mercoledì 15 luglio 2026

Il crollo di Castellammare e la faida nel PD: tra il rigore di Ruotolo e il peso del "campo largo"

Castellammare di Stabia - Il decreto di scioglimento per infiltrazioni camorristiche che ha colpito l'amministrazione comunale di Castellammare di Stabia rappresenta un terremoto politico che investe direttamente i vertici e le dinamiche interne del Partito Democratico. La fine anticipata della consiliatura guidata da Luigi Vicinanza non è solo una sconfitta per la città, ma fotografa in modo plastico le storiche e irrisolte frizioni strutturali che attraversano i democratici sul territorio campano. Al centro del fallimento politico si colloca la strategia elettorale originaria: per vincere le elezioni, la coalizione progressista ha imbarcato una flotta eterogenea composta da ben quattordici liste. Questo "campo larghissimo" ha finito per esporre il fianco a infiltrazioni e zone grigie. La critica più severa mossa al PD, sia a livello locale che nazionale, riguarda proprio il deficit di vigilanza. Nel tentativo di massimizzare il consenso, i filtri sui candidati e sui relativi legami familiari o di interesse sono saltati, lasciando campo libero alle successive contestazioni della commissione d'accesso prefettizia su due consiglieri di maggioranza legati al clan D'Alessandro. La crisi stabiese ha inoltre agito da detonatore per lo scontro ideologico che spacca il partito. Da un lato, l'ala legata alla segreteria nazionale di Elly Schlein e guidata sul territorio dall'europarlamentare Sandro Ruotolo ha interpretato il ruolo di censore interno, invocando fin da subito la linea della massima fermezza morale. Ruotolo, rassegnando le proprie dimissioni dal consiglio comunale, ha duramente denunciato l'inquinamento delle liste, indicando l'assoluta incompatibilità tra la lotta alla camorra e le ambiguità della coalizione.

 

Dall'altro lato, la componente riformista e territoriale legata al presidente regionale Vincenzo De Luca e al segretario regionale Piero De Luca ha inizialmente blindato il sindaco Vicinanza, rivendicando i risultati amministrativi concreti conseguiti, dalla balneabilità del mare ai progetti per le Nuove Terme e il nuovo ospedale. Il paradosso della vicenda è che la spallata definitiva a Luigi Vicinanza non è arrivata dall'opposizione di centrodestra, ma dalle decisioni della stessa filiera del PD. A decretare la fine dell'esperienza politica, prima ancora del verdetto del Viminale, è stato il ritiro formale dell'appoggio da parte del segretario regionale Piero De Luca, che ha certificato l'insostenibilità politica della giunta. Lo stesso ex sindaco ha aspramente stigmatizzato questa dinamica, lamentando di essere stato "lasciato solo" e denunciando la "torsione giustizialista e settaria" del partito, a suo dire più incline alla delegittimazione interna che alla tutela della stabilità cittadina. Per il Partito Democratico si apre ora una stagione drammatica di ricostruzione. Il secondo scioglimento consecutivo della città impone ai democratici di abbandonare le logiche dei cartelli elettorali numerici. Il partito dovrà avviare una radicale bonifica organizzativa per strutturare un modello che sia realmente impermeabile alle pressioni della criminalità organizzata, se vorrà mai sperare di ritrovare una credibile sintonia con la comunità di Castellammare di Stabia.

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