di Valentina Dirindin da La RepubblicaI rumors erano cominciati già da ieri mattina: Antonino Cannavacciuolo, lo chef più popolare d'Italia, sarebbe stato il dodicesimo tre stelle Michelin italiano. La conferma è arrivata nel pomeriggio, durante la premiazione della nuova edizione della Guida Rossa, come sorpresa finale. Giusto qualche minuto prima era salito sul palco per la sua prima stella Marco Suriano, chef dell'ultimo nato dell'impero Cannavacciuolo, il resort toscano a Casanova di Terricciola. Così, nel giro di poche ore, le stelle totali del giudice di Masterchef sono diventate sette. Tre di queste, da domani, saranno appuntate sulla giacca che Cannavacciuolo indossa nella sua incantevole dimora moresca sul Lago d'Urta, Villa Crespi. Chef, cosa cambia rispetto alle prime due stelle? «È bellissimo, certe cose puoi anche immaginarle, ma poi quando succede crolla tutto: è papesco. Questa è la stella della famiglia, dei ragazzi, è quella per mio papa, per mio suocero: vederli piangere di gioia a ottant'anni è stata un'emozione indescrivibile». Ci sperava? E se sì, da quanto? «Io sinceramente ci ho sperato dal primo giorno che ho messo piede in Villa. E questo dovrebbe far capire quanto impegno, studio, sacrifici, rinunce ci sono stati dietro a un risultato simile. Alla fine la strada per il successo richiede tanta fatica: io ho dato la vita a questa cosa».
Come cambierà adesso la sua vita? Dobbiamo aspettarci più rigore e meno pacche sulle spalle? «Ma no, nella vita non bisogna mai cambiare, perché se sei arrivato a un risultato del genere significa che qualcosa di buono lo stai pure facendo. Ogni premiazione è un punto dì arrivo, ma dal giorno dopo diventa immediatamente un punto di partenza: da qua lavoreremo per fare ancora meglio, stimolando la squadra a crescere ancora. Come ho detto sul palco ci sono tanti figli che vogliono diventare adulti. Villa Crespi è un po' la loro mamma, ma tanti di loro vogliono cominciare a camminare con le loro gambe».
Dal palco ha ringraziato sua moglie, visto che ieri era anche il vostro anniversario: che ruolo ha lei nel suo successo? «In diciannove anni dì matrimonio è stata la prima volta che non sì è arrabbiata se non abbiamo festeggiato. Sicuramente il suo ruolo in tutto questo è grandissimo: lei sa essere la mia valvola di sfogo, sa capire quando sono nervoso, ha i tempi e i modi giusti per prendermi. È una persona intelligente, che sta facendo un lavoro enorme: sta crescendo i nostri due figli, partecipa all'attività, è ovunque. Riesce ad essere incredibile: a lei darei non tre, ma dieci stelle Michelin».
Qual è il segreto per una formula di successo? «La sincerità, la professionalità, e l'amore per il proprio lavoro. E pure una grandissima dose di rinunce».
Non solo i nuovi stellati tra i suoi ristoranti, ma anche tanti allievi sparsi per l'Italia. Il prossimo step è diventare "chef mentore Michelin"? «Dico la verità: se prendiamo un'altra stella con un altro di loro sono più contento. Veder crescere questi ragazzi è il mio vero successo. Anche per questo in futuro ci saranno sicuramente nuove aperture: mi piace farli crescere, creare nuovo spazio per i giovani. Il nostro gruppo a oggi conta quasi 300 figli, tra dipendenti e collaboratori, ma non voglio chiamarli cosi: quando passi così tanto tempo insieme diventano davvero una famiglia. Cisl ascolta, si risolvono i problemi personali, si dà una mano a chi ha bisogno».
A chi dedica la stella? «A loro, e alla mia famiglia di sangue. A mia moglie no, perché questa stella non gliela devo dedicare, è già sua».
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