mercoledì 10 giugno 2026

Caro Gennaro, riporta a Vico la "sua" Festa: l'appello per un ritorno alle origini

Dopo l'allargamento a Sorrento e i nuovi format della ventitreesima edizione, cresce il dissenso di residenti e appassionati. Un invito accorato allo chef Gennaro Esposito affinché restituisca alla città l'anima e l'intimità della storica "Repubblica del Cibo"

Vico Equense - C’è un momento esatto in cui un’intuizione geniale smette di essere una proprietà privata e diventa patrimonio di una comunità. Per oltre vent'anni, Festa a Vico è stata esattamente questo: un miracolo collettivo capace di trasformare i vicoli, i portoni, i negozi di Vico Equense e la Marina di Seiano in una gigantesca, gioiosa e caotica cucina a cielo aperto. Quest'anno, l’evento ha scelto di cambiare pelle. Ha allargato i propri orizzonti istituzionali abbracciando Sorrento e battezzando nuovi format più strutturati come "Brothers in Food" e "Quella Pizza a Vico". Ma se la crescita territoriale sulla carta è un successo di marketing, sul campo ha lasciato un sapore agrodolce in chi quella festa l'ha cresciuta ed amata fin dagli esordi. Questo vuole essere un appello accorato, giornalistico e popolare, rivolto direttamente al suo ideatore e custode, lo chef Gennaro Esposito: caro chef, per il prossimo anno, ti preghiamo di ripensarci e di ritornare al vecchio format originario. Il fascino indiscutibile di Festa a Vico risiedeva proprio nella sua unicità democratica. La vecchia "Repubblica del Cibo" non era semplicemente un evento gastronomico, ma un rito pagano della convivialità. Vedere chef stellati fianco a fianco con giovani promesse nei negozi di scarpe, nelle mercerie o negli angoli più impensabili del centro storico creava un'atmosfera irripetibile. L'espansione e la frammentazione logistica di quest'anno, pur nate con l'ottimo intento di mettere a fuoco il futuro della cucina italiana, hanno finito per diluire quell'energia concentrata che rendeva Vico l'epicentro mondiale del gusto per tre giorni. Allargarsi a Sorrento ha tolto centralità al borgo e ha trasformato quella che era nata come una genuina "tavolata tra amici" in una manifestazione diffusa: più formale, più dispersiva, meno intima. Non tutte le innovazioni riescono a preservare l'anima di un progetto.

 

Ascoltando le voci dei residenti, dei commercianti storici di Vico Equense e dei tantissimi appassionati che ogni anno affollavano le strade della penisola, il dissenso verso il nuovo corso non è un rifiuto del futuro, ma una disperata richiesta di identità. Nessuno mette in discussione lo sforzo organizzativo né il nobile fine ultimo della solidarietà, che resta intatto e lodevole. Tuttavia, la grandezza di un grande professionista — e di un uomo profondamente legato alle proprie radici come Gennaro Esposito — si vede anche nella capacità di ascoltare il proprio pubblico. Chiediamo allo chef di fare un piccolo passo indietro per il prossimo anno. Restituisci alla città il caos felice dei suoi esordi. Riporta le stelle del firmamento culinario a stretto contatto con Vico. La cucina italiana si evolve continuamente, ma ci sono tradizioni che sono perfette così come sono state concepite. Ridacci la vera Festa a Vico, chef. Ti aspettiamo dove tutto è iniziato.

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