giovedì 6 gennaio 2011

Primarie si o no?

Nicola Oddati, intervistato da Repubblica, rimane uno strenuo assertore delle primarie. “Non c’è altro metodo. – dice - Calare nomi dall’alto o da segreterie di partito significa perdere le elezioni. E decidere in 20 o 30 mila è sempre meglio che in quattro”. Il quotidiano “Europa”, in un editoriale di prima pagina ritorna sullo spinoso tema, invocando più coraggio nei vertici Pd. "Se il Pd, dopo non aver combattuto in campo aperto estremismi e giustizialismi, non si sente in grado di spiegare, difendere e far vincere le proprie scelte, ha ragione di rinunciare alle primarie: lui ce le ha date, lui ce le toglie. Vuol dire cambiare linea, non vuol dire commettere un crimine". "Tutte le obiezioni – aggiunge - che si avanzano contro questo strumento non esistevano o non avevano spazio nelle fasi di espansione del centrosinistra (con Prodi nel 2005, le uniche primarie per un premier) o del Pd (con Veltroni nel 2007)". "Se il tema si fa esplosivo è per un problema politico, non politologico. Il Pd è un partito in ritirata (strategica, si dice) che ha riabilitato la politica delle alleanze e che deve concedere agli alleati molto senza però correre il rischio di farsi smentire dai propri elettori, come avverrebbe non solo con Casini leader ma con chiunque non incarnasse una certa idea pura dell'essere di sinistra e contro Berlusconi". Da qui l'invito di Europa ad un atto di coraggio, "a patto di essere sinceri, con se stessi (la maggior parte dei capi del Pd che vogliono archiviare le primarie vi hanno partecipato a vario titolo e con trasporto) e con chi aveva creduto nel mito originario del partito degli elettori". Il quotidiano del Pd spiega che "sarebbe almeno utile se il rinnovato scontro su 'primarie si' o no' si fondasse su un riconoscimento onesto: la diffidenza che nel Pd si nutre verso lo strumento nasce dall'esigenza di difendersi dal proprio elettorato, nella consapevolezza di non essere in grado di spiegargli nè di fargli accettare (se non forse nel momento estremo del duello con Berlusconi) le scelte che si ritengono giuste".

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