Vico Equense - Una vita spesa dentro la disabilità, guidata dall'insegnamento di don Oreste Benzi, il «prete dalla tonaca sporca».
Salvatore Buonocore racconta la sua quotidiana battaglia per l'inclusione a Vico Equense, dove le barriere architettoniche e la burocrazia negano ancora il diritto al mare.
Salvatore, lei richiama spesso l’insegnamento di don Oreste Benzi, il «prete dalla tonaca sporca», con cui ha condiviso anni di lotte. Cosa significa oggi, nel 2026, applicare quel «famoso '68» all'inclusione delle persone con disabilità nelle nostre spiagge?
«Significa capire che l'inclusione non è un concetto astratto né una questione di burocrazia. Don Oreste ha iniziato le sue battaglie per portare i disabili al mare, in montagna, nelle città e nel mondo del lavoro quando nessuno ci pensava. Oggi applicare quel pensiero significa smetterla di pensare che l'inclusione si faccia solo contando il numero di posti assegnati. Serve una visione d'insieme. Come diceva sempre don Oreste: "Chi ci può vietare di fare il bene?". Non ci sono scuse morfologiche che tengano, nemmeno davanti alle nostre coste alte e strette. Con una buona visione politica e sociale, tutto è possibile»
Lei ha avanzato proposte molto precise e pratiche per la struttura «Chicchi Beach» e per l'intera spiaggia, frequentata anche da molti anziani. Quali sono gli interventi urgenti che ha segnalato?
«Ho segnalato personalmente tutti i miglioramenti necessari per rendere la struttura davvero sicura e accessibile. Parlo di una pedana fissa e stabile, di un accesso senza barriere al bagno e alla doccia – che oggi risulta molto complicato – e dell'installazione di un bagno chimico idoneo per la disabilità. Ma non riguarda solo i disabili: la nostra spiaggia è frequentata da tantissimi anziani. Servono scivoli e scalette degni di questo nome. L'accessibilità migliora la vita di tutti, non solo di pochi»
Questo tocca un punto cruciale: la sicurezza e la conformità degli ausili. Lei si chiede a chi spetti il controllo. Qual è il nodo politico e sociale da sciogliere?
«Esatto, il vero problema è: a chi spetta il controllo e la verifica sugli ausili già presenti, quando questi non corrispondono ai requisiti di sicurezza e non agevolano la reale fruibilità? Se un ausilio c'è ma è pericoloso o inutilizzabile, è solo di facciata. È qui che la questione diventa un progetto politico e sociale degno di questo nome. Le istituzioni e gli organi di vigilanza devono fare la loro parte, verificando che l'accessibilità sia reale, certificata e sull'effettiva sicurezza, non solo un timbro su una carta»
Un altro ostacolo quotidiano è la logistica, in particolare i parcheggi. Lei vive questo disagio ogni giorno con sua figlia. Cosa succede quando i tre posti riservati alle Axidie sono occupati?
«Diventa un percorso a ostacoli insostenibile. Al parcheggio delle Axidie ci sono solo tre posti riservati. Quando sono occupati, i non deambulanti sono costretti ad andare a parcheggiare alle Cave. Come fa una persona con gravi difficoltà motorie a raggiungere la spiaggia da lì? Io lo provo sulla mia pelle ogni giorno con mia figlia. Per questo chiedo: perché non coinvolgere attivamente la proprietà del parcheggio delle Axidie in un piano di inclusione più ampio? L'accessibilità non finisce sulla sabbia, inizia dal momento in cui si scende dall'auto»
Lei ha menzionato di aver presentato al Sindaco dei progetti concreti, già attuati in altre zone della Campania. Qual è il suo appello finale all'amministrazione comunale?
«Ho fatto presente al Sindaco che esistono modelli vincenti e già attivi nella nostra regione, capaci di rendere inclusive anche le spiagge morfologicamente difficili come le nostre. Non sono qui per fare sterili polemiche, che non servono a nessuno. Sono qui per dare voce a chi non ne ha, come faccio da una vita intera vissuta dentro la disabilità. All'amministrazione chiedo coraggio, ascolto e una vera visione politica sociale. Trasformiamo le nostre spiagge in un luogo del diritto e della dignità per tutti»
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