di Enzo D'Errico - Il Corriere del Mezzogiorno
Altro che Equitalia. Stavolta il destino, al pari di un esattore, ha presentato uno dietro l'altro i conti che la sinistra campana ha evitato di saldare negli ultimi anni. Esige il pagamento e non sembra intenzionata a concedere dilazioni. Peccato, però, che una classe dirigente irrimediabilmente votata all'autoconservazione prosegua a far finta di nulla e sia convinta di poter tirare avanti come se la realtà fosse un complotto ordito ai danni della sua autistica sopravvivenza. Basterebbe, invece, mettere in fila tre notizie che hanno scandito la cronaca di questa settimana per accorgersi che qualcosa non funziona (usando un eufemismo) nel Pd locale e non solo. Ecco i fatti in sequenza: l'ennesimo commissariamento del Comune a Castellammare di Stabia per infiltrazioni mafiose; il defenestramento dei dieci dirigenti delle Municipalità che (su input della Corte dei Conti) chiedevano ai consiglieri il rimborso delle somme intascate illegittimamente; il video nel quale il segretario dei Democratici di Ercolano (dopo l'elezione del sindaco Antonietta Garzia) ringrazia un narcotrafficante condannato in via definitiva a 12 anni di reclusione. Attenzione, però: questa sconnessa partitura era stata introdotta, pochi giorni prima, dall'imbarazzante preludio della manifestazione nazionale in piazza del Gesù, dove il cosiddetto «campo largo» aveva commesso tutti gli errori possibili, svelando un dilettantismo organizzativo da sagra paesana.
Capirete che non c'è bisogno di scomodare Agatha Christie per affermare che tre indizi fanno una prova: basta aver voglia di analizzare quanto accade senza infingimenti. E nemmeno appare necessario chiamare in causa etica e coerenza, due vecchi arnesi da tempo riposti in soffitta. Il filo che, a mio sommesso avviso, lega queste tre vicende in un solo ordito è la riduzione della politica a mera raccolta del consenso. E non a caso uso la parola «raccolta», che ha soppiantato un altro termine ben più nobile e consono alla natura del rapporto tra i cittadini e i loro rappresentanti: «formazione». Il primo vocabolo implica uno scambio fondato sull'interesse, una questua reciproca che mette al centro «il favore». Il secondo, al contrario, presuppone un lavorio costante, fatto prima e dopo le elezioni, mirato alla costruzione di quell'empatia culturale - talora perfino all'identificazione ideale - tra governanti e governati che è il dna di ogni sana democrazia. Per ottenere un simile risultato, occorrono radici saldamente affondate nel territorio e un ceto dirigente allargato e qualificato, in grado di ascoltare e connettersi autenticamente con il suo popolo. Ricominciare a far politica, insomma, puntando meno alle cariche personali e più alla carica ideale: soltanto così potrà essere ricucito l'evidente strappo che si è aperto nel tessuto della legalità. La sinistra campana può farcela? Forse domani, non oggi. Il presente, infatti, spinge verso la direzione opposta. E qui torniamo ai tre indizi cui accennavo prima. Cominciamo con il capitolo Castellammare di Stabia: lo spettacolo offerto qui dal Pd è stato indecoroso. Si è impallinato un galantuomo come l'ex sindaco Luigi Vicinanza - la cui unica grande ingenuità è stata fidarsi degli inaffidabili De Luca (padre e figlio) - per non aver dato le dimissioni prima del commissariamento. E perché avrebbe dovuto farlo? Per immolarsi nel ruolo di capro espiatore e consentire alle bande corsare che infestano il partito di organizzare il nuovo giro di valzer? Come ogni persona dabbene, invece, è rimasto al suo posto fino alla fine, beccandosi in cambio l'accusa di aver ospitato nella coalizione troppe liste civiche. Scusate, ma dov'erano i dirigenti democrat quando si allestiva lo schieramento? Passeggiavano fischiettando sul lungomare? L'inconfutabile esito di questa storiaccia è che d'ora in avanti nessuna persona sana di mente accetterà di mischiarsi con gente simile mettendo a repentaglio la sua onorabilità. Più complessa è la vicenda dei dieci dirigenti delle Municipalità «dimissionati» da Gaetano Manfredi. In osservanza a quanto disposto dalla Corte dei Conti, costoro continuavano ad esigere dai consiglieri le somme che avevano ricevuto indebitamente con i gettoni di presenza guadagnati grazie alla presenza in commissioni convocate indebitamente. Se l'iniziativa fosse andata avanti, i circa 300 consiglieri di quartiere sarebbero decaduti e successivamente dichiarati ineleggibili. A farla breve, un pezzo consistente del ceto politico di sinistra sarebbe sparito dalla scena. Cosa scegliere, allora: il rispetto della legalità o la sopravvivenza dei portatori di voti? La faccenda è stata rovesciata sul tavolo del sindaco all'ultimo minuto, nonostante dovesse essere l'alta burocrazia di Palazzo San Giacomo (esiste un direttore generale, o sbaglio? ) a tenerla sotto controllo. Risultato: Manfredi non ha potuto far altro che azzerare tutto, assumendosi responsabilità connesse solo di rimbalzo al suo incarico. E così, pure in quest'occasione, l'osservanza delle regole ha ceduto il passo al tornaconto politico. Sull'ultima questione - il video di Ercolano - è inutile spendere ulteriori parole. Le immagini parlano da sole. Uno schifo, punto e basta. Roba anche questa che, però, sarà archiviata in fretta crocifiggendo il singolo e scansando qualunque analisi dell'accaduto. È probabile che la tragica inadeguatezza del Pd locale, e la conseguente caduta di legalità, sia dovuta alla sensazione di aver già in mano la vittoria elettorale del prossimo anno, tanto a Napoli che nei collegi nazionali. Se così fosse, saremmo dinanzi a un imperdonabile strafalcione. In primo luogo perché non sappiamo ancora con quale legge andremo a votare e poi perché la storia recente ormai ha ampiamente dimostrato quanto siano volatili le simpatie nelle urne. Senza contare, infine, che qui il «ciclone Vannacci» non è ancora arrivato. E che la vita, quella vera, ignota per lo più a quanti abitano le stanze del potere, pesa ancora sul voto. Forse meno d'un tempo. Ma pur sempre qualcosa. Dunque, prima di svendere la legalità per rimpolpare le proprie carriere politiche, i dirigenti della sinistra farebbero bene a pescare in un mare dove finalmente si vede il fondo.

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