mercoledì 27 luglio 2022

Castellammare, individuato e denunciato il datteraro

di Titti Beneduce da Il Corriere del Mezzogiorno

Castellammare di Stabia - E' stato identificato dalla Guardia costiera il bagnante che domenica scorsa, a Castellammare, armato di un martello ha fatto a pezzi uno scoglio per impadronirsi di datteri di mare, pregiati molluschi di cui sono vietate sia la pesca sia la vendita. L'uomo è stato ripreso con un telefonino mentre si accaniva contro lo scoglio, incurante degli sguardi e dei commenti di disapprovazione di tanti bagnanti. Il video, girato da uno di loro, era poi stato inviato al consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli, che lo aveva diffuso sui social. Il denunciato è un quarantasettenne che vive nel centro storico di Castellammare; gli vengono contestati i reati di danneggiamento aggravato e pesca illegale di datteri di mare. E' stato identificato proprio grazie al filmato del bagnante, che Borrelli ha consegnato alla polizia giudiziaria della Guardia costiera. Fin dal primo momento il comandante Achille Selleri aveva assicurato il massimo impegno per individuare l'incivile. Ciò che colpisce è che l'uomo non si cura di essere visto e ripreso pur sapendo, con ogni probabilità, che sta commettendo un reato grave. Da tempo la linea delle Procure per questo genere di reati, che rischia di compromettere senza rimedio i fondali marini, si è inasprita. Lo scorso marzo sono arrivate le prime condanne per alcuni «datterari» storici proprio di Castellammare: al termine del processo con rito abbreviato il gup Rosaria Maria Aufiero ha inflitto sei anni, due mesi e 20 giorni di reclusione a Catello Avella, considerato uno dei capi dell'organizzazione che da anni depredava le zone scogliose dove vivono i datteri; condannati anche Salvatore Amato (un anno e nove mesi) e Patrizia Brasiello (un anno e un mese).


 

Si trattava del primo dei diversi processi in cui per alcuni errori di notifica è stata spezzettata la vicenda. Catello Avella, in particolare, fu colto in flagrante mentre riemergeva dall'acqua con 25 chili di datteri. Durante le intercettazioni telefoniche che supportano l'inchiesta è emerso che i luoghi in cui operava erano Punta Scutolo, nel comune di Vico Equense, Punta Campanella e Capri dove agivano senza scrupolo anche nei fondali dei Faraglioni. In una nota Legambiente, che si era costituita parie civile, definiva la sentenza «storica ed importante, che infligge un duro colpo a persone senza scrupoli che distruggono le coste più belle dei nostri mari. La pesca di frodo di datteri è un emergenza ambientale, un' industria dell'illegale con un elevato giro d'affari che genera un danno incalcolabile all'ecosistema marino. Oltre alla dura repressione del reato, l'unico strumento per far fronte a questa situazione è quello della sensibilizzazione e dell'informazione». 

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