«Avrei voluto condividere il cambiamento. Grazie a De Luca, ma non sono deluchiano»
di Angelo Agrippa - Il Corriere del Mezzogiorno
Napoli - Umberto De Gregorio, la sua esperienza di amministratore Eav è stata interrotta dalle dimissioni dei due componenti del cda, Paola Capobianco e Fabrizio Martone. Ritiene di essere stato vittima di un disallineamento temporale: ha risanato i conti di Eav, ma non è riuscito a risolvere in tempo i problemi concreti del servizio, con i ritardi dei treni nuovi della Vesuviana? «Abbiamo assunto 1.250 persone. Avviato investimenti per diversi miliardi. Messo in esercizio treni nuovi sulla metropolitana, sulla Cumana, sulla Piedimonte e Benevento. Sulla gomma, da 110 bus con età media di 18 anni, oggi siamo a 400 bus con età media di 5 anni. Abbiamo ereditato il fallimento di Eavbus e Ctp. Ricomprato dai fallimenti beni immobili e beni mobili. Tolto l'amianto dal capannone di Ponticelli dove si svolge la manutenzione dei treni della Vesuviana senza mai interrompere la lavorazione. Realizzata la nuova stazione di Scampia, di Kapoor a Monte Sant'Angelo, di Baia e tante altre. Abbiamo riattivato la linea 7, quasi completate le stazioni della Metro linea 1 da Scampia a Di Vittorio. Contrattualizzata la linea 10». Il risanamento dei conti Eav è partito con i 591 milioni del governo Renzi e con il sostegno del governatore De Luca. Poi cosa è successo? I fondi ricevuti da Renzi sono serviti a ripianare 750 milioni di debiti. La missione affidatami nel 2015 era di evitare il fallimento di Eav e poi di tenere i conti in equilibrio. Questo l'impegno preso con Regione e Mef a dicembre 2016 e mantenuto sino ad oggi. Abbiamo prodotto utili per 110 milioni. Portato il valore contabile dell'azienda da 10 a 170 milioni».
Perché, allora, con l'arrivo dell'assessore dem Casillo e del presidente della Regione Fico non è stato confermato al vertice di Eav? «Il presidente Fico sin dal primo giorno, anzi ancora prima del suo insediamento, aveva promesso un cambiamento. Rispetto a questo ho dato disponibilità ad un percorso condiviso, nella continuità amministrativa». Lei dice che aveva condiviso l'esigenza di cambiamento, ma è decaduto a causa delle dimissioni rassegnate dai due componenti del cda. Perché non si è dimesso prima ? «I percorsi amministrativi richiedono tempo, il giorno 14 (giorno in cui è convocata l'assemblea, ndr ) vedremo le decisioni finali del socio». Quanto ha contato la sua vicinanza a De Luca in questa ultima fase? «Dicono che sia un deluchiano, ma io ancora non ho capito cosa voglia dire: ho sempre operato in autonomia e in piena coscienza». Conosce il suo successore Pietro Diamantini, manager napoletano proveniente da Ferrovie? «Certo che lo conosco». Cosa ne pensa? «Persona intelligente». Aveva trovato un'azienda sfasciata. Quali le responsabilità delle gestioni precedenti? «Il mancato controllo degli investimenti ha prodotto il disastro nel 2013. Bisogna stare attenti a non commettere gli errori del passato». Sin dall'inizio ha avuto un rapporto conflittuale con i sindacati. Cosa non le andava bene? «I toni sono stati a tratti molto duri, ma il confronto è stato, in generale, sempre fodato sul reciproco rispetto e nell'interesse dei lavoratori e dell'azienda». Quando osservava centinaia di turisti costretti a scendere dai treni della Vesuviana sotto il sole e a farsela a piedi, ha mai pensato: beh, a questo punto meglio non perdere la faccia e andarsene? «Con 40 treni vecchi di cinquant'anni sono stati bravissimi i dirigenti, i quadri, gli operai, il personale viaggiante a portare avanti un servizio in condizioni così complicate. Con l'immissione in servizio dei nuovi treni della Vesuviana - finalmente, con tre anni di ritardo per cause certo non imputabili a Eav o a me - tutto cambierà, già a partire dal prossimo autunno». Ha mai subito sollecitazioni clientelari o pressioni di altro genere dalla politica ? «Le pressioni ci sono state tutti i giorni, ma nessuno si è mai permesso di provare a compromettere un percorso portato avanti all'insegna della legalità». Da quali fronti politici sono giunte queste pressioni? «Da fronti senza colore o di tutti i colori, a seconda della prospettiva». I suoi rapporti con De Luca sono sempre stati idilliaci? «Devo ringraziare il presidente De Luca della fiducia e del sostegno che mi ha riservato in questi anni, e di non essersi mai minimamente intromesso nella gestione o fatto pressioni di alcun tipo». Non dica che andrà in pensione. Quale incarico bolle in pentola per lei? «Innanzitutto un breve periodo sabbatico per riflettere. Dopodiché ci sono tante cose che bollono in pentola: scrivere, nuove sfide lavorative , produrre qualcosa di buono per la collettività sulla base di un'esperienza forte che mi permette oggi di guardare la realtà con occhi completamente diversi rispetto a undici anni fa». La tragedia di Castellammare ha rappresentato il momento critico di maggiore sofferenza della sua esperienza a capo di Eav. Come lo ha vissuto? «Un profondo dolore intimo pur con la consapevolezza di non avere alcuna responsabilità»

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