«Il prossimo presidente della Repubblica sarà Silvio Berlusconi e noi lo voteremo»: assicura il leader della Lega Umberto Bossi, in un passaggio dell’intervista che andrà in onda stasera su Italia 1 durante la prima puntata di Le Iene. Su uno scenario del genere riflette anche l’ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema a colloquio con Bruno Vespa per il suo ultimo libro: «Se si arrivasse a un sistema presidenziale, Berlusconi potrebbe concorrere alla massima carica dello Stato, perché ci sarebbero quei pesi e contrappesi che consentirebbero anche a lui di governare meglio il Paese».
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lunedì 29 settembre 2008
Bossi lancia il Cav al Colle
«Il prossimo presidente della Repubblica sarà Silvio Berlusconi e noi lo voteremo»: assicura il leader della Lega Umberto Bossi, in un passaggio dell’intervista che andrà in onda stasera su Italia 1 durante la prima puntata di Le Iene. Su uno scenario del genere riflette anche l’ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema a colloquio con Bruno Vespa per il suo ultimo libro: «Se si arrivasse a un sistema presidenziale, Berlusconi potrebbe concorrere alla massima carica dello Stato, perché ci sarebbero quei pesi e contrappesi che consentirebbero anche a lui di governare meglio il Paese».
martedì 26 agosto 2008
Festa Pd, Bossi applaudito
La platea della Festa nazionale del Pd ha accolto con un forte applauso l'ingresso in sala dei ministri Giulio Tremonti e Umberto Bossi. Prima di loro annunciati dal moderatore dell'incontro hanno fatto il loro ingresso in sala Pierluigi Bersani e il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, accolti da una vera e propria standing ovation. Bossi ha parlato, ovviamente, di federalismo: «È sempre più vicino farà diminuire la spesa dello Stato, e andrà bene anche al Sud». La platea ha accolto però con fischi un gruppetto di simpatizzanti leghisti toscani, giunto alla Fortezza da Basso per seguire il dibattito, che nella sala intitolata Giorgio La Pira hanno sventolato le loro bandiere. Questo ha causato la disapprovazione dei simpatizzanti del Pd, che hanno fischiato mentre alcuni scandivano il coro «Fuori, fuori» a cui i leghisti rispondevano con «Padania libera!» e «Via le tasse» prima di riporre le loro bandiere, a quanto si apprende su invito dello stesso Bossi. Il moderatore del dibattito, Maurizio Mannoni, ha quindi invitato i presenti alla calma e «a non fare il tifo». Anche Tremonti ha detto che «il federalismo fiscale è importante perché servono servizi pubblici vicini ai cittadini». Molto più cauto Bersani: «Si discuta fino in fondo dei mille problemi che sono ancora aperti e che la bozza Calderoli non affronta nemmeno lontanamente - ha dichiarato - dobbiamo misurarci tabelle alla mano. Il federalismo fiscale può essere una risorsa per questo Paese, ma anche la sciocchezza finale se viene fatto male».Travaglio: «Non ho capito il motivo del cambio di direttore dell'Unità»
domenica 17 agosto 2008
"Mai molà tegn dur Valcamonica"
Un buffetto al governo, uno schiaffo a Berlusconi, il bel 7 alla Lega. Nell´ormai consueto discorso di ferragosto al popolo "padano" da Ponte di Legno, in provincia di Brescia, Umberto Bossi scalda i muscoli per settembre e i cuori dei suoi ascoltatori. Salendo su un palco poco dopo il discorso della parlamentare Paola Goisis che ha proposto di eliminare i tre anni della scuola media, il senatùr non ha voluto sfigurare e ha fatto la lista dei suoi diktat. Con alle spalle la scritta "Mai molà tegn dur Valcamonica", il leader della Lega ha regalato la sorpresa: reintrodurre l´Ici. Dopo aver presieduto in mattinata le selezioni di Miss Padania, in cui ha cantato commosso le note del Và Pensiero, il senatùr fatto le pulci al governo. Per i suoi cento giorni, il governo secondo Bossi ha voto 7-, mentre il 7 pieno va alla Lega. «Maroni ha fatto quello che si pensava non fosse possibile fare, invece ci è riuscito grazie alla costanza», ha detto il leader del Carroccio. «Ora nei popoli che prima venivano da noi è arrivata l'idea che è inutile venire perché tanto li rimandiamo indietro», ha commentato Bossi. «Anche se è vero che gli effetti non sono visibili in pratica - ha dovuto ammettere il ministro delle Riforme -, il messaggio che è uscito è: "non venite perché non vi vogliamo». Il capo della Lega Nord ha però sconfessato Silvio Berlusconi, dicendosi intenzionato a reintrodurre l'Ici. «L'ici la rimetterò» ha detto spiegando che bisogna passare da un sistema di finanza derivata, in cui è lo Stato a dare i fondi agli enti locali, a una forma di autonomia finanziaria, in cui loro stessi prendono direttamente le tasse. «I cittadini - ha aggiunto il leader del Carroccio - sono disposti a dare, se le tasse vanno ai loro Comuni, perché vedono i risultati: strade, aiuole». Sicuro del suo ruolo di arbitro della tenuta del governo, dell'ipotesi di reintrodurre l'Ici Bossi non ha ancora parlato né con Giulio Tremonti né con Berlusconi, ma della sua idea è assolutamente sicuro. «Bisogna dare a ciascuna istituzione l'autonomia finanziaria» ha aggiunto. Visto che le Regioni si occupano dell'Industria il ministro pensa a una tassa che riguardi la produzione (ma non l'Irap che «è brutta») per poi investire ad esempio «nelle fiere», cioè per aiutare le stesse imprese ad essere competitive. Non vuole però sentir dire che la Lega aumenterà le tasse. «Il federalismo - ha aggiunto - è la riduzione delle tasse». Il fatto che i finanziamenti alle Regioni, ha cercato di spiegare Bossi, per quello che fanno non sarà più basato sulla spesa storica (cioè su quello che ciascuna paga i vari servizi) ma sul costo standard (cioè sulla media di quanto una prestazione costa nelle diverse regioni) permetterà di risparmiare. In pratica, il progetto di Bossi per il federalismo fiscale è che «se un ragazzo a scuola costa 10 lire in media si danno a tutte le regioni 10 lire: non ci possono essere Regioni che pigliano di più e Regioni che pigliano di meno». Considerandosi il padrone della legge, il senatùr arriva anche ad affermare: «Scriverò l'ultima riga del federalismo al sud». Inoltre, il leader della Lega dà il suo diktat: «Per le europee la legge elettorale deve essere fatta entro il prossimo mese. Per quanto riguarda la Georgia, dice infine Bossi, La Russia non si può mettere contro l'Unione Europea».
domenica 27 luglio 2008
E Ryanair sfrutta il gestaccio di Bossi
Un testimonial con i fiocchi. Un gestaccio inequivocabile. E un messaggio ruvido. Della serie: come ti cucino uno spot che non passerà inosservato. Protagonista, il leader della Lega con il dito medio della mano alzato. E sotto la scritta «Il ministro Bossi ai passeggeri italiani». Questo banner pubblicitario decisamente di dubbio gusto è apparso ieri sulla homepage del sito della low cost Ryanair. Il gruppo ha ripescato l’immagine del numero uno del Carroccio che qualche giorno fa ha espresso così il suo dissenso sull’inno di Mameli. Una comunicazione gestuale che - come era prevedibile - ha già scatenato il putiferio nel mondo politico. E che «ai creativi» della compagnia aerea deve aver fatto gola. E così, vista e presa. La pubblicità acchiappa-passeggeri accusa il governo di permettere le alte tariffe praticate da Alitalia e di non fare nulla contro i «frequenti scioperi» del personale della compagnia. Slogan finale: «Il governo se ne frega dei passeggeri italiani». Quindi, l’invito a volare Ryanair a 10 euro e a prenotare entro luglio. Risultato: il pandemonio. Il ministro dei Trasporti Altero Matteoli reagisce sdegnato alla provocazione della compagnia «che vola nei nostri cieli e usa i nostri aeroporti». Una pubblicità «volgare e offensiva», sentenzia. Secondo il ministro, la compagnia aerea dovrebbe chiedere scusa a Bossi e agli italiani; «ma la volgarità del messaggio divulgato è talmente pesante - aggiunge - che neppure le scuse sarebbero sufficienti». La Lega Nord già pensa alle contromosse. Il sottosegretario ai Trasporti Roberto Castelli annuncia che mai più prenderà un volo Ryanair. «Tutto immaginavo tranne che Ryanair fosse un partito politico», dice l’esponente leghista, che si attiverà nel suo ruolo di sottosegretario «per capire se questa presa di posizione sia compatibile con l’attività di operatore della compagnia negli aeroporti italiani» (annuncio contestato dalla parlamentare del Pd Donatella Porretti, che bolla l’iniziativa del sottosegretario come una «intimidazione contro una compagna che lamenta giustamente la concorrenza sleale di Alitalia») «Come patrioti padani - tuona l’europarlamentare Mario Borghezio - siamo pronti a scatenare il boicottaggio della compagnia». Il battagliero rappresentante del Carroccio al parlamento di Strasburgo ha intenzione di investire gli organismi europei della vicenda, per vedere se ci siano gli estremi per una denuncia per violazione della concorrenza. Mentre il deputato del Carroccio Massimo Polledri vuole vederci chiaro e chiede al governo, con un’interrogazione parlamentare, se la compagnia low cost «goda di agevolazioni dirette o indirette da parte di istituzioni europee». Nell’opposizione la trovata pubblicitaria di Ryanair non scandalizza più di tanto: «Chi di dito medio ferisce di dito medio perisce», commenta la deputata dipietrista Silvana Mura. «Quanto sta accadendo - aggiunge - è colpa di Berlusconi e della sua maggioranza che hanno considerato poco più che una fanfaronata il fatto che un ministro insultasse l’inno d’Italia». Con il risultato che «l’Italia è diventata lo zimbello internazionale». (Alessandra Chello il Mattino)
venerdì 2 maggio 2008
A chi la spara più grossa
Umberto Bossi entra alla Camera mostrando il pugno e digrignando i denti. E poco dopo scatena il putiferio quando gli chiedono se sarà possibile dialogare con la sinistra. Il «senatur» replica brusco ai cronisti: «Non so cosa vuole. Noi siamo pronti; se vogliono fare gli scontri, io ho 300.000 uomini sempre a disposizione, se vogliono accomodarsi... Mi auguro che la sinistra scelga la via delle riforme, non come l'altra volta che non vollero assolutamente la riforma federale». Parole forti che cozzano con gli inviti alla moderazione verbale che Silvio Berlusconi gli rivolge insistentemente ormai da giorni. Appena l’altroieri sera il Cavaliere ha definito le armi citate da Bossi «fucili di carta». Ma lui replica laconico: «I fucili sono sempre caldi». È l'immagine di chi torna a Roma da vincitore conscio del peso che la sua creatura politica, la Lega Nord, assumerà per l'intera legislatura. Più tardi Bossi avrebbe ricevuto una telefonata da Silvio Berlusconi che lo invitava a evitare «fughe in avanti», perché in questa fase «non serve essere aggressivi, ma stare tranquilli». E il leader della Lega gli dà ascolto, attenua un po’ i toni: «Noi vogliamo democraticamente fare le riforme, non abbiamo paura se la sinistra decide di scendere in piazza. Abbiamo 300.000 martiri pronti a venir giù dalle montagne: è l'ultima volta, altrimenti i nostri fanno un casino. Non credo che la sinistra faccia questa scelta, ma è meglio che non la faccia». Ma la miccia è ormai innescata e per uno tipino come Francesco Caruso quello di Bossi deve esser sembrato un assist di Ronaldinho. Sentite il pasionario dalla barba incolta che ha incitato nei giorni scorsi la sinistra alla cospirazione: «Anche da quest'altra parte, nel cuore del Sud ribelle, ci sono trecentomila uomini con i fucili caldi che non aspettano altro che Bossi ci dica dove andarlo a prendere, lui e i suoi sgherri padani». L’ex deputato indipendente del Prc non si è fermato qui: «Visto che anche noi siamo pronti per gli scontri, Bossi ci comunichi soltanto il luogo, il giorno e l'ora, non mancheremo e non ci faremo certo intimorire dai suoi fucili spuntati e dalle sue minacce inconcludenti». Poi ha rilevato: «Sapremo rispondere colpo su colpo ai padani che hanno sversato per decenni i loro veleni nelle nostre terre, che hanno sderenato e saccheggiato per decenni il Meridione in combutta con una classe politica locale parassitaria, che hanno rapito, saccheggiato e deportato intere generazioni di giovani meridionali per far diventare le loro braccia e i loro cervelli dei semplici ingranaggi al servizio delle loro fabbrichette. Le nostre sono truppe extraparlamentari, lui invece abbaia, ma al massimo può schierare qualche truppa ministeriale».
lunedì 21 aprile 2008
Inizia l'era della Lega
I leghisti hanno ottenuto ciò che volevano. Nell'incontro è stato sancito che Roberto Formigoni non sarà presidente del Senato, e con sempre minori probabilità sarà ministro. Resterà a Milano a gestire oltretutto la fase degli appalti dell'Expo 2015, fra due anni si ridiscuterà della Lombardia. Alla guida di Palazzo Madama ci andrà così Renato Schifani. Il vertice si conclude con un accordo che è lo stesso Bossi a rivelare: lui stesso andrà al ministero delle Riforme, il ministero dell'Interno per Roberto Maroni, la vicepresidenza del Consiglio per Roberto Calderoli, e il ministero delle Politiche agricole per l'assessore leghista veneto Luca Zaia. «Le riforme, la sicurezza, la difesa dell'agricoltura - ha spiegato Bossi - sono i punti su cui la gente ci ha detto i voti e alla gente noi dobbiamo dare risposte». In realtà, anche in casa leghista l'intesa non sembra definitiva. Maroni sarebbe ancora in ballottaggio: può scegliere se andare al Viminale, come vorrebbe Bossi, o al dicastero di via Veneto. Mentre in forse appare Palazzo Chigi per Calderoli: ci sono resistenze in casa e anche Tremonti non è molto contento di averlo sopra di lui. Resta aperta la questione Lombardia. Oggi Berlusconi vedrà Formigoni e incontrerà anche Galan, dovrà trovare uno sbocco anche per loro. Poi si attenderà l'esito del ballottaggio a Roma per aprire il capitolo An, le cui posizioni ancora non sono state discusse. venerdì 18 aprile 2008
Federalismo e sicurezza
Eravamo già messi male, ma non c’è mai fine al peggio. Il Carroccio butta sul tavolo le sue condizioni. Federalismo e sicurezza, questi i temi indicati come priorità dalla segreteria di Bossi, e da oggi per evitare vertici inutili parleranno solo con Berlusconi. In sintesi il nodo della questione sono le poltrone. lunedì 7 aprile 2008
Spari all’orizzonte ...
Giuliano Amato, scrive una lettera a Repubblica, per chiarire la questione della scheda elettorale, ma la sostanza nel ragionamento mi pare contenuta nelle righe finali: “le coalizioni sarebbero più visibili se ci fossero meno simboli”. Ovvero, meno partiti. Più che la forma il Ministro invoca riforme … Poi c’è Umberto Bossi, che ri-tira in ballo i fucili, il che costringerà tutti (perfino il Cavaliere, almeno un pochino) a chiudere rapidamente la discussione. Sul versante Campano il filosofo Biagio De Giovanni dal Corriere del Mezzogiorno analizza le strategie del leader del Pd e del presidente della Regione.
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