Vico Equense - Sindaco Aiello, oggi Vico Equense vive una giornata storica per la sua offerta culturale. Perché avete scelto di dedicare questo spazio proprio ad Armando De Stefano? «Abbiamo voluto rendere omaggio a un artista che ha lasciato un segno profondo nella storia dell'arte italiana del Novecento e che ha scelto Vico Equense come luogo dell'anima, instaurando con il nostro territorio un legame autentico e duraturo. Erano vent'anni che si parlava di questo museo, perdersi in troppe chiacchiere e promesse è stato un limite del passato. Oggi, la mia amministrazione risponde con la concretezza dei fatti: con l'apertura di queste sale nel centenario della sua nascita, diamo finalmente una casa permanente al rapporto speciale che legava il Maestro alla nostra città.» Qual è il valore sociale di questa operazione, al di là dell'aspetto puramente espositivo e artistico? «Il valore va ben oltre l'esposizione di bellissime opere. Non inauguriamo soltanto uno spazio espositivo, ma consegniamo alle future generazioni un luogo di memoria, di conoscenza e di confronto, dove l'arte possa continuare a parlare alle persone e a stimolare riflessioni sul nostro tempo. Vogliamo che sia uno scrigno di bellezza vivo, capace di ispirare i giovani e stimolare il pensiero critico.» Un traguardo del genere richiede uno sforzo corale. Chi ha reso possibile la nascita del Museo De Stefano? «Questo importante risultato è il frutto della preziosa collaborazione con la famiglia De Stefano e con l'Accademia di Belle Arti di Napoli, che ringrazio per aver condiviso con noi un progetto di grande spessore culturale. Un ringraziamento va anche alla Città Metropolitana di Napoli, che ha cofinanziato la realizzazione di questo spazio insieme al nostro Comune.» Quale messaggio lancia oggi Vico Equense al panorama culturale regionale e nazionale con questa inaugurazione? «Vico Equense rafforza così la propria identità di città che investe nella bellezza, nella cultura e nella valorizzazione del proprio patrimonio artistico. Siamo profondamente consapevoli che questi siano strumenti fondamentali di crescita sociale e di sviluppo del territorio. Non facciamo solo turismo o accoglienza, ma creiamo radici culturali solide per la nostra comunità.»

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