Vico Equense - “Pochi giorni e la targa tornerà al suo posto”. Questa era stata la rassicurazione formale arrivata alla cittadinanza a fine aprile, un impegno che sembrava dover mettere la parola fine a una vicenda surreale. Da allora, però, sono trascorsi due mesi e lo storico marmo inciso che per generazioni ha intitolato il cuore pulsante di Vico Equense a Umberto I non è mai ricomparso. Un silenzio amministrativo che oggi trasforma una semplice dimenticanza in un vero e proprio caso di inerzia pubblica. La vicenda è ormai nota ai residenti e agli storici locali. Durante i passati lavori di ristrutturazione del palazzo privato che delimita la storica cornice di Piazza Umberto I, la lastra toponomastica intitolata al "Re Buono" era stata rimossa per ragioni di cantiere. Una prassi normale, se non fosse che alla chiusura dei ponteggi la targa è letteralmente sparita dai radar. Dopo le ripetute segnalazioni dei cittadini, a fine aprile era arrivato lo spiraglio: una promessa chiara, immediata, che quantificava l'attesa in una manciata di giorni. Oggi, a distanza di sessanta giorni e in piena stagione turistica, l'unica cosa a essere rimasta immutata è la cicatrice sul muro dell'edificio. Piazza Umberto I, nata tra il 1832 e il 1840 con l'apertura della nuova strada per Sorrento, non è un semplice slargo di transito, ma il fulcro monumentale della vita cittadina, impreziosito dalla celebre fontana dei delfini. Negare a questo spazio la sua storica indicazione significa omologarlo alla modernità anonima, privandolo del suo legame con il passato. Il ritardo solleva inevitabili interrogativi che la cittadinanza continua a porsi. Se la targa originale è integra ed è custodita nei depositi comunali, cosa blocca fisicamente la sua ricollocazione? Se il marmo originale è andato danneggiato, perché in due mesi non è stata ancora installata una riproduzione fedele?
I piccoli dettagli fanno l'anima di un centro storico. Smantellare e non restituire i pezzi del puzzle urbano significa accettare un lento e silenzioso degrado culturale. Due mesi di ritardo rispetto a una promessa da adempiere "in pochi giorni" non sono più una questione tecnica, ma di rispetto verso i cittadini e la memoria di Vico Equense. L'auspicio è che l'amministrazione comunale esca da questo ingiustificato immobilismo. La piazza più importante della città non può continuare a mostrare un vuoto sulla parete: quel pezzo di marmo deve tornare a indicare il cuore pulsante del paese, prima che la memoria si sbiadisca del tutto.
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