Le parole costruiscono la realtà. Al Social World Film Festival 2026, l'Ordine dei Giornalisti della Campania si è confrontato sulla necessità di abbandonare i vecchi stereotipi mediali per restituire dignità, diritti e correttezza deontologica al racconto delle persone con disabilità
Vico Equense - Il mondo dell'informazione ha un potere immenso: quello di definire la percezione pubblica di categorie, comunità e diritti. Eppure, quando si tratta di raccontare la disabilità, la cronaca scivola ancora troppo spesso in narrazioni distorte, polarizzate tra due estremi ugualmente dannosi: il pietismo lacrimevole e l’eroismo straordinario. Proprio per scardinare questi automatismi e analizzare l'applicazione pratica delle regole professionali, la suggestiva cornice del Castello Giusso di Vico Equense ha ospitato il corso di formazione professionale dal titolo "Comunicare la disabilità nel nuovo codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti". L'evento, svoltosi nella mattinata di martedì 7 luglio, si è inserito all'interno della sedicesima edizione del Social World Film Festival 2026, la kermesse internazionale del cinema sociale che in questi giorni sta trasformando la Costiera Sorrentina nella capitale dei diritti e della riflessione culturale. La rivoluzione comunicativa parte necessariamente dal vocabolario. La disabilità non è una malattia da cui guarire, ma il risultato dell'interazione tra la condizione di salute di una persona e le barriere ambientali e culturali che ne impediscono la piena partecipazione alla società.
I manuali di stile giornalistici e il nuovo quadro deontologico suggeriscono prima di tutto di mettere la persona in primo piano. Per questo motivo espressioni come "persona con disabilità" sono da preferire a termini assolutizzanti come "i disabili" o "gli handicappati", poiché la disabilità è una caratteristica e non l'intera identità del singolo. Allo stesso modo occorre evitare il linguaggio medico-bellico, eliminando formule come "affetto da", "vittima di" o "costretto su una sedia a rotelle". La carrozzina è infatti uno strumento di libertà e movimento, non di costrizione, rendendo più corretta la formula "persona che usa la carrozzina". Infine, vanno superati gli eufemismi ambigui come "diversamente abile", nati con buone intenzioni negli anni Novanta ma oggi considerati paternalistici e rifiutati dalle stesse comunità di attivisti. L'incontro a Vico Equense, moderato con precisione dalla giornalista Claudia Esposito, ha visto l'avvicendarsi di autorevoli punti di vista istituzionali e professionali, utili a tracciare le linee guida per il lavoro quotidiano nelle redazioni. Ottavio Lucarelli, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, ha ricordato il ruolo centrale della formazione continua come pilastro per un giornalismo etico e al passo con i rapidissimi cambiamenti sociali. Successivamente Giuseppe Alessio Nuzzo, Direttore generale del Social World Film Festival, ha espresso orgoglio per lo spazio che la kermesse riserva ogni anno alla formazione dei professionisti dell'informazione, unendo il linguaggio del cinema a quello del giornalismo d'inchiesta. Il dibattito è entrato nel vivo del territorio con l'intervento di Emilia Terracciano, Garante dei diritti per le "Persone con disabilità" del Comune di Vico Equense, che ha portato la propria esperienza amministrativa ponendo l'accento sulle barriere culturali ed emotive che restano ancora da abbattere nelle comunità locali. A chiudere l'analisi tecnica è stato Alessandro Savoia, giornalista e addetto stampa, che ha esaminato l'applicazione pratica delle regole deontologiche all'interno delle redazioni e degli uffici stampa, contesti in cui la velocità della notizia rischia spesso di sacrificare l'accuratezza del linguaggio. Per un giornalismo che sia davvero al servizio della verità, il cambio di passo richiede azioni concrete e immediate. È necessario coinvolgere sempre le fonti dirette senza lasciarle sullo sfondo, intervistare i professionisti con disabilità anche su temi non legati alla loro condizione specifica e inquadrare le storie nell'alveo dei diritti civili anziché in quello della cronaca rosa. Conclusa la sessione formativa mattutina, i riflettori del Social World Film Festival sono tornati ad accendersi sul ricco programma pomeridiano e serale di proiezioni e incontri sul red carpet. Questo dimostra come il racconto dell'inclusione, a Vico Equense, continui a viaggiare su più binari, con il comune obiettivo di abbattere ogni tipo di barriera.

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