venerdì 10 luglio 2026

La fiaba turca

di Filomena Baratto

Quest'estate mi sono appassionata ad alcune serie televisive italiane. Ho cercato di coinvolgere mia figlia, esortandola a guardarne una con me, ma lei continuava a troneggiare al centro del divano a tre posti, completamente assorta nella sua serie del cuore sul computer: DayDreamer – Le ali del sogno. Ogni pomeriggio la vedevo sganasciarsi dalle risate, dimentica di tutto ciò che le accadeva intorno. Di tanto in tanto mi chiamava per mostrarmi qualche scena che, naturalmente, non mi diceva nulla, perché ignoravo completamente la storia. Mi chiedevo cosa ci trovasse di tanto divertente. Così siamo arrivate a un compromesso: io avrei visto la sua serie, se lei avesse guardato la mia. Mi sono arresa e ho cominciato a seguire DayDreamer – Le ali del sogno. Come accade quando si apre un buon libro, la prima puntata è stata un incipit convincente. La storia, la fotografia, le musiche dai ritmi mediorientali che tanto mi affascinano, i protagonisti: ogni elemento sembrava al posto giusto. Puntata dopo puntata è stato un crescendo. Mi sentivo quasi l'unica persona al mondo a non conoscere DayDreamer. Per chi, come me, ama scrivere, era evidente che quella narrazione possedeva tutti gli ingredienti capaci di spingere lo spettatore a proseguire. Erano anni che non mi appassionavo così a una serie televisiva; forse non accadeva dai tempi delle grandi produzioni degli anni Ottanta. Ci sono alcuni punti fermi sui quali credo sia facile concordare. Innanzitutto i protagonisti, Can e Sanem: non soltanto belli, ma credibili, capaci di tenere lo spettatore incollato allo schermo grazie a un'intesa che cresce episodio dopo episodio. La vicenda è ambientata a Istanbul, e questo mi ha immediatamente riportato alle atmosfere de Le mille e una notte: il mare, il Bosforo, il ponte, i minareti. Mancavano soltanto il tappeto volante, i quaranta ladroni, la lampada magica, il visir e la principessa. Sullo schermo prendeva forma una storia moderna che sembrava uscita dalle pagine di uno dei libri che ho sempre amato.

E quella principessa che, notte dopo notte, racconta storie per salvarsi la vita e riconquistare il cuore di un sovrano che, dopo un tradimento, non crede più nell'amore, ritorna qui sotto nuove sembianze. Sanem, la protagonista, per sottrarsi a un matrimonio combinato cerca un lavoro e, grazie alla sorella, viene assunta in un'agenzia pubblicitaria. Ha un sogno ben preciso: diventare scrittrice e vivere alle Galápagos. Già nella prima puntata incontra, quasi per caso, il suo principe. Nel palchetto di un teatro, un bacio scambiato per errore cambia il destino di entrambi. Lui resta folgorato dal suo profumo e da quel momento non riuscirà più a dimenticarla. Se Cenerentola perde la scarpetta, Sanem lascia dietro di sé la propria fragranza: un dettaglio semplice ma potentissimo, che diventa il filo invisibile destinato a ricongiungerli. È una storia attuale, ambientata per gran parte in un'agenzia pubblicitaria e, per il resto, in un quartiere popolare dove la quotidianità scorre tra pettegolezzi, sacrifici, sogni e difficoltà. I dialoghi sono curati e mai banali; raccontano una cultura, quella turca, diversa dalla nostra ma sorprendentemente vicina nei sentimenti e nei valori. Attorno ai protagonisti ruotano personaggi solari e indimenticabili, come Cey Cey, Deren e Mevkibe, ciascuno con un ruolo preciso nell'economia del racconto. Il sottotitolo italiano, Le ali del sogno, è evocativo, ma continuo a preferire il titolo originale, Erkenci Kuş, "L'uccello mattiniero", perché racchiude tutta la freschezza di Sanem, ragazza spontanea che ogni mattina si alza presto per inseguire il proprio sogno. La serie possiede inoltre tutti gli elementi della fiaba moderna: protagonisti e antagonisti ben delineati, prove da superare, aiutanti, ostacoli, equivoci e continue trasformazioni. È impossibile non pensare allo schema della fiaba elaborato da Vladimir Propp, con le sue funzioni narrative che ancora oggi dimostrano quanto certi meccanismi siano universali. Del resto, cosa c'è di più rassicurante di una fiaba? Essa consola, insegna, diverte e continua a parlare agli adulti tanto quanto ai bambini. Nel corso della storia si sperimentano il valore dell'amicizia, le preoccupazioni dei genitori, le tempeste dell'amore, la gelosia, l'invidia, la cattiveria, ma anche la forza dell'aiuto reciproco e della famiglia. Il vero punto di forza della serie è proprio il suo equilibrio tra sogno e realtà. Can Divit, fotografo, viaggiatore e poi direttore dell'agenzia, e Sanem Aydın non sono altro che il principe e la principessa della fiaba, il cui amore viene continuamente ostacolato da paure, bugie, malintesi, rivalità e invidie. È una fiaba antica raccontata con linguaggio contemporaneo, nella quale tradizione e modernità convivono armoniosamente, tra ironia, leggerezza e momenti di autentica emozione. Ed è forse proprio questo il segreto del successo di Erkenci Kuş: una storia semplice, costruita attorno a un protagonista maschile che contrappone alla forza fisica una straordinaria gentilezza d'animo. Can non è mai arrogante; è rispettoso, premuroso, paziente. Il suo unico vero difetto è l'intolleranza verso le bugie e una gelosia quasi infantile, che spesso lo rende vulnerabile. E chi non vorrebbe incontrare un uomo così? La sua sensibilità sembra quasi in contrasto con il fisico possente, gli addominali scolpiti e il torace da supereroe. Quando è in difficoltà scarica la tensione facendo sport, ma riesce sempre a ritrovare la calma e ad affrontare ogni situazione con equilibrio. Affettuoso e passionale senza mai risultare volgare, considera il rispetto e l'educazione valori irrinunciabili. Naturalmente ci sono anche momenti in cui la narrazione rallenta e ricorre a quegli espedienti tipici delle serie lunghe per mantenere viva la suspense. Succedeva anche a Shahrazād: interrompeva il racconto sul più bello per costringere il sultano ad aspettare la notte successiva. Così anche qui le soluzioni vengono rimandate, gli equivoci si moltiplicano, la tensione si allenta quando gli eventi diventano troppo drammatici e il tanto atteso ricongiungimento tra Can e Sanem sembra non arrivare mai. Ma è proprio questa continua attesa ad alimentare il desiderio di vedere l'episodio successivo. Alla fine è accaduto qualcosa che non avrei immaginato. Mia figlia non si raggomitola più sul divano con le cuffie nelle orecchie. Ora guarda la serie accanto a me, senza spoilerare nulla, pur conoscendo ogni episodio a memoria. Ridiamo insieme, commentiamo i personaggi, aspettiamo i colpi di scena. Alla quarantesima puntata si è presentata con una scatola di fazzoletti e me li ha appoggiati accanto, dicendomi che presto ne avrei avuto bisogno. Aveva ragione.

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