giovedì 16 luglio 2026

Penisola Sorrentina: la scommessa da 1,1 milioni per riattivare le “Case dell’Acqua” dopo dieci anni di polemiche e abbandono

Firmata la determina per la concessione quinquennale in sei comuni costieri. L'atto arriva dopo la dura requisitoria delle opposizioni sulla disattivazione delle vecchie strutture, definite dal PD «elementi di degrado urbano»

Vico Equense - Una svolta burocratica da oltre un milione e centomila euro per sanare una ferita che dura da quasi due lustri. Il Comune di Vico Equense, nel ruolo di ente guida della costiera, ha ufficialmente firmato l'atto numero 1208 del Servizio Lavori Pubblici. La decisione avvia una consultazione di mercato per affidare a una singola società l'esercizio di ventisei erogatori di acqua trattata e sanificata sul territorio consorziato, che racchiude anche Meta, Piano di Sorrento, Sant’Agnello, Sorrento e Massa Lubrense. Dietro i tecnicismi dell'atto si cela lo scontro frontale che ha infiammato la politica locale. La nuova maxi-gara evidenzia, nei fatti, il tentativo dell'attuale giunta guidata dal sindaco Giuseppe Aiello di uscire dal blocco ereditato dal passato e ribattere alle dure accuse delle minoranze. La storia dei distributori idrici alla spina in costiera ha radici lontane. Era il dicembre del duemilasedici quando l'allora sindaco Andrea Buonocore inaugurava con grandi cerimonie a Moiano la prima struttura idrica del territorio, assicurando ai cittadini un'erogazione più sana, più attenta alla natura e più economica. Da quel momento, tuttavia, il servizio è andato incontro a un costante declino. L'affidamento iniziale è scaduto da anni e l'amministrazione ha tirato avanti a forza di rinnovi tecnici. Una gestione definita carente dal Circolo del Movimento Democratico di Vico Equense, crollata nel momento in cui la società incaricata della manutenzione ha comunicato il rifiuto a continuare il servizio. Il risultato è stato la chiusura in blocco degli erogatori esistenti.

 

I democratici locali hanno attaccato duramente la giunta, sottolineando come a distanza di dieci anni tutto sia andato in fumo, senza alcun risparmio per i cittadini, nessuna virata ecologica e con uno spreco continuo di risorse che ha ridotto i chioschi a veri e propri arredi urbani abbandonati e fonti di degrado. Alle critiche si era unito anche il consigliere di minoranza Giuseppe Alvino, prima delle sue dimissioni dall'assise consiliare avvenute all'inizio del duemilaventisei, dichiarando un grave danno economico alle casse del comune dovuto all'assenza pluriennale di una gara. Nello scacchiere politico fa discutere anche la posizione dello stesso ex sindaco Buonocore, oggi Guida del Consiglio Comunale, considerato dai detrattori ormai distante dalle dinamiche di una maggioranza che sembra non gradire più di tanto. L'atto della dirigenza a firma dell'ingegner Catello Arpino mira a cancellare le polemiche attraverso un piano industriale strutturato. La nuova società gestirà il servizio per cinque anni a suo totale rischio d'impresa. Il suo guadagno deriverà unicamente dalla vendita dell'acqua alla cittadinanza, ma l'amministrazione ha messo un freno speculativo fissando le tariffe massime a tutela dell'utenza a sei centesimi al litro per l'acqua naturale e a otto centesimi per la gassata. La mappa della nuova rete stabilisce una presenza massiccia proprio a Vico Equense, centro delle passate critiche, con ben dieci erogatori distribuiti tra via Nicotera nel cuore della città e le frazioni collinari di Moiano, Massaquano, Arola, Fornacelle, Bonea, Montechiaro, Patierno e Ticciano. Le restanti sedici strutture saranno invece divise tra i comuni limitrofi, nello specifico tre a Meta, tre a Piano di Sorrento, una a Sant’Agnello, quattro a Sorrento e cinque a Massa Lubrense, toccando zone centrali come marine e giardini pubblici. Per evitare i fantasmi del passato e l'invecchiamento delle vecchie strutture, i criteri di valutazione assegnano ben settanta punti su cento alla qualità tecnica, favorendo l'innovazione radicale. Venticinque punti andranno ai progetti in grado di trasformare i chioschi in strutture autonome alimentate da sistemi a energia rinnovabile per azzerare i costi di refrigerazione e microfiltrazione. Altri venticinque punti valuteranno l'introduzione di sistemi di pagamento digitali evoluti tramite telefoni cellulari, wallet elettronici e tessere contactless, superando così il vecchio e problematico utilizzo delle monete. I restanti voti valorizzeranno l'efficacia dei turni di manutenzione, lo sviluppo di attività di educazione ecologica nelle scuole e l'offerta di servizi accessori come le colonnine di ricarica per le biciclette elettriche. I soggetti interessati dovranno dimostrare un volume d'affari minimo di trecentocinquanta mila euro e mostrare rigide licenze alimentari, con maestranze istruite per i controlli igienici e l'obbligo di aderire al Trattato di Legalità della Prefettura di Napoli. Le società avranno quindici giorni di tempo dalla diffusione dell'avviso per manifestare il proprio interesse sulla piattaforma digitale dell'ente guida. La Costiera Sorrentina tenta così di ripartire, trasformando quello che le minoranze hanno denunciato come un fallimento decennale in un modello di città intelligente.

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