sabato 30 luglio 2022

Dossier di Legambiente. Spiagge negate «Libera solo una su tre: colpa dei lidi»

A Meta l'87 per cento di spiagge occupate

Spiaggia libera cercasi in Campania dove solo una su tre è free a causa del dilagare delle concessioni date agli stabilimenti balneari. Qui a Napoli, a conferma di ciò, riuscire a fare il bagno senza pagare l'ingresso al gestore del lido è un'impresa quasi impossibile. Il dato, assieme a un altro piuttosto preoccupante, vale a dire quello sulla erosione delle coste, è presente nel report Spiagge 2022 di Legambiente. Un report annuale che contiene un bei po' di sorprese destinate certamente a far discutere. Il 68% delle aree costiere sabbiose della Campania documenta Legambiente - è occupato da stabilimenti, campeggi e complessi turistici e dunque sottratto alla libera fruizione. Preoccupa in particolare l'avanzare dell'erosione costiera e i tratti di costa non balneabili. Negli ultimi due anni, le concessioni solo per stabilimenti balneari sono aumentate del 23 per cento: sono 1.125 nel 2021, erano 916 nel 2016. Record per i comuni di Meta di Sorrento dove si registra l’87 per cento di spiagge occupate, Cellole e Battipaglia rispettivamente con 84 e 68 per cento. «Quasi impossibile - si sottolinea nel report di Legambiente - trovare uno spazio dove poter liberamente e gratuitamente sdraiarsi a prendere il sole e una volta trovata una spiaggia libera ecco che in alcuni casi sono poste vicino a foci dei fiumi, dove la balneazione è rigorosamente vietata. Ciò significa che solo il 32 per cento del litorale della nostra regione è free, quasi una spiaggia su tre». «Complessivamente in Campania - scrive Legambiente - sono 4.772 le concessioni demaniali marittime, di cui 1125 sono per stabilimenti balneari, 166 per campeggi, circoli sportivi e complessi turistici, mentre le restanti concessioni sono distribuite su vari utilizzi, da pesca e acquacoltura a diporto, produttivo». Ma a pesare sulle poche spiagge campane a disposizione dei bagnanti, è anche il problema dell'erosione costiera - prodotta in genere dal trasporto di sedimenti verso il largo, associata alle mareggiate con periodicità stagionale - con la presenza di 85 chilometri di tratti di litorale in erosione , il 54 per cento delle spiagge basse sabbiose (escluse le isole).


 

E poi c'è la questione legata alle coste non balneabili: complessivamente lungo la Penisola il 7,7 per cento dei tratti di coste sabbiose è di fatto interdetto alla balneazione per ragioni di inquinamento che ne impediscono i tuffi. Sicilia e Campania contano in totale circa 55 chilometri su 87 interdetti a livello nazionale. «Purtroppo in Italia - osserva Mariateresa Imparato, presidente regionale di Legambiente - non esiste una norma nazionale che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione. Un'anomalia tutta italiana a cui occorre porre rimedio anche in tempi brevi». 


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