondendo ad una domanda del direttore Antonio Padellaro durante la videochat di martedì all'Unità OnLine. «Il bello comincia il 14 ottobre» dice la capogruppo dell'Ulivo al Senato. «Anche perché dopo il 14 decidiamo la forma del Partito Democratico sulla base dei punti stabiliti: uguaglianza dei partiti, partecipazione democratica, nessun leader».
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